30, Maggio, 2024

Multiutility, la Corte dei Conti: “La titolarità di reti e impianti deve rimanere in capo a una società a capitale pubblico”

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“Qualora uno o più enti locali abbiano conferito la proprietà di reti, impianti e altre dotazioni patrimoniali essenziali alla gestione del servizio pubblico locale ad una ‘società a capitale interamente pubblico, che è incedibile’, tale società può poi essere interessata a operazioni di fusione societaria, propria o per incorporazione, purché all’esito dellafusione resti assicurata la titolarità di reti, impianti e altre dotazioni patrimoniali in capo a una società a capitale interamente pubblico”. Così la sezione regionale di Controllo per la Toscana della Corte dei Conti ha deliberato rispondendo ad una richiesta di parere formulata dal Sindaco del Comune di Loro Ciuffenna, Moreno Botti sull’operazione Multiutility.

Sulla questione interviene il Coordinamento delle Associazioni No Multiutility di cui fanno parte anche il Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua, il Comitato Acqua Bene Comune Valdarno Superiore, l’Associazione ‘I Bercio di Loro Ciuffenna e Terra Libera Tutti di Reggello.

“Quello che viene detto dalla corte dei Conti è chiaro: non è ammissibile la cessione dei beni demaniali in capo a Consiag all’interno del progetto Multiutility nella prospettiva della quotazione in borsa. Da tempo andiamo dicendo che tra le numerose criticità riscontrate nell’operazione Multiutility una delle più grosse anomalie è rappresentata dalla violazione delle norme imperative che disciplinano il regime delle infrastrutture idriche e ne sanciscono l’inalienabilità”.

“L’operazione Multiutility ha comportato la fusione per incorporazione anche di Consiag spa, società patrimoniale partecipata dai Comuni. Quindi ad Alia Servizi ambientali spa (società incorporante) è stato trasferito l’intero patrimonio di Consiag spa comprensivo delle reti e degli impianti idrici comunali di cui era conferitaria. Le infrastrutture idriche si configurano come beni demaniali per espressa previsione dal Codice civile (artt. 822 co2 CC; 823 CC; 824 co1 CC), del T.U.E.L, del testo unico dell’ambiente. La natura demaniale di detti beni comporta la loro inalienabilità.
-l’art.21 del d.lgs 201/2022 ha riconfermato la natura demaniale, nonchè l’incedibilità delle proprietà delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni idriche consentendo esclusivamente il conferimento delle stesse in società a capitale interamente pubblico incedibile”.

“Il progetto di aggregazione societaria prevedendo l’apertura all’ingresso dei privati e alla quotazione in borsa della società incorporante, viola nella sostanza i principi e le norme imperative sopra richiamate. Oggi con un’importante deliberazione la sezione regionale di Controllo per la Toscana della Corte dei Conti (n. 159/2023), rispondendo ad una richiesta di parere ritualmente formulata dal Sindaco del Comune di Loro Ciuffenna, dà sostegno alle nostre ragioni. La sezione Toscana dopo aver richiamato le norme applicabili alla fattispecie ed aver ribadito la natura demaniale delle infrastrutture idriche, afferma con chiarezza …che qualora uno o più enti locali abbiano conferito la proprietà di dotazioni patrimoniali essenziali alla gestione del servizio pubblico locale ad una società a capitale interamente pubblico che è incedibile, tale società può poi essere interessata a operazioni di fusione societaria purchè all’esito della fusione resti assicurata la titolarità di reti, impianti ed altre dotazioni patrimoniali in capo ad una società a capitale interamente pubblico”.

“Di fatto questo rappresenta un ulteriore importante documento che evidenza il fatto che gli intenti e la natura stessa della Multiutility quotata in borsa, e degli amministratori della stessa, non convergono più con l’interesse comune di tutelare e garantire un accesso equo e sostenibile ai servizi e beni che la società ha l’incarico di gestire. La Corte afferma inoltre che sono i comuni interessati dai processi di fusione a dover valutare in concreto che all’esito dell’operazione resti assicurata la proprietà pubblica delle infrastrutture. Appare evidente che il parere della Corte dei Conti Toscana rimette quindi in discussione l’intera operazione Multiutility che, attraverso l’apertura ai privati e la quotazione in borsa, si prefigurava di sottrarre al patrimonio pubblico, per immetterle sul mercato privato, anche le infrastrutture strategiche che per legge devono rimanere in mano pubblica. La politica tutta, a livello regionale e locale non può più permettersi di stare a guardare mentre vengono imposte decisioni che vanno ad impattare su questioni di più alto interesse in contrasto con gli interessi generali ossia quelli che devono soddisfare i bisogni della collettività e dei cittadini”.

Il Coordinamento continua: “Ci chiediamo come abbiano potuto i tanti Sindaci, amministratori e consiglieri che hanno sostenuto l’operazione Multiutility, accettare di mettere a disposizione degli interessi privati il mercato dei servizi locali comprensivo delle infrastrutture strategiche. Era già tutto talmente chiaro, che ai sindaci e consiglieri che hanno avviato la cessione con il loro voto, era stato segnalato a più riprese, sia dai cittadini attraverso lo strumento delle osservazioni, sia dagli altri consiglieri di opposizione, che per tutela sia dei beni comuni demaniali che per tutela personale sì sarebbero dovuti opporre anziché votare a favore di questa cessione, esponendosi così anche ad un potenziale danno erariale verso i comuni da loro amministrati”.

Infine: “Ci attendiamo che si proceda a rivedere le posizioni assunte e che si apra finalmente una discussione seria ed approfondita con i cittadini finalizzata all’introduzione di modelli di gestione effettivamente pubblica e partecipativa per mettere finalmente in discussione le scelte adoperate finora da singoli sindaci e soprattutto per rivedere quelle deleghe, date ai consigli di amministrazione che continuano a dimostrarsi indegnosamente non all’altezza del compito a loro assegnato. Per questo riteniamo obbligatoria e non più rimandabile la richiesta di avvio di una fase riflessiva profonda, che dimostri la sua reale volontà e serietà attraverso un primo importante atto di sfiducia e sostituzione del Consiglio di Amministrazione di Alia a partire dal suo Amministratore Delegato”.

 

 

 

 

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