16, Agosto, 2022

È rientrato a casa Giampaolo Camici ma promette che tornerà in Burkina Faso per un’altra missione umanitaria

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Era partito il 30 ottobre, è tornato domenica 9 novembre alle 12.00 non senza rimpianti. “Siamo venuti via con il cuore gonfio, dovevamo distribuire il denaro raccolto per le adozioni a distanza”. Tornerà in Burkina Faso?. “Si il prossimo anno”

È dovuto rientrare prima del previsto a causa del colpo di stato e degli scontri ma Giampaolo Camici, 70 anni di Meleto, volontario dell'organizzazione non governativa 'Campo di lavoro per il Santo Natale' di don Carlo Donati lo ha fatto con tanti rimpianti per non essere riuscito, suo malgrado, a portare a termine la missione umanitaria che per la 17° volta lo aveva condotto in Burkina Faso. "Siamo tornati con il cuore gonfio di lacrime" ci ha detto.

Giampaolo Camici è tornato domenica alle 12.00 nella sua abitazione di Meleto dove lo attendevano la moglie e i figli. Era partito il 30 ottobre. "Siamo arrivati, dopo lo scalo a Niamey, non subito nella capitale Ouagadougou: l'aeroporto infatti ci ha informato il comandante dell'Air France era occupato dalle truppe".

Arrivati a Ouagadougou hanno trovato i segni tangibili della guerriglia: fuoco, strade invase dai residui dei roghi, gente sui tetti. Il presidente del Campo di Lavoro per il Santo Natale ha chiesto a Camici e agli altri del gruppo di tornare a casa, ma ormai era tardi: le frontiere erano chiuse e nessuno poteva partire. Loro sono stati bloccati nella missione delle suore camilliane.

Giampaolo Camici è potuto ripartire per l'Italia solo sabato ma lo ha fatto con qualche rimpianto.

"Avevamo il denaro raccolto e da distribuire per le adozioni a distanza, ne abbiamo realizzate 8.000, ma non è stato possibile. Quello che mi ha fatto male è sentire le suore chiedersi " I bambini adesso come faranno ad andare a scuola?". Siamo partiti con il cuore gonfio di lacrime". E quando chiediamo se tornerà in Burkina Faso, Camici non ha dubbi: "Si. Non quest'anno ma il prossimo".

L'organizzazione non governativa per la quale è volontario tanto ha realizzato in Burkina Faso. Oltre alle adozioni a distanza ha pensato anche ai pozzi per l'approvvigionamento idrico. Quest'anno anche il comune di Cavriglia aveva contribuito per costruirne uno.

"Queste popolazioni percorrono chilometri ogni giorno per avere una bacinella d'acqua. La portano sulla testa durante il cammino e l'adoperano per cucinare e mangiare, per esempio la polenta di miglio".

Camici spiega che i pozzi sono quelli artesiani e costano circa 750 euro comprensivi del cemento, del ferro e della manodopera. Grazie alle iniziative del circolo di Meleto ne sono stati realizzati 5.

E poi le carrozzine per i ragazzi e gli adulti colpiti da poliomielite: 300 sono state quelle già consegnate sinora. Ma soprattutto questi volontari insegnano alle popolazioni dell'Africa Occidentale a diventare autonomi e autosufficienti: il denaro raccolto in Italia attraverso cene, feste, varie iniziative serve anche ad acquistare semi, animali, e piante perchè ognuno di loro possa coltivare gli orti e crescere gli animali e di conseguenze ad avere sempre minore bisogno degli altri.

Insomma un viaggio di solidarietà che questa volta per Camici si è interrotto prima del previsto e prima di consegnare tutti gli aiuti ma che verrà ripetuto una volta che la situazione si sarò tranquillizzata. Intanto altri volontari dell'organizzazione attendono il via libera per raggiungere il Burkina Faso.

 

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