24, Luglio, 2024

La storia delle Case del Popolo raccontata da Vanessa Torcasso. Un viaggio dal 1800 ai giorni nostri

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Quello di Vanessa è un amore autentico per le Case del Popolo. Quando si è trovata a fare i conti con la tesi in Scienze Politiche non ha avuto il minimo dubbio. E adesso la tesi di Vanessa Torcasso è diventa anche un libro: “Case del Popolo. Il caso del Valdarno Superiore: dalle società di mutuo soccorso agli abbonamenti Sky”. Ripercorriamo con lei le tappe di questo lungo viaggio.

Quello di Vanessa è un amore autentico per le Case del Popolo. Quando si è trovata a fare i conti con la tesi in Scienze Politiche non ha avuto il minimo dubbio. Quello che ha preso vita, dopo mesi di studi appassionati e approfonditi, è un racconto storico del Valdarno, attraverso anche le testimonianze dirette di chi da decenni anima i circoli valdarnesi.
 
E adesso la tesi della figlinese Vanessa Torcasso, classe '88, è diventa anche un libro: “Case del Popolo. Il caso del Valdarno Superiore: dalle società di mutuo soccorso agli abbonamenti Sky” edito da Aska, con prefazione di Cosimo Ceccuti, relatore della tesi, ed interventi poetici di Bobo Rondelli.

“Questo lavoro – scrive Vanessa – nasce da un amore, quello più testardo e contrastato che è l’amore per l’uomo. Tra tutte le forme organizzative che ha dato vita, quella mi ha fatto innamorare è stata quella dell’associazionismo popolare il cui cavallo di battaglia e simbolo sono indubbiamente le case del popolo. La manifestazione più spontanea, più genuina e più aperta dell’associazionismo e del movimento operaio in seno al quale l’associazionismo ha origine”.
 
Uno studio accurato, sia per la ricerca storiografica che per le interviste ai veri protagonisti – i frequentatori ed i fondatori dei circoli – analizzando anche la situazione delle Case del Popolo di Bucine, Figline e Montevarchi. Uno spaccato di storia anche economica del Valdarno dalla seconda metà dell’Ottocento, quando a Figline e dintorni regnava ancora la mezzadria, passando per il ‘900, con l’industrializzazione e le lotte operaie, focalizzando poi l’attenzione sul secondo dopoguerra.

L’autrice indaga anche il legame tra la casa del popolo ed il Partito: “Quello che emerge – sottolinea – è che i contorni di questo rapporto non sono sempre ben definiti. Certo c’è un’organizzazione dietro la nascita dei circoli ma anche un ruolo sicuramente importante dei cittadini che hanno costruito e animato le Case del Popolo e che spesso hanno avuto anche un ruolo autonomo rispetto al partito. Emblematico è il cartello appeso all’Arci di Bucine nel novembre 2010: “La Casa del Popolo nasce dal bisogno di sentirsi popolo e di dare a questo bisogno fissa dimora”. Non è un caso – fa notare – che spesso, come in molti hanno ricordato, fossero frequentate anche dai democristiani”.

Un lungo viaggio fino agli anni Duemila, quando i circoli hanno perso i loro caratteri distintivi (anche per le mille peripezie vissute dai partiti di sinistra) intraprendendo nuove strade – spesso e volentieri anche in contraddizione con la loro storia – per sopravvivere. Anni in cui le varie realtà procedono in ordine sparso perché, come scrive Vanessa, "c’è chi acquista un biliardo, chi se ne libera, chi punta tutto sulla sala da ballo e sulla pizzeria, chi si abbona a Sky, chi paga la luce con le slot machine, chi principia ad avviare il culturale”.
  
Ad animare il racconto sono gli interventi dei frequentatori dei circoli valdarnesi – riportate fedelmente senza cambiare una parola del parlato toscano – e le introduzione poetiche di Bobo Rondelli, con il quale è nata un’amicizia in corso d’opera.

E questo percorso storico, ma anche umano, non può che concludersi con una riflessione sui nostri giorni. Dove i pub, nuovi bar e locali alla moda hanno preso il sopravvento. “Mi sembra abbastanza palese – scrive nelle conclusioni – che niente hanno a che vedere con le Case del Popolo alle quali non possono sostituirsi perché queste hanno semplicemente un’altra natura ed un’altra tendenza: la tendenza ben più difficile da realizzare di essere al servizio di tutti”.

E per questo la speranza intima di Vanessa, nemmeno troppo celata nel libro, è quella di un cambio di tendenza. Perché quella delle Case del Popolo non è – e non può diventare – una storia tanto facile da liquidare.

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