26, Settembre, 2022

Strada provinciale fiorentina, la denuncia dei residenti: “Tratto pericolosissimo, ma nessuno interviene”

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“L’autovelox è spento e ci dicono che non si può riaccendere, però nessuno si preoccupa di prendere provvedimenti per limitare la velocità delle auto”. I residenti della zona del Pino, alle porte di Faella, ricordano che in quel tratto ci sono stati diversi incidenti, anche gravissimi

Auto che sfrecciano a velocità ben superiori ai 50 km/h, che si lanciano in sorpassi in velocità anche davanti ai cancelli delle case. Succede lungo il tratto della Sp9, la provinciale fiorentina, nel tratto che porta da Faella verso la provinciale del Botriolo. "Qui in tanti passano a velocità altissime, soprattutto nelle ore della notte e nei giorni del fine settimana", spiega un residente che ha contattato Valdarnopost. 

Chi abita in località il Pino e nelle zone vicine segnala da anni questa situazione di estrema pericolosità. "Nel corso degli anni ci sono stati svariati incidenti, anche mortali", raccontano. Per un periodo di tempo, a dare un freno agli automobilisti con il piede pesante c'era stato l'autovelox, spento ormai dal 2009 dall'allora Prefetto di Arezzo, insieme ad altri 55 su tutto il territorio aretino. 

"Ci dicono che non può essere riattivato perché in quella zona è centro abitato – ci spiega un residente – quindi il paradosso è questo: nel centro abitato non ci può essere un autovelox ché verifica la velocità e al contrario i veicoli transitano senza controllo". Chi abita in zona ha richiesto più volte un intervento di messa in sicurezza: decine le raccompandate indirizzate alla provincia e al comune, per chiarire anche soltanto chi fosse il responsabile che possa intervenire. 

"Invece siamo ancora al punto di partenza – raccontano – e per un sopralluogo fatto di recente da un funzionario della provincia sembra che non sia neanche così importante e neccessario tutelare questo tratto di strada. Insomma ci si imbatte in una burocrazia e in delle leggi che non hanno senso, e questo rimane un caso irrisolto. E per chi abita in questa località è irritante". 
 

Glenda Venturini
Capo redattore

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