20, Maggio, 2022

Disturbi del comportamento alimentare nei giovanissimi in epoca di pandemia: il parere del Prof. Sofi

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Un dato emerso recentemente durante gli Stati Generali della Salute e confermato in Commissione Sanità Regione Toscana, ha evidenziato un’impennata nei disturbi del comportamento alimentare nei giovani e giovanissimi, durante la pandemia.

Il quadro delineato conferma come siano stati proprio i disagi legati al lockdown a scatenare tali disturbi e la Responsabile per il Meyer Lucilla Bonvini ha spiegato come i pazienti, esaminando i dati giunti a giugno 2021, siano aumentati di 4 volte rispetto agli anni precedenti.

Abbiamo chiesto al Professore di Scienze dell’Alimentazione all’Università degli Studi di Firenze e Direttore della Struttura di Nutrizione Clinica dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria Careggi di Firenze, Dott. Francesco Sofi, quale può essere, a suo avviso, la correlazione fra causa ed effetto in questo caso particolare.

“Studi effettuati durante questi due anni di follow up hanno dimostrato, in maniera abbastanza forte, come la prevalenza e soprattutto l’incidenza di nuovi casi di disturbi del comportamento alimentare in soggetti giovani, siano aumentati – esordisce il Prof. Sofi – ed è necessario valutare se questo elemento rappresenti una vera e propria relazione di causa/effetto con il covid, che chiaramente non ha implicazioni dirette con la malattia in senso stretto, ma le ha con l’intera situazione ambientale e sociale che si è andata a creare in questo periodo di emergenza pandemica. Sicuramente possiamo, però, affermare che esiste una stretta dipendenza, che deriva principalmente dalla situazione illustrata sopra e non dal virus in quanto tale. Purtroppo la chiusura ed il conflitto con la società, dovuti alla restrizione delle attività sociali e scolastiche, hanno creato delle alterazioni nello stato emotivo e psicologico di alcuni soggetti, i quali già potevano avere tendenzialmente qualche rischio di incorrere in tali comportamenti distorti e che si sono esacerbati negli ultimi mesi.”

Sarà necessario formare sempre più i pediatri ed i medici di base anche nella direzione di una più attenta educazione alimentare?

“Le modalità per contrastare i disturbi del comportamento alimentare sono date per lo più da terapie multidisciplinari ed in questo giocano un ruolo importantissimo gli educatori, sia che siano educatori professionali, sia coloro che svolgono attività medica di base o specialistica. Questo non tanto per andare incontro ad un trattamento precoce, ma per educare dal punto di vista nutrizionale ed alimentare i soggetti, ancor prima che si scateni una patologia di questo genere. E’, quindi, fondamentale dare le giuste indcazioni ed una formazione corretta, soprattutto per diagnosticare e fornire un giusto percorso a questi giovani, ai primi segnali di virata verso un tale tipo di disturbo. In medicina generale, negli ultimi anni, ci sono stati diversi stimoli ed input in relazione a questo problema sempre più diffuso, ma sarà quanto mai necessario porre in essere aggiornamenti, soprattutto nell’ottica di affrontare l’evolversi in negativo della patologia, a seguito dell’emergenza in corso.”

Come detto, alla base di tali disturbi ci sono problemi e disagi di natura psicologica, ma come può essere coniugata una sana coscienza alimentare con un percorso di riabilitazione psicologica post lockdown?

“I disturbi del comportamento alimentare sono patologie con base psicologica e psichiatrica abbastanza complessa, ove i fattori di rischio sono molteplici. Non si può definire soltanto un profilo di rischio, ma un complesso pattern di elementi che hanno natura psicologica, relazionale e comportamentale. Questa cosa ha bisogno, come detto, di un percorso multidisciplinare: è necessario abbinare la figura del nutrizionista, a quella dello psicologo e, eventualmente, dello psichiatra, per cercare di mettere in equilibrio la giusta alimentazione con la parte psicologica. Durante il periodo che abbiamo vissuto e che ancora stiamo vivendo, questo equilibrio si è deteriorato e, quindi, ci troviamo in una situazione in cui i soggetti, che già avevano fattori di rischio per l’insorgenza di questo tipo di patologie, sono andati incontro anche a delle situazioni conflittuali con l’ambiente, con la società e con le relazioni interpersonali. Non è pertanto un problema di facile risoluzione ed è necessario inquadrare la criticità ed agire su più fronti, non solo quello familiare, ma anche quello medico – specialistico.” – termina il Prof. Francesco Sofi.

 

 

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