01.11.2016  21:00

4 novembre 1966, morte e devastazione a Reggello: un paese distrutto e sette vittime. La cronaca di quelle ore

di Eugenio Bini
La mattina del 4 novembre, l'abitato delle Lastre fu distrutto dalle frane e dall'esondazione del Resco. Si contarono sette vittime, quasi tutte giovani. La cronaca di quelle ore. Gabryela Dancygier: "Una tragedia che è sopravvissuta nella memoria grazie al ricordo dei testimoni".


Alcune immagini tratte dal libro " La tragedia delle Lastre"

La vita del piccolo borgo delle Lastre cessò alle 5 e 35 del 4 novembre 1966. La montagna franò sulle case e sul Resco, che scorreva accanto, esondando e provocando distruzione, macerie e morte. Alle fine si conteranno sette vittime, in larga parte giovani e legate da vincoli di parentela. Tra le vittime due sorelle di sei e nove anni, ma anche una donna incinta di sette mesi.

E' quanto emerge dalle cronache di quelle ore: una storia ricostruita alcuni anni fa dalla scrittrice Gabryela Dancygier che ha dato un ordine ai ricordi dei tanti testimoni di quei giorni, ai documenti ufficiali conservati nell'archivio comunale e agli articoli di giornale.

Eppure per molto tempo, la tragedia delle Lastre è rimasta sconosciuta al grande pubblico: “La contemporaneità con l'alluvione di Firenze – sottolinea la scrittrice - ha fatto sì che questa tragedia non fosse molto conosciuta e solo oggi, attraverso le testimonianze delle persone presenti, possiamo avere una memoria di quella sciagura che ha riguardato direttamente anche il nostro territorio”.

 

 

Sette furono le vittime: le due sorelline Donatella Bigazzi (1960) e Guidalma Bigazzi (1957), Lorenzo Bigazzi (1935), Brunetta Bigazzi (1934), Rosina Merciai (1923), Carolina Nocentini (1897) e Pasquale Gonnelli (1887).

Le notizie fin da subito furono molto frammentarie. “I collegamenti con Firenze erano completamente saltati, le uniche comunicazioni erano principalmente con Arezzo – evidenzia Gabryela Dancygier - I primi a visitare Reggello furono il senatore Giuseppe Bartolomei e il ministro degli Esteri, Amintore Fanfani”.

Il 6 novembre l'Unità, da Bologna, sottolinea come a Firenze si sia abbattuta “una catastrofe che non può ancora essere valutata in tutta la sua gravità”. Nella cronaca di quelle ore, il cronista Giorgio Sgherri racconta: “Centinaia di autoveicoli sono rimasti bloccati nel tratto Levane - Montevarchi - Figline. Ma le conseguenze più gravi si sono avute a Reggello, dove sono crollate alcune abitazioni: numerose persone sono state travolte dalle macerie e fino a questo momento sono stati estratti sette cadaveri. Dieci sono le case distrutte, mentre venticinque sono state evacuate. Finora dei sette morti ritrovati sono stati identificati solo tre. Le altre zone sono completamente isolate. Figline e altri piccoli paesini sono circondati dalle acque”.

 

 

Gli sfollati vennero sistemati per molti anni negli alloggi temporanei in quella che oggi è piazza Caduti di Nassirya.

Un resoconto più accurato lo troviamo solo nei giorni successivi. La Nazione del 14 novembre 1966 ricostruisce: “La tremenda alluvione, oltre ad ingrossare le già minacciose acque del Resco per le continue piogge dei giorni precedenti, dette origine a numerose frane e slavine che interessarono gran parte del Comune. Purtroppo una di vaste dimensioni, investendo direttamente l'abitato delle Lastre, travolse in pochi istanti i dieci quartieri quivi esistenti nei quali abitavano altrettanti nuclei familiari. Al fragore delle acque si aggiunse quello delle macerie e delle masserizie che andavano a formare il nuovo letto del torrente: Le Lastre non esistevano più e con esse alcune vite umane”. Frane e case sommerse dall'acqua si registrarono in tutto il territorio comunale, da Matassino fino a San Donato.

A Reggello, come nel resto del Valdarno, i collegamenti principali erano interrotti, qui non ci furono angeli del fango e le popolazioni furono costrette per giorni a contare quasi esclusivamente sulle proprie forze. Ma sempre la Nazione racconta anche di importanti interventi per salvare il patrimonio artistico del paese: “Grazie al personale interessamento del professore Masini, del gabinetto restauri degli Uffizi, si è saputo che il celebre trittico del Masaccio, che il pittore dipinse nel 1422 e che a suo tempo fu scoperto nella vicina chiesa di San Giovenale, è in salvo”.

Ma come è stato possibile che sia successo tutto questo? “La causa principale è stata la frana che travolse le case ed il torrente. L'acqua penetrò tra gli strati di arenaria e argilla, e il monte franò. Questa fu una delle cause dell'esondazione del Resco. Quell'evento modificò molto il paesaggio e lo stesso alveo del Resco, che oggi è molto diverso da allora” spiega Gabryela Dancygier.

Insomma uno dei numerosi disastri che hanno interessato il nostro Paese e che mette in luce la difficile convivenza tra l'uomo e la natura: “Non è stato possibile ricostruire il vecchio abitato, ma in quella zona adesso sorge un parco per ricordare la sciagura” conclude la scrittrice. L'inaugurazione del parco delle Lastre, risistemato dopo anni di mancata manutenzione, è in programma il 5 novembre, quando si svolgeranno le celebrazioni del 50° anniversario dell'alluvione.

Le immagini raccolte nel libro "La Tragedia delle Lastre" raccontano la distruzione di quelle ore: case rase al suolo o squarciate a metà, la succesiva conta dei danni e le esequie a cui partecipò tutto il paese. Fotografie di mezzo secolo fa, che saranno esposte - anche queste il 5 novembre - in municipio.

Cronaca

 
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