27, Luglio, 2021

Si è dimessa Rossella Angiolini dopo il post incriminato. Il Pd porta il caso anche in Parlamento

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Sono arrivate già in mattinata le dimissioni di Rossella Angiolini da Presidente della Commissione pari opportunità della Provincia di Arezzo, dopo il post “incriminato” in cui aveva utilizzato parole offensive nei confronti delle “femministe di sinistra”. La stessa Angiolini ha presentato le sue dimissioni irrevocabili alla Presidente della Provincia Chiassai Martini, come ha spiegato questa mattina in una intervista a Radio Effe (qui in versione integrale) in cui afferma: “Ho rassegnato le mie dimissioni irrevocabili, io sono uno spirito libero e non posso avere nessun legame che mi possa impedire di quello che penso. Chi ricopre incarichi istituzionali deve avere una terminologia adeguata, e questo non mi appartiene. Per questo ho ritenuto doverose le mie dimissioni. La Presidente della Provincia non mi aveva chiesto le dimissioni, sono io che ho insistito con lei, non volevo metterla in difficoltà con le mie esternazioni, la Presidente era dispiaciuta ma era giusto così”.

Intanto il caso continua a far discutere e il Pd provinciale annuncia che arriverà anche in Parlamento, con una interrogazione del deputato democratico Walter Verini (questo il suo intervento video). In merito, invece, alle dimissioni da Presidente della Commissione pari Opportunità da parte di Rossella Angiolini, questa la dichiarazione del Segretario Provinciale Francesco Ruscelli: “Apprendo con piacere che Rossella Angiolini si è dimessa dall’incarico di Presidente della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Arezzo scusandosi con tutte le donne. Scuse apprezzabili ma tardive avvenute quando la vicenda è diventata un caso nazionale. Parole come quelle, in ogni caso, non avrebbero dovuto essere mai pronunciate. Piuttosto fuori luogo anche il tentativo di strumentalizzazione politica dell’ultimo minuto effettuato dalla Presidente della Provincia di Arezzo e Sindaca di Montevarchi Silvia Chiassai su presunti ‘silenzi’ sul caso Saman”.

“Ci tengo a riaffermare con forza – continua Ruscelli – che le offese alle donne sono tutte da condannare così come le violenze sulle donne, che le donne offese si chiamino Giorgia Meloni o Anna Rossi o che le donne che subiscono violenza, o peggio, che vengono uccise si chiamino Saman o Marianna. In Italia le donne vittime di omicidio volontario nel 2020 sono state 112, 111 nel 2019, 133 nel 2018. Riusciremo mai ad essere tutti concordi almeno su questo? Infine una nota di colore. Chiassai dice di aver chiesto le dimissioni dell’Angiolini mentre l’Angiolini dice che le dimissioni le ha date lei per non mettere in difficoltà la Presidente della Provincia e che quest’ultima era dispiaciuta.
Questo porta a chiedermi: ma questa destra centro aretina incapace di governare il territorio a tutti i livelli può riuscire almeno a coordinarsi su una dichiarazione?”.

In merito interviene, infine, anche la Consulta per le Pari Opportunità del Comune di San Giovanni , che esprime “profondo orrore e unanime condanna per la vicenda della Presidente della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Arezzo. Tutti/e noi componenti della Consulta, uomini e donne, cittadini/e impegnati quotidianamente e costantemente alla lotta a qualunque forma di discriminazione ci ritroviamo profondamente feriti/e dalle parole di Rossella Angiolini. È a dir poco disarmante constatare che, chi come noi ha scelto di vestire abiti che dovrebbero contraddistinguere una certa tipologia di valori e che proprio per gli stessi motivi, viene nominata per ricoprire ruoli istituzionali a tutela delle vittime di discriminazioni, riesca poi in poche oscene parole a denigrare così profondamente l’essere umano in generale e quello femminile in particolare”.

“L’uccisione di Saman – continua la nota della Consulta – rappresenta purtroppo un altro tragico capitolo nella tematica della violenza di genere. Non riusciamo a capacitarci di come sia possibile usare questa tragica, triste vicenda per svilire l’impegno e la passione di chi dedica ore della propria vita a lottare per questi valori. La scelta delle parole da usare, in quanto esseri umani pensanti dovrebbe stare sempre alla base della comunicazione ed evidentemente in questo caso quello che emerge è una scelta offensiva, svilente e terribilmente grave per la quale, opportunamente, sono stati presi provvedimenti seri”.

“Come donne, consigliere, amministratrici e cittadine ci sconvolge l’esternazione social della Presidente della Consulta delle Pari Opportunità della Provincia di Arezzo che, con un linguaggio inappropriato e svilente, ha ricondotto una vicenda così tragica ad una questione di politica, diatriba tra destra e sinistra. Del pari ci stupiscono le parole della Presidente della Provincia di Arezzo che, condannando l’esternazione di Angiolini, ha comunque voluto rilevare come, a suo avviso, nessuna forza politica si fosse espressa, fino a quel momento, condannando l’efferato omicidio. Umanamente ci chiediamo quando la nostra società abbia assunto come prova della riprovevolezza di un comportamento, la gogna mediatica. Quando la misura dell’umano disprezzo per la barbarie si è legata in maniera assoluta alla pubblica esternazione della condanna, sostituendosi ad un compito sbigottimento ed a un dolore raccolto, rispettoso silenzio di chi non vuol necessariamente ritagliarsi un ruolo da protagonista in una vicenda in cui, purtroppo, il personaggio principale è colui che ha perso la vita”.

Glenda Venturini
Capo redattore

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