Il segretario PD di Matassino ed ex assessore all’ambiente Nazareno Betti interviene nel dibattito in corso a Figline e Incisa, in vista delle elezioni amministrative, con particolare riferimento alla Taric, al sistema di raccolta rifiuti, e alla bolletta ancora non arrivata nelle case dei cittadini. “Alcuni candidati sostengono che Alia S.P.A. stia ritardando l’invio delle fatture Taric per motivi elettorali, quasi a voler ‘nascondere’ aumenti inesistenti. Si tratta di un’affermazione priva di fondamento. I comuni che nel 2026 sono passati dalla TARI alla TARIC sono sei – spiega Betti – ovvero: Bagno a Ripoli, Figline e Incisa Valdarno, Pelago, Pontassieve, Rufina, Signa e Vicchio. Tutti questi Comuni riceveranno le fatture nello stesso periodo: entro la fine di maggio tramite applicazione digitale e nei primi giorni di giugno in formato cartaceo. Questo calendario era stato comunicato pubblicamente già durante le assemblee informative che hanno preceduto il passaggio al nuovo sistema. Va inoltre ricordato che il Comune di Figline e Incisa, a causa del commissariamento avvenuto nel dicembre 2025, è stato l’ultimo Comune ad aderire alla TARIC. Anche questo elemento contribuisce a spiegare le tempistiche adottate, che nulla hanno a che vedere con presunte valutazioni elettorali”.
“Negli ultimi giorni – aggiunge Betti – si stanno moltiplicando dichiarazioni allarmistiche sul passaggio dalla Tari alla tariffa corrispettiva (Taric), spesso presentata impropriamente come sinonimo di aumento automatico delle bollette. Credo invece sia doveroso affrontare questo tema con serietà, responsabilità e rispetto dell’intelligenza dei cittadini, evitando slogan e semplificazioni che rischiano solo di alimentare paure infondate. Conosco bene il lavoro svolto in questi anni per costruire un sistema di gestione dei rifiuti più moderno, più equo e più trasparente. La tariffa corrispettiva nasce infatti da un principio molto semplice: collegare in maniera più corretta il costo del servizio alla reale produzione dei rifiuti, premiando i comportamenti virtuosi e ampliando l’equità contributiva. In tutti i percorsi di riorganizzazione di questo tipo emerge quasi sempre un dato importante: una parte delle utenze risulta storicamente non censita correttamente oppure non allineata. Questo comporta che il costo del servizio finisca inevitabilmente per gravare soprattutto su chi ha sempre pagato regolarmente”.
E per quanto riguarda il territorio di Figline e Incisa, Nazareno Betti spiega: “Utilizzando dati che si possono trovare sul sito ‘Ispra, Catasto Rifiuti’ al quale possono accedere tutti i cittadini, compresi i candidati sindaci, osservando la storiografia di comuni simili al nostro, che sono passati da Tari a Taric e utilizzando un semplice algoritmo della statistica, possiamo stimare che emergeranno utenze, non registrate o non correttamente attribuite, intorno al 15%. Questo rappresenta un fatto politicamente rilevante, ma prima ancora eticamente importante, perché significa aumentare l’equità del sistema e ridurre le distorsioni che per anni hanno penalizzato i cittadini onesti. Per spiegarlo in modo semplice, se il costo complessivo del servizio è pari a 100 e a contribuire sono 200 utenti, ciascuno pagherà 0,5. Se invece a pagare sono soltanto 100 utenti perché gli altri evadono o non risultano correttamente censiti, il costo per i cittadini onesti raddoppia inevitabilmente. Far emergere l’evasione e le irregolarità non significa aumentare le tasse: significa distribuire il peso del servizio in modo più giusto”.
“Dire no alla TARIC senza avanzare alcuna proposta alternativa concreta– conclude il segretario PD Matassino ed ex assessore – significa una cosa sola: continuare a difendere un sistema nel quale chi non differenzia correttamente i rifiuti o chi evade contribuisce meno del dovuto, scaricando il peso economico sui cittadini più corretti e responsabili. La vera domanda politica dovrebbe allora essere un’altra: vogliamo continuare con un sistema nel quale i costi ricadono soprattutto su chi ha sempre rispettato le regole, oppure vogliamo costruire un modello più equo, più trasparente e capace di responsabilizzare tutti?”.

