04.11.2016  18:18

Le visioni di Gioele Meoli: tra manichini e arte polimaterica

di Davide Torelli
Abbiamo incontrato il giovanissimo artista contemporaneo, per inaugurare un nuovo speciale dedicato ai giovani artisti locali, spesso costretti nell’anonimato.


Con l’idea di avviare una nuova rubrica che funzioni come vetrina per i giovani artisti valdarnesi, abbiamo incontrato Gioele Meoli -20 anni- studente al terzo anno della facoltà di Scienze della Formazione Primaria e nel tempo libero artista contemporaneo.


Gioele rappresenta un sottobosco che esiste in Valdarno da sempre, composto da numerosi giovani artisti appassionati che spesso, con il passare degli anni, abbandonano le velleità produttive rispetto agli ambiti praticati (può trattarsi di pittura, scultura, fotografia, recitazione, musica) per mancanza di visibilità e quindi di stimoli.
L’idea è quindi offrire un piccolo spazio periodico ad alcuni di loro, per dare l’opportunità di spiegare le basi sulle quale si fondano le loro passioni artistiche, e mostrare seppur in fotografie alcune delle loro opere.


Gioele, residente ad Ambra, produce principalmente opere polimateriche contemporanee; utilizzando talvolta tele, talvolta dei manichini.


“Il primo approccio artistico per me è stato attraverso Photoshop e la possibilità di creare grafiche con il computer” – ci racconta- “Ho molti amici legati al mondo della musica, ed io stesso suono. Ho iniziato a produrre grafiche per album o volantini di gruppi musicali autoprodotti di amici, utilizzando la tecnica del collage, che mi ha sempre intrigato. Utilizzo spesso soggetti vintage, tipo immagini degli anni 30, contrapposte a immagini moderne o bizzarre: diciamo un’evoluzione dell’estetica punk attraverso l’arte digitale, prediligendo immagini talvolta sgranate, grezze.
In seguito a questa esperienza ho iniziato a lavorare sui manichini, seguendo gli stessi principi utilizzati nelle creazioni digitali, ma lavorando fisicamente e utilizzando oggetti polimaterici. Devo l’amore e la passione per l’arte contemporanea all’incontro con i lavori di  Marcel Duchamp: l’idea di assemblare cose già esistenti -già fatte- e di comporre un’opera attraverso questi oggetti, mi ha dato l’input per provare a sfogare i miei istinti artistici in un campo fisico ( anche perché non mi ritengo né un buon pittore, né un buon scultore).
Ho deciso così di intervenire sulle sagome di alcuni manichini che alla vista stimolavano la mia fantasia, attraverso l’assemblaggio polimaterico: l’unico vero problema per lo sviluppo di questo filone personale, è la reperibilità effettiva dei manichini stessi; credevo fosse più semplice trovarne di usati.”

Sicuramente la parte apparentemente più originale delle produzioni di Gioele risulta proprio quella relativa agli interventi sui manichini, ma la pratica del collage polimaterico viene riportata spesso e volentieri anche su tela:


“Un’altra cosa che mi diverte molto fare è riprendere dipinti famosi su tela, e ricontestualizzarli con elementi contemporanei attraverso il collage anche di materiali. Tutto quello che produco è figlio di ispirazione momentanea e casuale: certo, riconosco alcuni temi ricorrenti come l’equilibrio tra cuore e mente, ma intendo i miei sfoghi artistici come un modo per far uscire sentimenti interiori, talvolta così nascosti che evidentemente sono io il primo a faticare a dar loro un significato. Manifesto semplicemente delle visualizzazioni mentali inconsce.
La cosa a tratti divertente è che spesso le persone che vedono i miei lavori esposti, vengono a chiedermi il loro significato, oppure provano ad interpretarlo chiedendomi se le loro deduzioni possono essere giuste o meno. Non capisco perché le persone devono trovare per forza un significato a tutto; perché siano come spaventate da ciò che linearmente non comprendono.
Io vedo l’arte contemporanea come un qualcosa strutturato per far emergere emozioni: non dovrebbe quindi essere necessario dover ricondurre tutto a un significato razionale. Credo che dovrebbe essere sufficiente godersi le emozioni che un’opera genera sul momento, senza farsi troppe domande. I miei lavori sono composti da sensazioni provate in determinati momenti personali, idealizzate dalla mia mente attraverso delle simbologie che provo a ricreare su un manichino o una tela: il significato che può avere per me può essere chiaramente diverso da quello che appare a un qualsiasi altro eventuale spettatore”.


Seppur giovanissimo e attivo artisticamente da 4 anni, Gioele ha già avuto alcune occasioni di esporre alcune sue opere in zona. La carenza di spazi a disposizione, ci dice, può essere l’unica vera minaccia per lo sviluppo di qualsiasi vena artistica giovanile nella nostra vallata:


“Credo che non esistano spazi sufficienti per l’arte in zona, e che siano poche le persone che sono interessate ad indagare nel mondo giovanile i nuovi talenti. Per un giovane artista, la proposta di esporre può significare un vero e proprio stimolo a proseguire e il motore per riattivare la creatività, e generare nuove creazioni. Può essere per questo che molti ragazzi talentuosi, si arrendono nell’anonimato, raggiunta l’età adulta: non credo si tratti solo di mancanza di tempo, ma principalmente di assenza di stimolazioni esterne”.

 

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