14, Aprile, 2024

Lo Sgargabonzi approda al Politeama sabato 24 febbraio col suo ‘XXVII Convegno Mondiale sulla Satira’

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Gli amanti della satira sono invitati a partecipare a un evento straordinario: Alessandro Gori, noto come Lo Sgargabonzi, porterà in scena il ‘XXVII Convegno Mondiale sulla Satira’ presso lo Spazio Politeama a Montevarchi, sabato 24 febbraio alle ore 21.

Il 50mo Premio della Satira, recentemente assegnato a Gori nel 2022 a Forte dei Marmi, ha svelato un lato inedito dello scrittore che, per anni, ha negato la sua affiliazione con la satira. Adesso, Lo Sgargabonzi si prepara a gettare la maschera e a presiedere questo importante convegno, unico relatore di un evento che scuote potenti, oligarchi, preti, massoni, tiranni e franchi tiratori.

L’eclettico scrittore, definito “il più grande scrittore comico italiano” da Claudio Giunta su Internazionale, promette uno spettacolo completamente nuovo. Durante l’evento, Gori offrirà al pubblico la sua personale interpretazione del concetto di satira, filtrata attraverso la sua sensibilità nervosa, reattiva, e ostinatamente refrattaria alle “passamanerie civiche” secondo le parole di Alberto Arbasino.

Intervista a Alessandro Gori. Come sono stati gli inizi? Come era l’ambiente in cui si è sei immesso, e quanto questo ha influenzato il suo tipo di comicità? “Tutto è iniziato abbastanza per caso. Mi stavo laureando in Psicologia e non dovevo distrarmi. Solo che quando non devo perdere tempo è il tempo perso a venirmi a cercare, quindi ebbi la bella idea di aprire un blog, dove iniziai a pubblicare i miei racconti. Ebbe un buon successo, dal blog nacque il mio primo libro (“Le avventure di Gunther Brodolini”) e di lì a poco, abbastanza a sorpresa, iniziarono a chiamarmi dei locali per leggere i miei racconti da vivo. Nel giro di poco il comico è diventato il mio lavoro, assieme allo scrittore. E sì che avrei voluto fare tutt’altro nella vita, che non era nemmeno lo psicologo, sia chiaro. Del resto ho fatto l’università solo per proseguire l’adolescenza.”

Il Premio della Satira: come ha influito il ricevimento del 50mo Premio della Satira nel 2022 sulla tua percezione personale e professionale del tuo lavoro? “Mi ha fatto piacere, ma penso di stare alla satira come un diabetico alla sachertorte, è più la fissa di chi mi recensisce che la mia. Il tonitruante titolo del nuovo spettacolo, “XXVII Convegno Mondiale sulla Satira”, ironizza proprio su questo.”

Scrittore, comico e adesso anche curatore editoriale. In un’altra intervista hai affermato ‘A essere sinceri, la risata ha finito per stancarmi. Specie oggi che è una monomania’. Ecco, la prima cosa che ricerchi in un testo già per sua definizione comico? Esistono delle ‘regole di selezione’? “La risata per me non è il fine della comicità, spesso nemmeno il mezzo. Considero la comicità un atto puro, libero e misterioso, consonante alla risata ma non indivisibile da questa. Del resto la risata che interessa a me è il cucchiaino di zucchero che esalta la sapidità di un bicchiere di acqua salata. Se metti un episodio drammatico fra due momenti comici, quell’episodio si ammanterà d’ombra, diventando spettrale, vertiginoso, isterico e terminale.”

XXVII Convegno Mondiale sulla Satira: Quali sono le tematiche principali che intendi affrontare durante l’evento? “Sarà una scaletta a sorpresa. Posso solo anticipare che spazieremo da favole horror a cronache dall’infanzia profonda, da barzellette dall’Altroquando a monologhi di Pietro Pacciani, passando per poesie inedite di Pasolini, ipertesti di canzoni alla moda e trattatelli definitivi sulla riviera Romagnola.”

Sinossi:Il Convegno si concentrerà su una riflessione gnoseologica degli studiosi anti-gnoseologici ed esperti, analizzando la satira come forma di comunicazione politica, spesso contro il potere costituito. Si discuterà anche di cosa rende la satira invisa al potere, del suo rapporto con la comunicazione e di come il linguaggio satirico sia cambiato nel tempo. Se per “satira” intendiamo parlare male del male, nella certezza granitica di essere nel bene, l’unico bersaglio possibile per la caustica e irriverente comicità di Alessandro Gori sembra essere la satira stessa. Lo spettacolo promette di non fare sconti a niente e nessuno, tranne all’autore stesso, un moderno mistico, essere di luce, diadema d’ossidionale e ierofanica perfezione scagliato da un camionistaccio su un pavimento in gres.

 

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