Nell’ambito dell’educazione civica e dell’impegno civile, l’I.I.S. B. Varchi ha promosso due importanti iniziative per gettare semi di legalità tra gli studenti liceali.
Il 20 gennaio, presso la Sala Conferenze dell’istituto, si è tenuta una conferenza dedicata ai temi della legalità, delle mafie e delle ecomafie legate al territorio del Valdarno. Relatore dell’incontro è stato Pierluigi Ermini, referente in Valdarno dell’associazione Libera contro le mafie, fondata da don Luigi Ciotti. La conferenza era rivolta agli studenti delle classi 3ª A e 3ª B del liceo scientifico scienze applicate, impegnati nello svolgimento della FSL “Oro Blu”, un percorso formativo che affronta questioni legate alla tutela dell’ambiente, alla gestione delle risorse idriche e alla legalità che ha come partner l’associazione Legambiente e l’Università di Siena.
Ad aprire l’incontro è stata la prof.ssa Sorbello, che ha introdotto una significativa retrospettiva storica sul fenomeno mafioso. Nel suo intervento ha ricordato i crimini della mafia tradizionale di Cosa Nostra, guidata da Totò Riina, la stagione della mafia stragista, responsabile di vittime illustri come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Carlo Alberto Dalla Chiesa, fino ad arrivare alla mafia più recente e meno visibile di Matteo Messina Denaro, legata al sistema degli appalti e agli interessi economici, oggi considerata tra le più pericolose proprio per la sua capacità di mimetizzarsi nel tessuto sociale.
Nel suo intervento, Pierluigi Ermini ha illustrato l’attività dell’associazione Libera, sia a livello nazionale sia nel territorio del Valdarno, soffermandosi su esempi concreti di beni confiscati alle mafie e restituiti alla collettività. Ha inoltre raccontato il patto di collaborazione tra i Comuni del Valdarno e alcuni centri della Piana di Gioia Tauro, in particolare Polistena e Cinquefrondi, sottolineando l’importanza di una rete istituzionale e civile nella lotta alla criminalità organizzata.
Un contributo particolarmente significativo è arrivato da due studenti dell’I.I.S. B. Varchi, Emma Falciani e Giulio Benvenuti, che la scorsa estate hanno partecipato a un campo di volontariato organizzato da Libera in Calabria, i quali hanno condiviso con i compagni la loro esperienza diretta sui beni confiscati, offrendo una testimonianza concreta di impegno e cittadinanza attiva. Ermini ha infine richiamato l’attenzione sulla presenza della “mafia occulta” nel territorio valdarnese e toscano, citando il caso Keu, una criminalità silenziosa ma fortemente radicata negli interessi economici e ambientali, invitando la società civile del Valdarno a non abbassare la guardia e ad “aprire gli occhi”.
A seguito di questo evento, nella mattinata del 21 gennaio, le classi 3ª A Scienze Applicate, 3ª B Scienze Applicate, 4ª C Scientifico e 5ª A Scienze Applicate hanno assistito nei locali dell’istituto ad uno spettacolo teatrale dedicato alla lotta contro le mafie dal titolo “Salvatore Carnevale: non era santo ma i miracoli faceva”. In questo spettacolo, portato in scena da “Materiali sonori”, le voci di Chiara Cappelli e Sergio Serges dialogano insieme ai ritmi e alle musiche di Arlo Bigazzi. Alternandosi tra il dialetto siciliano e la narrazione in italiano, tra il testo in prosa e tratti di poesia, hanno raccontato una storia di memoria e lotte, di impegno civile e di grande sacrificio.
Al centro della rappresentazione la figura di Salvatore Carnevale, giovane sindacalista siciliano ucciso dalla mafia nel 1955 per aver difeso con coraggio i diritti dei contadini all’interno di un tessuto sociale pieno di conflitti, di lotte contro il lavoro nero, per la riduzione dell’orario di lavoro. Turiddu Carnevale riesce, creando un movimento di lotta dei contadini, a far applicare nel suo territorio una legge della riforma agraria in vigore da tempo nel resto d’Italia. Vive due anni a Montevarchi dove lavora e sperimenta l’accoglienza della gente valdarnese che condivide con lui la lotta per la giustizia dei lavoratori. La storia di Salvatore, detto Turiddu, è narrata dalla voce della madre, Francesca Serio, attraverso un intenso racconto che ha permesso agli studenti di avvicinarsi non solo alla vicenda storica, ma anche al dolore e alla forza di chi ha vissuto sulla propria pelle le conseguenze della violenza mafiosa.
Francesca Serio ricerca la giustizia e per questo sarà la prima donna nella storia siciliana che denuncerà, mandandoli a processo, i carnefici di suo figlio. Un racconto capace di coinvolgere emotivamente e di stimolare una riflessione profonda sul valore della giustizia, del lavoro e della legalità. Al termine della rappresentazione gli attori si sono resi disponibili a rispondere alle domande del pubblico, dando vita a un dialogo aperto e partecipato.
Gli studenti hanno seguito i due incontri con grande interesse e partecipazione, rimanendo profondamente colpiti ed entusiasti dalle testimonianze ascoltate. La conferenza e lo spettacolo hanno rappresentato due importanti occasioni di crescita civile e culturale, rafforzando la consapevolezza del legame tra legalità, tutela dell’ambiente e responsabilità individuale, con l’obiettivo di costruire una coscienza civile consapevole e critica.

