02, Dicembre, 2022

A 70 anni dall’eccidio di Pian d’Albero, domenica la commemorazione

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Il 22 giugno la commemorazione dell’eccidio del 1944 in cui morirono 39 persone, tra cui il dodicenne Aronne Cavicchi, ucciso insieme al padre e al nonno. Quest’anno ricorre il settantesimo anniversario di quella strage

Una commemorazione particolare, a distanza di 70 anni dall’eccidio di Pian d’Albero, località sulle colline di Figline, dove il 20 giugno 1944 morirono sotto i colpi delle truppe nazifasciste 39 persone, tra cui il dodicenne Aronne Cavicchi, ucciso insieme al padre e al nonno. L'eccidio di Pian d'Albero viene ricordato ogni anno dal comune, in collaborazione con Anpi, a ricordo di un sacrificio che si colloca nella storia del nostro Paese come una grande dimostrazione di coraggio che permise di liberare Firenze e l'Italia intera dal nazifascismo.

Quest'anno, dunque, il settantesimo anniversario dalla strage. Le celebrazioni si terranno domenica 22 giugno con partenza alle 8,30 dal municipio di Figline, verso Pian d’Albero: qui, alle 9,30, si svolgerà la cerimonia civile con la deposizione di una corona di fiori in memoria delle vittime, mentre alle 10,45 la commemorazione si sposterà a Sant’Andrea in Campiglia, dove interverranno il sindaco Giulia Mugnai, la presidente del Consiglio comunale Cristina Simoni, Roberto Nistri della segreteria provinciale dell’Anpi e Rachel Rennie, rappresentante dei veterani della VIII Armata britannica che ha combattuto in Toscana durante la Seconda Guerra Mondiale. A conclusione delle celebrazioni si svolgerà un pranzo presso la sede del Gaib in località Ponte agli Stolli.

“Pian d’Albero rappresenta una delle pagine più drammatiche della nostra storia locale e nazionale, come purtroppo tante altre non lontane da noi – è il commento di Giulia Mugnai e di Cristina Simoni – quelle stesse pagine, però, tuttora ci indicano che il sacrificio di persone come Aronne, come suo padre e suo nonno, sia servito per aprire una fase nuova in cui libertà e democrazia hanno spazzato via un’epoca buia e dolorosa come il nazifascismo”. 

Glenda Venturini
Glenda Venturini
Capo redattore

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