17, Agosto, 2022

Licenziamento illegittimo, Angela Acconci replica a Unicoop Firenze: “Sulla mia vicenda dichiarazioni false”

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La replica alle parole dell’azienda da parte della sindacalista licenziata per una spesa, provvedimento definito illegittimo e discriminatorio dal tribunale del lavoro di Firenze

Angela Acconci, la dipendente di Unicoop Firenze del punto vendita di Montevarchi licenziata dall'azienda per una spesa, con un provvedimento che il tribunale del lavoro di Firenze ha definito illegittimo e discrimintorio, replica con una lettera firmata alle dichiarazioni rilasciate in merito da Fabrizio Guerrini, direttore area persone di Unicoop Firenze. Riportiamo di seguito la replica integrale. 

"In merito a quanto pubblicato il 23 marzo scorso, purtroppo, sono costretta a rivolgermi di nuovo alle testate giornalistiche per la vicenda che già, dopo due anni di calvario, mi ha portato innumerevoli danni, sia fisici e psicologici che più strettamente economici, avendo potuto contare solo sulla Naspi, a causa di un licenziamento nullo, illegittimo e soprattutto discriminatorio irrogatomi dalla Cooperativa Unicoop Firenze. Ormai a tutti è noto che dopo aver svolto per 25 anni attività sindacale e dopo che nell’ultimo periodo, non trovando più coerenti le istanze rappresentate dalla CGIL né rispetto ai miei valori né a quelli di chi rappresentavo, ho scelto di passare, con la maggioranza dei lavoratori tesserati dentro il negozio di Unicoop di Montevarchi, ad un sindacato di base". 

"Con i lavoratori abbiamo vinto alcune importanti vertenze per veder rispettati diritti ormai acquisiti ma che in Cooperativa non venivano riconosciuti, come ad esempio il cosiddetto “tempo tuta”. Dal riconoscimento di tale diritto, con sentenza del Tribunale di Firenze del 21.02.2019, al giorno in cui sono stata allontanata forzatamente dal lavoro non è passato neanche un mese. Si è preso a pretesto un pagamento non andato a buon fine, immediatamente sanato, per avere la scusa di sbarazzarsi di un personaggio scomodo come la sottoscritta peraltro con l’accusa tanto infamante quanto infondata di furto". 

"Il 3 marzo 2021 finalmente ho vinto la causa di impugnazione del licenziamento. Unicoop è stata condannata dal Tribunale di Firenze per licenziamento, nullo, illegittimo e discriminatorio in quanto è innegabile, come accertato dal Giudice, la correlazione tra il trattamento ingiustamente subito e l’attività sindacale svolta. Ho finalmente avuto giustizia e condiviso con i colleghi, con l’Amministrazione Comunale che ha preso a cuore la nostra situazione e con la comunità che mi ha sostenuto, la mia gioia. La cosa che non mi aspettavo e che mi ha, se possibile, ancor più devastata è stata quella di dover leggere nel comunicato scritto dall’azienda e diffuso attraverso piattaforme e testate giornalistiche dichiarazioni parziali e ancora una volta lesive della mia reputazione".

"In primo luogo, mi preme evidenziare che è stata completamente omessa la natura discriminatoria del licenziamento in ragione dell’attività di sindacalista, tanto che Unicoop è stata condannata al mio reintegro sul posto di lavoro. Ebbene questa circostanza andava attentamente segnalata dalle testate giornalistiche per un’opportuna conoscenza del lettore che, viceversa, dall’articolo di Unicoop a cui è stato dato spazio, non poteva apprezzare le ragioni che hanno indotto il Tribunale a dichiarare illegittimo e discriminatorio il mio licenziamento. La sentenza ha accertato che io pativo un trattamento discriminatorio in ragione della mia condizione di sindacalista, ossia per ragioni che nulla avevano a che vedere con il fatto che mi volevano addebitare". 

"In secondo luogo, la non corretta esposizione dei fatti veniva ulteriormente aggravata dalle dichiarazioni che l’azienda rilasciava con evidente riferimento alla mia condotta, ossia: “il furto lede il rapporto di fiducia” aggiungendo persino che io sia “uscita dal supermercato senza pagare”. Nell’articolo la dicitura “il furto lede il rapporto di fiducia” è stata riportata a grandi caratteri in modo tale che chiunque lo avesse letto avrebbe, ragionevolmente, visto condizionato il suo punto di vista. Queste affermazioni oltre a non essere vere (e lo evidenzia la sentenza) sono gravemente lesive della mia reputazione, in quanto il furto è un fatto di grande disvalore sociale, particolarmente e giustamente sentito dalla comunità. Infatti Unicoop, a differenza di altri casi, nei miei confronti non ha mai sporto denuncia. Evidentemente, anche ad avviso dei vertici, la mia condotta non rappresentava alcun reato, tantomeno il furto! Pertanto le dichiarazioni che Unicoop lascia intendere nei suoi articoli e comunicati, in modo tendenzioso, sono false!". 

"Mi duole continuare a dover difendere la mia persona dopo averlo fatto nelle sedi opportune e dopo che, come ho detto all’inizio, questo fatto grave ha comportato nella mia vita un grave danno di salute, economico, umano e sociale, ma è doveroso da parte mia tentare di ripristinare la verità, non solo per me ma anche per mio figlio e per i miei cari. Finisco col dire che nonostante la sentenza della giudice condanni Unicoop all’effettivo reintegro nel luogo di lavoro attraverso il concreto reinserimento all’interno dell’azienda, quest’ultima si sta rifiutando di consentirmi di svolgere la mia attività lavorativa. Quindi di fatto mi viene impedito di espletare la mia prestazione. Svolgere la mansione lavorativa, che tra l’altro è un diritto costituzionalmente tutelato, è espressione della dignità, dell’identità, del valore e dell’inclusione sociale di ogni persona e se ciò viene impedito si commette un ulteriore danno. Spero che la Cooperativa ci rifletta e che dia corso in ogni aspetto alla sentenza di un Tribunale di Firenze". 

 

Glenda Venturini
Capo redattore

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