25.02.2015  15:07

Provincia di Arezzo e sindaci scrivono a Poste Italiane: "No alla chiusura degli uffici"

di Monica Campani
I sindaci si sono riuniti nella sala dei grandi della provincia di Arezzo. Tra loro anche quelli del Valdarno. Scritta una lettera all'amministratore delegato di Poste Italiane per ribadire l'opposizione alla chiusura degli uffici postali


Ufficio postale di Meleto
I sindaci e la Provincia di Arezzo ribadiscono il 'no' alla chiusura degli uffici postali e lo hanno fatto riunendosi nella sala dei grandi insieme ai rappresentanti di Anci, Uncem e dei sindacati confederali del settore, su invito della vice presidente della Provincia aretina Eleonora Ducci, e scrivendo una lettera all'amministratore delegato di Poste Italiane. Tra loro vi erano anche i sindaci del Valdarno dove sono a rischio chiusura gli uffici di Meleto, Mercatale, Campiogialli e Pieve a Presciano.

“Quella di Arezzo è stata l'unica provincia che si è mossa in maniera unitaria, e questo è da apprezzare in modo particolare - ha affermato il Presidente di Uncem Toscana Oreste Giurlani, "Riteniamo che questo sia un compito delle nuove Province, rappresentare e coordinare i Sindaci del proprio territorio in maniera fattiva e propositiva”, ha detto la Vicepresidente Ducci.

Al termine dell'incontro è stato deciso di inviare una lettera all'amministratore delegato di Poste Italiane, al Presidente della Regione e alla responsabile provinciale di Poste Italiane, e per conoscenza anche al Prefetto, ai Parlamentari e ai consiglieri regionali aretini.

Questo il testo della lettera inviata:

“Considerato che il piano di riorganizzazione non è stato concertato con gli Amministratori
del territorio, e che in alcuni casi  è stato addirittura appreso a mezzo stampa e non direttamente comunicato da Poste Italiane Spa, la Provincia di Arezzo intende farsi coordinatrice e portavoce delle motivazioni e delle rivendicazioni dei Sindaci dei territori. Questo piano di riorganizzazione non interessa solo i comuni montani, ma anche altri territori, e  non  tiene in considerazione il ruolo sociale svolto dagli uffici postali come servizio pubblico di primaria importanza  verso la cittadinanza. I tagli e le chiusure sono stati fatti a priori, non motivati da un reale riscontro economico, bensì dettati da una  politica aziendale che non tiene conto del fatto che Poste Italiane Spa è, prima di tutto, un'azienda con capitale pubblico e che  pertanto deve  garantire un servizio agli enti e ai  cittadini. Per questo ci opponiamo con forza alla chiusura degli uffici postali e alla riorganizzazione e riduzione di orari e giorni di apertura. Chiediamo infine che eventuali altre decisioni siano prese di concerto con i Sindaci. Se le richieste non venissero accolte, siamo pronti ad intraprendere tutte  le iniziative, anche legali, in nostro potere per opporci al  piano di chiusura e riorganizzazione di Poste Italiane”.
 

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