28, Giugno, 2022

Pandemia e povertà: come il Covid ha modificato i bisogni sociali in Valdarno. Il punto delle Caritas

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A un anno dall’inizio della pandemia, notevole è stato l’incremento per quanto riguarda il tasso di povertà e le situazioni di fragilità al limite del vivibile. A questo riguardo le Caritas locali danno testimonianza, con numeri e narrazione, del loro intervento; denunciando inoltre situazioni al limite e problemi diffusi

Anche nel tessuto sociale del Valdarno il 2020 ha lasciato il segno: povertà e nuove fragilità sono problemi sempre più diffusi. Abbiamo fatto il punto con le Caritas di San Giovanni, Montevarchi, e Figline Incisa: tutte hanno riscontrato sviluppi e problematiche diverse in questo ultimo anno. In comune sono le richieste in aumento e una rete solidale che va allargandosi. A Montevarchi aumentano gli italiani in cerca di sostegno; Figline cerca di creare collagamenti e collaborazioni significative; San Giovanni lavora su efficienza e qualità dei servizi. 

Il numero totale degli indigenti che hanno usufruito, nell'ultimo anno, della Caritas di San Giovanni Valdarno è di 3056 persone. Due dati eloquenti riguardano il confronto tra gennaio – febbraio 2020 e 2021. Nei primi mesi del 2020  le spese fatte sono state 78 e gli indigenti 188; mentre per quanto riguarda i primi due mesi del corrente anno le spese fatte sono 265 per un totale di 815 indigenti, probabilmente si arriverà a 850 entro la fine del mese.

La previsione annuale presume un totale di almeno 4000 indigenti a cui offrire sostegno. Il lavoro operato nell'ultimo anno da parte della Caritas di San Giovanni riguarda la qualità e l'efficienza dei servizi: il menù è vario, non si tratta più soltanto di pasta, riso, latte, ma è stato arricchito da pesce surgelato, verdura, frutta, marmellata, cioccolata, prodotti per l’infanzia, prodotti per la casa. Un piccolo supermercato che nel corso del 2020 ha visto distribuire tonnellate di materiale. Nell'incremento di indigenti la provenienza rimane piuttosto variegata, senza alcun dato di spicco a riguardo.

"C'è una parte più delicata e privata di natura finanziaria" – spiega uno dei volontari – "Riusciamo a pagare alcune utenze, affitti, medicinali e viaggi di difficile ricongiungimento". Questi interventi, sono particolarmente monitorati come lo è qualsiasi tipo di entrata ed uscita dal centro; sia in termini di persone che di materiale. "Abbiamo provveduto ad una digitalizzazione importante che ci permette un monitoraggio attento e tutta una serie di calcoli atti al miglioramento dei servizi". Tra i trenta volontari c'è una spartizione di mansioni che comprende una parte organizzativo- direzionale, una che concerne la manutenzione e gestione dei magazzini e l'altra che riguarda la revisione e distribuzione del vestiario.

La grande novità, che apporterà un salto di qualità significativo, è la prossima apertura di una nuova sede per la distribuzione del vestiario:  "La stavamo cercando da molto tempo anche con l’aiuto del Comune, ma non sembravano esserci locali idonei a tutto l'iter di sanificazioni ed esigenze varie. Contiamo di aprire entro la prima decade del mese di marzo. Il locale è in Corso Italia 181".

La Caritas di Figline osserva un aumento significativo di famiglie che hanno usufruito dei loro servizi, in particolare si rileva l'interesse in aumento da parte di famiglie italiane.  Dato insolito che ben capiamo derivante dall'anno passato in piena crisi economica a causa della pandemia. Un’altra cosa che è aumentata, è la solidarietà. Soprattutto nel periodo natalizio, ma anche durante il resto dell’anno le donazioni e l’interesse umano nei confronti di questa realtà è aumentato. Infatti con le donazioni dei privati, la Caritas ha pensato di convertire le somme in buoni. Adesso i buoni messi a disposizione possono essere spendibili in generi alimentari quali carne e pane freschi.

Il servizio bagno e doccia è stato interrotto, a causa delle norme per la sanificazione degli ambienti, a Figline come ovunque. Questo ha rappresentato un forte disagio, al quale è tutt'ora difficile sopperire. Senzatetto e persone in condizioni di difficoltà si ritrovano a non avere modo di mantenere la propria igiene e pulizia; assolutamente necessarie per la sopravvivenza. Un volontario spiega: "Non avere uno spazio per poter dare questo tipo di servizi è un problema davvero significativo. Abbiamo provato a smuovere gli animi a noi vicini ma per adesso tutto tace e non ci sono assolutamente spazi idonei messi a disposizione per poter implementare questo tipo di servizi”.

Per quanto riguarda la raccolta di viveri e la distribuzione, la Caritas di Figline è riuscita a creare dei collegamenti molto importanti – In un primo momento con l’Auser e poi con un gruppo di giovani volontari. Tanti giovani provenienti da ambienti quali l’oratorio, gli scout e il focolare di Loppiano, si sono avvicinati a questa realtà e hanno dato il loro contributo in diversi aspetti. Un esempio è dato dalla raccolta viveri che hanno organizzato nel periodo natalizio presso le parrocchie; il quale ricavato è stato consegnato a domicilio dagli stessi. Nel periodo natalizio, oltre ai pacchi standard, sono stati distribuiti pacchi arricchiti di articoli per igiene personale, giocattoli per i bambini, alimenti supplementari.

Dove c’è un bisogno, non è sempre scontato riuscire a chiedere aiuto – Così i giovani volontari si sono resi disponibili per scovare le povertà nascoste. Unire le forze è diventa indispensabile ed è per questo che investendo sull’energia dei giovani, si sta creando una collaborazione con le parrocchie limitrofe. Affinché, attraverso l’unione di idee nuove e compartecipazione di volontari tutti i servizi Caritas possano migliorare in capillarità ed efficienza.

Lo sviluppo pandemico e le fragilità che questo ha portato con sè, trova nella Caritas di Montevarchi, insieme con la Casa Famiglia del Giglio, un dato veramente interessante. Nel corso degli ultimi dieci anni, l'accoglienza fornita e donata da questi luoghi ha subito diversi sviluppi. Una tendenza particolare è data dalla provenienza delle persone che a questa, si sono rivolte. Se inizialmente le persone che chiedevano aiuto erano prevalentemente stranieri ( 90% circa, contro un 10% di italiani) ; nel corso degli anni le cose sono cambiati, fino a questo anno; dove troviamo una percentuale praticamente ribaltata (30 % di stranieri contro un 70% di italiani). A questo dato si connettono fragilità dovute a perdite (di lavoro, di famiglia, di salute) che possiamo dire, emblematiche di questo periodo storico. 

"Cresce il male, ma cresce anche il bene" – sottolinea Don Mauro Frasi. La rete solidale che riguarda Montevarchi è stabile e continuamente rinsaldata. Il bisogno è molto più esplicitato a differenza delle altre cittadine e la richiesta d'aiuto, più prorompente. Così come laiuto del vicinato si fa vivace. Oltre agli accordi con aziende più prandi, Montevarchi vanta donazioni di beni materiali e non che vanno a contribuire con l'accoglienza e l'ospitalità tanto impegnata da parte della casa Famiglia. 

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