06.05.2018  23:00

Moby Dick Festival: pienone anche per la terza giornata. L'incontro con Ferruccio De Bortoli

di Monica Campani
Ospiti illustri e tante persone nella tensostruttura di piazza della Repubblica anche domenica per il Festival organizzato dall'amministrazione comunale


Anche la terza giornata del Moby Dick Festival è stata ricca di personaggi, incontri, storie e tanti spettatori. Nella tensostruttura di piazza della Repubblica si sono avvicendati lo chef Fabio Picchi, il giornalista e saggista Antonio Gnoli che ha intervistato la poetessa e scrittrice ungherese Edith Bruck, sopravvissuta alla deportazione nei campi di concentramento di Auschwitz, Dachau e Bergen - Belsen, lo scrittore e sceneggiatore Giampaolo Simi, lo storico dell'arte Antonio Natali, lo storico Franco Cardini. All'auditorium Le Fornaci, poi, l'attore e drammaturgo Mario Perrotta.

Alle 15.00 l'incontro con Ferruccio De Bortoli, giornalista, ex direttore del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore, attualmente editorialista del Corriere del Ticino e collaboratore del Corriere della Sera. A intervistarlo Antonio Gnoli.

Dalla politica alla finanza, dall'imprenditoria alle banche: De Bortoli ha fotografato la situazione dell'Italia con il piglio del giornalista.

Lo stato del paese e la professione del giornalista: "La nostra professione è utile quando fornisce materiale non avariato alla pubblica opinione perchè possa farsi liberamente una propria opinione. Purtroppo il giornalismo ha cattive abitudini". "Penso che il nostro paese abbia avuto poteri forti e consapevoli della propria forza. Poteri forti nella politica, nell'economia. Questi poteri poi si sono sciolti".

 

L'imprenditoria e il capitalismo: "Ci vuole una società aperta che consideri il rischio come un fatto ineliminabile della vita. Si cade, si fallisce, ci si rialza e ci si riprova. Qui manchiamo nella trasmissione di alcuni valori. Bisogna provare, bisogna rischiare. Chi si apre è conscio di quello che vale, si chiude solo colui che ha paura. Essere all'avanguardia e conquistare posti di particolare rilievo passa attraverso un'apertura culturale".

 

"La concorrenza che potrebbe farci crescere in Italia è sempre stata vissuta come una minaccia. C'è sempre stato uno scambio. Gli imprenditori che adesso sono tutti europeisti all'inizio erano contrari". 

 

La politica: "Una volta i partiti erano organizzati, con una loro storia, figli del novecento, di un'ideologia. Adesso si sono esauriti con la storia. Oggi il pensiero di un partito si fa su twitter o su facebook non si fa più nelle sezioni o nelle direzioni. La democrazia partecipativa invece è fatta di sovrastrutture. E non pensate che la rete sia un esperimento efficace di democrazia diretta: finisce invece per essere scambiata per l'opinione mediana, espressione più estremista. In uno Stato di diritto il consenso che una persona riceve non è la legittimità a fare tutto ciò che vuole. In Italia la politica ha avuto delle esplosioni che sono quelle di un malessere e di una richiesta politica che i partiti classici non sono stati in grado di garantire. E tra l'altro noi giornalisti non siamo stati in grado di intercettare".

"Dobbiamo dire però che i movimenti pur con tutte le loro asperità non si sono prodotti in forme violente, tutto è rimasto contenuto in un dibattito, la cui qualità deve preoccuparci, ancora componibile tra persone che non si odiano ma che possono trovare un compromesso".

 

Lunedì 7 maggio alle 18.00 all'auditorium Le Fornaci Filippo Boni presenta il libro "Gli eroi di via Fani" e alle 20.30 sarà presente nella tensostruttura di piazza della Repubblica Andrea Segre.

Cultura

 
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