01, Febbraio, 2023

Covid-19, i timori delle categorie economiche. Un nuovo lockdown comprometterebbe il futuro di un’impresa su tre

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I pareri e i commenti di Confindustria, Confcommercio e Confartigianato sulle ripercussioni della pandemia sulle imprese del Valdarno. L’allarme per l’ipotesi di un nuovo lockdown, il decreto ristori, le insicurezze e molto altro

L'incidenza del Covid-19 sulle imprese del Valdarno ha lasciato il segno nei nove mesi del 2020 e adesso, con il ritorno del virus, lo scenario per la vallata e la provincia di Arezzo sembra essere preoccupante. A parlare sono il responsabile dell'area Valdarno di Confartigianato Giacomo Magi, il presidente di Confindustria Egisto Nannini e la responsabile di Confcommercio Valdarno Roberta Soldani.

L'approfondimento si è soffermato sulle ripercussioni della pandemia sulle imprese e il destino degli svariati settori: tra divieto licenziamenti fino a marzo 2021, decreto ristori e un generale clima di incertezza. Tuttavia, il timore per gli imprenditori sembra essere una potenziale ulteriore stretta sulle misure per dilagare il contagio del Covid.

Di fronte a tale eventualità, il 70% delle imprese del terziario della provincia di Arezzo dichiara che non reggerebbe un secondo lockdown. Il timore di una nuova chiusura configurerebbe uno scenario apocalittico ad Arezzo: sarebbero a rischio chiusura il 30% delle imprese del terziario, con ricadute devastanti in special modo sui comparti della ristorazione e della ricezione turistica. La crisi economica accentua i timori degli imprenditori del terziario della provincia di Arezzo di rimanere vittima della criminalità: il 20% teme l’incedere del fenomeno dell’usura e i tentativi della malavita di impadronirsi delle aziende.

"Gli artigiani con le categorie che hanno subito maggiormente una contrazione sono quelle legate alla filiera del turismo, NCC, pasticcerie, pubblici esercizi e tutta la parte della manifattura – spiega Giacomo Magi di Confartigianato – in particolare ad essere stato colpito duramente è il settore della moda; tutta la parte del comparto moda è ben lungi dai fatturati dell’anno scorso, ci sono contrazioni importanti che vanno dal 30 al 35% e anche qualche azienda con il 70%. Quando si parla di moda si parla anche di arredamento, pulimentature, accessori, calzature, con il calo generalizzato che abbiamo avuto e tutte le incertezze non ci aspettiamo una ripartenza rosea."

"Sui cosidetti ristori penso siano meglio di niente, sicuramente, i ristori però per un'impresa che fattura migliaia e migliaia di euro e dà lavoro a tante famiglie, è ovvio che un bonus di poche migliaia di euro non basta – continua Magi – in più sono finanziamenti che devono essere rimessi, agevolatissimi per carità, ma sono tutte forme di finanziamento. Al momento non ci sono state grosse aziende artigiane che hanno chiuso o sono state portate alla chiusura, è evidente che il grande scossone lo avremo a fine anno quando vedremo quale sarà il punto della situazione, molte aziende soffrono e faranno la loro valutazione soltanto allora."

 

 

"Un nuovo lockdown generalizzato come a marzo non sarebbe da prendere in considerazione. La situazione sanitaria sta davanti a tutto e non voglio essere cinico però è evidente che in quel caso dovremmo parlare davvero di numerose chiusure. Già imprese artigiane come le estetiste e i parrucchieri adottando tutta una serie di disposizioni e protezioni hanno dovuto assumere tempistiche totalmente diverse con cui hanno subito dei duri colpi. Spesso i laboratori e i negozi di parrucchieri ed estetisti sono ambienti piccoli e spesso il titolare ha dovuto mettere in cassa integrazione i propri dipendenti, perché mentre prima c’erano tre o quattro persone che lavoravano con altrettanti clienti, ora sono stati costretti a rivalutare il numero di clienti, invece di tre all’ora ne fanno uno e mezzo, questo porta alle contrazioni di fatturati, dipendenti in cassa integrazione e a marzo se non cambia qualcosa si potrebbe parlare persino di licenziamenti. Questo nella situazione attuale, se pensiamo ad un lockdown generalizzato come quello di marzo in cui nessuno può lavorare significherebbe la morte economica non solo del Valdarno ma dell'Italia."

"Bisogna essere realistici, non sarebbe sostenibile – conclude Magi – ma anche perché gli ultimi dati del terzo trimestre riportano che il sistema produttivo italiano nonostante tutto è il più dinamico d’Europa e ha le potenzialità per potersi rialzare e recuperare il gap subito quest’anno, ma è chiaro che con un nuovo lockdown non ci si rialza perché abbiamo delle situazioni deficitarie rispetto a tanti altri paesi europei con cui partiamo svantaggiati."

"La pandemia ha portato senz'altro instabilità e insicurezza – ha detto Egisto Nannini, Confindustria e presidente dell'azienda IT.TE.DI. – Come cittadino e presidente di Confindustria non stimo la classe dirigente attuale, indipendentemente dal colore politico, bisognerebbe che facessero poltiica ma purtroppo non la stanno facendo, ancora oggi nonostante tutto stanno continuando a fare campagna elettorale, in Italia la campagna elettorale dura 365 giorni l’anno. E, a mio giudizio, non stanno gestendo la crisi come deve essere gestita, senza capire quali siano benefici e disagi delle loro azioni. La paura, riguardo alle risorse è che queste vengano spese come assistenzialismo senza creare un nessun tipo di investimento e che un domani noi italiani ci troviamo un carico di debito pubblico aumentato notevolmente con nulla in mano per poterlo assorbere. Bisogna creare occupazioni e opportunità di lavoro, se creo opportunità di lavoro e investo nelle opportunità e nelle persone che lavorano, queste poi spenderanno e investiranno, nell’assistenzialismo, una volta finito non rimane più niente."

