27, Novembre, 2021

Tempi di vestizione in Coop, Chiassai in consiglio illustra la risposta della Asl. “Ora spero si riapra il confronto con i lavoratori”

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La Asl nella sua risposta sottolinea come alcune attività, in particolare quelle che prevedono la manipolazione di cibo, sono sottoposte all’obbligo di indossare gli indumenti da lavoro all’interno di appositi spogliatoi. Il sindaco: “Un documento importante per i lavoratori, spero che l’azienda torni ad ascoltarli”

La questione del tempo-tuta e delle modalità di vestizione all'interno del punto vendita Coop.Fi di Montevarchi torna in Consiglio comunale. Lo scorso 25 settembre, a seguito di un esposto di 43 dipendenti della Unicoop Firenze di Montevarchi, il Consiglio aveva infatti approvato all'unanimità una mozione in cui si impegnava il sindaco ad attivarsi presso la Asl per un parere più preciso sulla vicenda. Ed è proprio il parere richiesto che il sindaco Silvia Chiassai Martini ha letto nell'ultima seduta consiliare, giovedì 14 novembre. 

"Ho chiesto alla Asl di pronunciarsi sulla pratica introdotta dal nuovo regolamento aziendale di Unicoop, che prevede la possibilità per i dipendenti di indossare la divisa dove preferiscono, e non più l'obbligo di farlo negli spogliatoi – ha spiegato Chiassai – una pratica introdotta dal 15 marzo 2019, quando l'azienda ha cambiato il regolamento. Il Dipartimento prevenzione igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro della Asl ha confermato che in determinate situazioni, che devono essere analizzate nel documento di valutazione rischi, gli armadi per il vestiario devono essere separati da quelli degli indumenti per il lavoro, per prevenire ogni contaminazione. L'azienda dovrebbe dare indicazioni in tal senso anche tramite specifiche procedure operative". 

"Sicuramente queste pratiche non sono presenti nel nuovo regolamento aziendale di Unicoop – ha proseguito il sindaco di Montevarchi – la Asl aggiunge che il rischio di contaminazione riguarda soltanto i settori di manipolazione e lavorazione, come ad esempio panetteria, gastornomia, macelleria, pescheria. È quindi necessario, sempre secondo l'Azienda sanitaria, che gli addetti a queste attività, e chi vi transita, indossino indumenti adeguati e puliti, e che lo facciano esclusivamente all'interno degli spogliatoi interni all'esercizio commerciale per evitare contaminazioni con l'esterno. Un obbligo che, precisa la Asl, non è previsto dalle norme per gli addetti che lavorano invece con alimenti già confezionati: per queste persone è possibile indossare indumenti da lavoro anche all'esterno degli spogliatoi aziendali". 

Il Dipartimento per l'igiene sul lavoro ricorda di aver effettuato a luglio un sopralluogo all'interno dell'esercizio commerciale Coop.Fi di Montevarchi, che ha avuto esito conforme; "ciononostante – ha proseguito ancora Chiassai Martini – la Asl confermerebbe quanto sostenuto dai lavoratori, per le differenze fra il regolamento interno, che prevede la discrezionalità nel tempo e nel luogo di vestizione; e un protocollo HACCP e un documento di valutazione dei rischi che devono essere caratterizzati anche da specifiche indicazioni sulla vestizione". 

"Resta dunque da chiedersi – commenta il sindaco di Montevarchi – perché Unicoop abbia cambiato all'improvviso disposizioni così importanti. La risposta, purtroppo, potrebbe essere riconducibile al tentativo di arginare l'applicazione della vertenza sul riconoscimento del tempo-tuta compreso nell'orario di lavoro, che ha condannato l'azienda in Cassazione. A subire le conseguenze dirette di questo rifiuto aziendale dell'applicazione di questa sentenza, a Montevarchi, sembra essere stata la dipendente e delegata Rsu licenziata dopo 25 anni di lavoro, licenziata a poche settimane dall'entrata in vigore del nuovo regolamento. Sicuramente, il tempismo della cooperativa lascia molti dubbi sull'accaduto". 

"Con la risposta della Asl possiamo consegnare ai 43 lavoratori, e non solo, uno strumento che serva a riaprire, finalmente, un confronto costruttivo con l'azienda, come non sembra esserci stato finora – ha concluso la prima cittadina – mi auguro pertanto che Unicoop torni ad ascoltare questi dipendenti, per una condivisione delle regole, senza comportarsi come una qualsiasi multinazionale che tratta i suoi lavoratori come unità e non come risorse. Il mio auspicio è che sulla vestizione, e quindi sull'igiene, non si lasci tutta la responsabilità sulle spalle del lavoratore". 

All'illustrazione del sindaco ha fatto seguito un breve dibattito consiliare. Il consigliere di opposizione Camiciottoli (Avanti Montevarchi) ha chiesto al sindaco "di mettere in atto azioni concrete per tutelare la salute e l'igiene pubblica"; Chiassai ha replicato dicendo di non avere "strumenti a disposizione per intervenire presso Unicoop, altrimenti li avrei già applicati"; dalla maggioranza Allegrucci (Prima Montevarchi) ha ringraziato il sindaco della comunicazione, "era giusto che conoscessimo gli sviluppi dopo la mozione"; dalla minoranza Grasso (Montevarchi Democratica) infine è intervenuto ribadendo che "il sindaco può e deve intervenire a tutela dell'igiene pubblica, se ci sono elementi di non igienicità, con una apposita ordinanza; altrimenti, se questo non si configura, allora la questione ritorna all'interno del confronto sindacale". 

Glenda Venturini
Capo redattore

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