02, Dicembre, 2022

“Con Arezzo o con Firenze? Discussione inutile, se prima non si fa il Valdarno”. L’intervento di Stefano Mugnai

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Nel dibattito che si è appena aperto sul futuro posizionamento geopolitico del Valdarno interviene il consigliere regionale di Forza Italia, Stefano Mugnai. Con una posizione diversa da quella di Enzo Brogi, ma più vicina a quella del sindaco di Montevarchi Grasso: “Prima di pensare con chi stare, è necessario che il Valdarno diventi un comune unico”

"Inutile discutere, ora, se schierarsi con la Città metropolitana fiorentina o con l'Unione dei comuni di Arezzo: se il Valdarno non si presenta come unica entità, almeno con la fusione dei comuni del fondovalle, allora il suo ruolo è destinato a diventare irrilevante in qualsiasi contesto". Una posizione netta, quella del consigliere regionale di Forza Italia Stefano Mugnai, valdarnese come il collega Enzo Brogi. 

Tra le loro posizioni, in merito a questo dibattito appena iniziato, c'è di mezzo il mare. Brogi invitava i comuni valdarnesi "con lo 055 nel prefisso" ad andare verso Firenze e la Città metropolitana. Mugnai ribatte: discussione unica, se prima non si costruisce il Valdarno. E la sua posizione sembra più simile a quella del sindaco di Montevarchi, Francesco Maria Grasso

La riflessione di Stefano Mugnai è lunga ed approfondita. E parte da una premessa: scegliere tra Firenze o Arezzo è prematuro e inutile, oggi. "Un ragionamento pericolosamente debole che tradisce anche l’idea che la comunità valdarnese, con la sua classe dirigente, non sia in grado di affrontare le sfide degli anni futuri e di sciogliere i tanti, troppi nodi che ne frenano lo sviluppo e che sono il portato di decenni di amministrazioni di sinistra. Si va poco lontano sperando che qualcuno più grosso di noi, che ha però i suoi interessi e le sue priorità, si faccia carico di eseguire il lavoro che invece compete a noi". 

"E’ veramente la città metropolitana fiorentina, ammesso che la quantomeno discutibile riforma Del Rio veda mai la luce, la terra promessa del Valdarno, o almeno di quello con il prefisso telefonico 055? Credo – sostiene Mugnai – che una siffatta città metropolitana per dimensioni, economia e demografia finirà per essere il vero potere forte della Regione. Data questa premessa, il Valdarno sarà indispensabile alla città metropolitana? La risposta è no. Quale sarà la naturale proiezione demografica ed economica della città metropolitana fiorentina? Sarà in direzione nord ed ovest, verso la piana fiorentina, verso Prato, Pistoia e Empoli, sulle direttrici disegnate dalla Fi-Pi-Li, dalla A11 e dalla A1 direzione Bologna? O piuttosto verso sud, verso Siena ed Arezzo? La risposta è ovvia e non è favorevole al Valdarno". 

"Ma tutta questa discussione può avere comunque un senso, a condizione che la si intraprenda dopo che il Valdarno avrà fatto ciò che è nelle sue possibilità per garantire un futuro alle nuove generazioni. Da anni ascoltiamo i sindaci valdarnesi del Pds-Ds-Pd lamentarsi perché le dimensioni dei loro comuni sono tali che sui temi che veramente stanno a cuore alla gente, come sanità, trasporto pubblico locale, viabilità, infrastrutture, investimenti e scelte urbanistiche necessarie a garantire sviluppo e quindi lavoro, non riescono, da soli, ad avere una voce sufficientemente forte ai tavoli ai quali si compiono le scelte che contano. Non è un alibi: hanno ragione, resta però il fatto che in questi anni niente di concreto è stato fatto per dare più autorevolezza e forza politica alle istanze del Valdarno". 

Ecco dunque che Stefano Mugnai richiama gli amministratori alle loro responsabilità. "Ad eccezione della fusione di Castelfranco e Piandiscò, che con i suoi 9.500 abitanti rappresenta un decimo degli abitanti del Valdarno aretino, sono decenni che si parla di comune unico, ma è evidente che la classe dirigente di sinistra che ha governato in questi anni preferisce lamentarsi della scarsa incisività oggi possibile, piuttosto che iniziare a lavorare seriamente per il comune unico. Il quale, inevitabilmente, deve partire dai tre comuni del fondovalle: Montevarchi, San Giovanni e Terranuova".

"La verità è che in questi anni il Valdarno ha gettato al vento un patrimonio di modernità, di ricchezza, di manodopera super qualificata e di territorio perché la classe dirigente che lo ha amministrato è stata incapace di elaborare una strategia complessiva. In un mondo globalizzato, qualcuno ha pensato che si potessero fare gli interessi dei terranuovesi a scapito dei sangiovannesi, o gli interessi dei sangiovannesi a scapito dei montevarchini… follia. Ed ecco che si organizza una discarica regionale nel territorio di un comune che ne trarrà i benefici economici, mettendola però sotto le finestre del palazzo comunale di un comune vicino. Allo stesso modo, ogni comune delibera la propria area industriale e residenziale creando una situazione schizofrenica e a macchia di leopardo, non in una logica di interesse generale e di dimensione valdarnese, ma con l’intento di dare risposte ad interessi particolari, ottenendo il risultato di consumare territorio senza creare né sviluppo né ricchezza. E via così: regimi fiscali diversi, pianificazioni urbanistiche disomogenee… il tutto per un’area politicamente, economicamente, socialmente e culturalmente sempre più omogenea". 

"Il Valdarno – sostiene Mugnai – ha bisogno un assetto istituzionale semplificato, che sia coerente con ciò che il Valdarno è diventato e che sia in grado di rispondere con una sua forza politico-istituzionale alle sfide ed ai problemi del presente e del futuro. Questo è il vero lascito che l’attuale classe dirigente ha il dovere di trasmettere alle nuove generazioni. Dopo questo passaggio necessario allora chi vorrà potrà pure divertirsi a confrontarsi sull’opzione Firenze-Arezzo. Ma senza lo snodo della fusione dei comuni il Valdarno sarebbe comunque condannato non solo alla marginalità, ma addirittura alla irrilevanza. Questo se si ragiona su ciò che è bene per i cittadini. Se invece si continua a guardare la questione attraverso le lenti delle rendite di posizione, delle poltrone, delle piccole e grandi clientele che ogni centro decisionale, seppur piccolo, comporta, allora, mi viene da pensare che nove poltrone siano meglio di una". 

Glenda Venturini
Glenda Venturini
Capo redattore

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