09, Dicembre, 2022

Beltrame, si riaccende la vertenza. Non rispettato l’accordo di marzo 2013: arrivate solo metà delle tonnellate promesse. I sindacati: “Direzione inaffidabile”

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Delle 15mila tonnellate previste per il 2014, a San Giovanni ne arrivano solo 7.500. Il che significa che ad oggi restano solo tre potenziali settimane di lavoro, poi tutti a casa. Cgil, Cisl e Rsu: “L’azienda è poco credibile e totalmente inaffidabile. Servono fatti concreti, e non una strategia industriale che punti a mettere i lavoratori in competizione tra loro”

L'estate valdarnese riporta alle cronache una vertenza sindacale che sembrava avesse già ottenuto i risultati sperati. È quella della AFV Beltrame spa di San Giovanni, stabilimento siderurgico con 61 dipendenti che, dal mese di marzo del 2013, avevano festeggiato, seppur cautamente, la ripresa delle attività. Forni riaccesi, macchinari rientrati in funzione, e la promessa dell'azienda contenuta nell'accordo: 15mila tonnellate di ferro da lavorare in arrivo nel 2014. 

Peccato che le quantità effettivamente destinate a San Giovanni da parte del gruppo Beltrame, quest'anno, siano state la metà. 7.500 in tutto, gran parte delle quali già arrivate e lavorate alla ex Ferriera. E ora ne reseterebbero solo 2.500 tonnellate circa, il che significa, secondo i calcoli della Rsu, che se dovesse riattivarsi la nuova campagna produttiva (finora comunque rimandata a data da destinarsi) ci sarebbe lavoro solo per tre settimane circa. E i quantitativi mai destinati a San Giovanni, quella differenza di 7.500 tonnellate, viene prodotta a Vicenza per saturare i laminatoi di quell'impianto.

Sono le prime informazioni che emergono dall'incontro di giovedì 17 luglio, con la Direzione aziendale delle Acciaierie, voluta dalle organizzazioni sindacali, allarmate  proprio per il continuo rinvio della seconda campagna produttiva del 2014, preannunciata e programmata nel calendario produttivo ma mai partita. L'incontro è servito a fare il punto sul Piano industriale del Gruppo nella parte che interessa lo stabilimento di San Giovanni, per capire se vi fossero interventi correttivi rispetto allo stesso percorso attuativo presentato e condiviso a suo tempo tra le parti. 

E oggi il commento dei sindacati di categoria di Cgil e Cisl e della Rsu è netto: "Giudizio totalmente negativo, così come condiviso in assemblea con i lavoratori. Oramai è supportato dai fatti che l'accordo di marzo non viene rispettato. A poco servono le rassicurazioni forniteci, che risultano facilmente smentibili dalle consuetudini di questo gruppo dirigente. Peraltro questo atteggiamento risulta irresponsabile perché lesivo del rispetto e della dignità dei lavoratori coinvolti, quei lavoratori che nei 14 mesi di presidio hanno mantenuto sempre toni sommessi dimostrando serietà per affrontare con i giusti toni una vertenza sindacale che non sfociasse mai nella semplice confusione".

"Riteniamo indispensabile riaprire una discussione sul valore dello stabilimento di San Giovanni, per le opportunità di flessibilità nelle produzioni. Non possiamo mettere i lavoratori del Gruppo in competizione tra loro, la crisi anche di questo settore ci insegna che per uscirne dobbiamo intraprendere scelte di resistenza, scelte strategiche che non compromettano l'assetto industriale complessivo". 

Sul piatto anche il mancato sviluppo di nuovi prodotti: "La ricerca di nuove nicchie di mercato, prerogativa indispensabile al salvataggio del Gruppo, non c'è praticamente stata. I dati da noi richiesti negli incontri precedenti sullo stato di avanzamento di questi temi e la verifica dei risultati raggiunti su questo impegno, con quanto riportato al tavolo dai responsabili che si occupano di questo, risultano oltremodo ridicoli e offensivi, e testimoniano inequivocabilmente non solo quanto l'Azienda continui ad essere deficitaria su questo argomento, bensì che sicuramente non è mai stato fatto niente in merito per cavalcare questa opportunità di diversificazione e ampliamento di mercato". 

Da queste premesse, ecco dunque che il documento di Cgil, Cisl e Rsu avanza le sue richieste: "Al prossimo incontro di settembre, per smentire i nostri dubbi sulla decisione di chiusura definitiva con la fine degli ammortizzatori sociali, più che le parole devono susseguirsi fatti concreti, ovvero il rispetto di quanto scritto nell'accordo di marzo 2013: 15mila tonnelate da produrre, la sperimentazione di nuovi prodotti. Non accettiamo il cambio di strategia che vede San Giovanni salva e strategica solo quando sarà saturata Vicenza e si potranno dirottare qui le quantità eccedenti: non può esserci strategia industriale con la carità o l'elemosina. Dobbiamo riportare questa vertenza all'attenzione delle istituzioni. Tutti si sono impegnati nel 2011 per trovare soluzioni alla chiusura, quindi oggi devono pretendere con noi di capire bene cosa vuole fare questa Impresa".

"Sessantuno lavoratori, da 5 anni in bilico tra cessazione o ripartenza, con lunghi periodi di sospensione per CIGS, nel marzo del 2013 si sono rimessi in gioco, dopo 14 mesi di fermo hanno riavviato forno e treno, dediti, con la loro professionalità e duttilità, in circostanze spesso accumunabili agli scenari dei pionieri del west, e solo per la loro grande passione e attaccamento a questo stabilimento vecchio oltre 140 anni, hanno dimostrato di saper lavorare il ferro raggiungendo in queste condizioni eccellenti risultati di efficienza produttività e redditività, vogliono solo una cosa: continuare a sognare lavorando in Ferriera". 

Glenda Venturini
Glenda Venturini
Capo redattore

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