 

 

"I depositi bancari sono aumentati moltissimo in quest’ultimo periodo perché le persone hanno paura e mettono in banca i loro ricavi senza spenderli e investire, è un grosso danno perché l’economia si sta fermando in questo momento, ci sono aziende che hanno ridotto il 30-35% il fatturato, questo è un dato di fatto, non tutte, per fortuna ci sono aziende, soprattutto in Valdarno, che stanno reggendo bene. Anche di licenziamenti gli imprenditori di Confindustria non ne hanno mai parlato perché le persone che lavorano oggi sono tecnici: in qualsiasi attività un tecnico è un investimento che l'azienda si è fatta nel passato creandoselo giorno per giorno, ed è difficile che lo mandi a casa, il licenziamento non è una parola contemplata nel vocabolario aretino/valdarnese."

Nannini ha poi parlato dell'impatto al digitale dovuto al Covid-19: "Senz’altro, un certo impulso alla digitalizzazione l’ha dato, ci sono attività che possono essere sicuramente fatte in smart working, una metodologia che aiuta in specifici momenti come questo. Una persona così riesce a combinare il lavoro rimanendo a casa, tuttavia esiste un'accortezza: non far perdere alle persone il contatto con l’azienda. Non ci sono operatori di serie A e di serie B, si può lavorare da casa per un periodo ma poi si deve riprendere contatto con l’azienda, bisogna vivere l’azienda e noi imprenditori su tutti dobbiamo dare il buon esempio, infondendo l'ottimismo nei propri lavoratori e salvaguardando posti di lavoro e produzione vedendo sempre il lato positivo."

Infine il commento di Roberta Soldani, Confcommercio: "La ripercussione è stata notevole perché si iniziavano a vedere i primi miglioramenti nel mese di settembre, il nuovo aumento di questa pandemia ha portato subito dei grandi numeri di deficit. Uno scenario futuro con un lockdown generalizzato mette a rischio il 70% delle imprese del terziario. Già nel terzo trimestre c’è stato un forte decremento della variazione fra il saldo delle imprese nate e cessate, quest’anno è stato un anno negativissimo per le nuove attività.

"La ristorazione è il settore più colpito, ma devo fare un plauso a tutte le imprese per il comportamento che stanno tenendo e un plauso maggiore alle attività della somministrazione, perché, onestamente, le imprese sono state veramente encomiabili nella loro reazione e riadeguamento delle attività. Purtroppo non basta solo lo spirito, perché poi hanno bisogno di persone che frequentino la loro attività: da una parte si vedono combattuti nel dire venite e dall’altra c'è uno stato che dice di stare a casa. Tutte le nostre imprese stanno lavorando a pieno regime con protocolli anticontagio, le nostre aziende sono tutte rispettose delle regole, il danno c’è ovviamente, però speriamo che queste limitazioni non si spingano troppo in là perché sennò non reggerebbero."

"Qualcuno senz'altro beneficerà del decreto ristoro – continua Soldani – però come tutti i decreti ci sono una serie di cavilli da sviscerare per poi accedere al credito agevolato o ai rimborsi, tutto ciò per di più non basta al ristoratore se non per una breve boccata di ossigeno, lodevole certo , ma il problema non è l’immediato bensì lo scenario futuro, il breve l’azienda lo può tollerare ma nell’andare avanti che si presentano i problemi, come i licenziamenti, al momento congelati, però c’è il timore fondato che quando saranno di nuovo disposti, tante persone giovani e meno giovani si potranno trovare senza lavoro, e nella nostra società, il lavoro è dignità e futuro ed è mortificante per una persona rimanere senza lavoro o senza opportunità di lavoro, il lavoro si può cambiare però la mancanza di opportunità, di offerte di lavoro, ecco, è questo lo scenario desolante che più temiamo."

 

 

"Inoltre è vero che le imprese si sono reinventate, però ci sono alcune cose che non puoi sostituire: va bene l’asporto e altri servizi, ma non sarà mai come il servizio dato dall’impresa originaria, per ciò per cui è nata. Se in quel posto vai per socializzare, per dare un taglio alla vita quotidiana o per passare una serata in piacevole compagnia e benessere, manca comunque una fetta del suo significato e del corollario che porta con sé: pensiamo a compleanni, matrimoni, comunioni…"

"Siamo tutti consapevoli che al momento, con la pandemia è la salute la prima cosa da tutelare – conclude Soldani – Su questo penso che le nostre imprese abbiano avuto pieno rispetto dell'epidemia fin da subito, però ora la sanità deve fare i suoi passi. A ognuno il suo ruolo, le nostre imprese lo hanno rispettato stando due mesi chiusi e lo rispettano adesso con un comportamento lodevole, ma ora Confcommercio chiede alla sanità che faccia il suo lavoro. Per preparare i territori noi come Confcommercio ce l’abbiamo messa tutta per tutelare le nostre aziende, però noi non possiamo più aspettare, siamo sull’orlo del precipizio."

Qui la sintesi dell’ultimo osservatorio congiunturale sul terziario redatto da  Confcommercio relativa alla provincia di Arezzo. Si tratta di una indagine semestrale che fotografa nel dettaglio lo stato di salute delle imprese di commercio, turismo e servizi con i dati su strutture e demografia, numero di occupati, ricchezza prodotta ed altro ancora. Ne emerge bene il quadro di grande crisi che il settore sta attraversando, alla luce dell’emergenza sanitaria che caratterizza questo periodo e che sta diventando sempre più anche un’emergenza sociale ed economica.

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