28, Giugno, 2022

Auschwitz: “Quando tornate a casa non dimenticate”, l’appello davanti al muro della morte

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La terza giornata del Treno della Memoria si è fermata ad Auschwitz, il campo base. Qui si è tenuta la cerimonia con corteo davanti al muro della morte. Poi, in particolare, visita alla camera a gas e al forno crematorio, al Block 11, al museo che contiene tutti gli oggetti appartenuti a chi in quel campo è stato portato e vi è morto

"Non dimenticate quello che abbiamo vissuto in questi giorni. Penso che sia importante tornare a casa e riuscire a cambiare nel quotidiano quello che succede ogni giorno: indignarsi davanti agli episodi di discriminazione che purtroppo si vedono spesso, riuscire ad apprezzare le diversità e soprattutto imparare a impedire che tutto questo possa di nuovo succedere", con queste parole Kleoniki Valleri, presidente del parlamento regionale degli studenti ha rivolto il suo appello a tutti i ragazzi presenti al corteo che ha raggiunto il muro della morte, quello delle fucilazioni, accanto al Block 11 tristemente famoso per le sue celle e le sue torture. Davanti al muro una delegazione ha lasciato una corona. Insieme a Kleoniki ha preso la parola il consigliere regionale Ardelio Pellegrinetti che ha invitato "a lottare sempre per la pace. Questo è l'insegnamento che viene da queste mura che urlano dolore. Questo treno lancia semi per il futuro, i semi di una memoria affidata alle giovani generazioni perché non si può e non si deve dimenticare. Per questo questa iniziativa è importante e va portata avanti in futuro".
 

Nell'occasione è stato annunciato il trasferimento a Firenze del memoriale italiano che da quattro anni ad Auschwitz non si può più vedere perchè la direzione del museo del campo non lo riteneva più conforme alle rinnovate linee didattiche dello spazio di documentazione. Presto verrà portato in piazza Gino Bartali a Gavinana nelle sede che ospitava l'Ex3. "Un'operazione condotta congiuntamente dalla Regione e dal Comune di Firenze dopo l'appello un anno fa fatto al presidente Enrico Rossi dal presidente dell'Associazione nazionale dei deportati nei campi nazisti Gianfranco Maris. L'Aned è infatti proprietaria dell'opera".

La visita al campo di concentramento Auschwitz 1 non è meno drammatica di quella a Birkenau. Anzi. Qui il gruppo ha visitato la camera a gas e il forno crematorio, ancora intatto, il famoso, purtroppo, Block 11 dove i deportati venivano processati, puniti e torturati, e il museo che racchiude tutti gli oggetti che una volta appartenevano a donne, uomini e bambini. Teche e stanze che raccontano il dramma di migliaia e migliaia di persone trascinate qua soltanto perchè qualcuno aveva deciso che non potevano più avere diritto alla propria dignità e alla propria vita. E l'artefice di tutto è stato l'uomo. Tutto è ancora intatto quasi a voler dire di stare attenti al presente e al futuro perchè la violenza, la prevaricazione dell'uno sull'altro, la malvagità umana sono sempre in agguato.

E gli studenti sono rimasti sconvolti da tanta barbarie: molti sono usciti dalla camera a gas con le lacrime agli occhi.

Nei due giorni di permanenza si sono susseguiti anche al cinema Kijow di Cracovia gli incontri con i sopravvissuti che hanno raccontato la propria storia: da Andra e Tatiana Bucci a Marcello Martini, staffetta partigiana della Resistenza toscana deportato a Mauthausen, da Vera Vigevani Jarach, fuggita in Argentina nel 1939 e la cui figlia fu sequestrata, torturata e uccisa, da Vera Michelin Salomon, antifascista arrestata a Roma e incarcerata in una prigione in Germania fino ad Antonio Ceseri, intervenuto con una video intervista, internato militare italiano sopravvissuto alla strage di Treuenbrietzen.

Nel museo esiste il libro dei nomi, 5 metri di testi nei quali sono scritti tutti i nomi delle persone uccise dalla follia omicida nazista. I deportati italiani furono 40.000, di cui 8.369 ebrei: di questi 37.000 morirono. Nel blocco 21, quello del Memoriale italiano, spicca all'entrata il monito di Primo Levi: "Visitatore osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque paese tu venga, tu non sei un estraneo. Fa che il tuo viaggio non sia stato inutile, che non sia inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi figli, le ceneri di Oswiecim, valgono di ammonimento: fa che il frutto orrendo dell'odio, di cui hai visto qui le tracce, non dia nuovo seme, nè domani nè mai".

 

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