18, Luglio, 2024

Migranti al lavoro per la comunità: da stamani i volontari si occupano delle manutenzioni

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Stamani il via al progetto che coinvolge i migranti di Figline e Incisa nelle manutenzioni. Iniziato il progetto promosso dal Comune grazie alla collaborazione delle associazioni “Giardino” e “Cenacolo”.

I migranti al servizio della comunità come volontari. Pettorine, guanti e scarpe antinfortunistiche: è il kit che stamani ogni migrante ha ricevuto da Comune, associazione “Il Giardino” e cooperativa sociale “Il Cenacolo” per iniziare un progetto di inserimento sociale pensato dalla sindaca Giulia Mugnai e dall’assessore Ottavia Meazzini.

A Figline e Incisa sono 21 le persone arrivate nel luglio 2014 ospitate a Palazzolo. Provengono da Mali, Costa d'Avorio e Senegal, in attesa che l'iter burocratico per le richieste di asilo politico sia portato a compimento.
 

Dopo un lungo periodo di analisi della normativa e stesura del protocollo d’intesa, da stamani i migranti sono impegnati in una serie di lavori indicati dall’ufficio Ambiente del Comune come la manutenzione delle panchine e dei cestini dei Giardini Dalla Chiesa, la scartatura e la ritinteggiature di staccionate, giochi e panchine ai giardini di Gaville e del Poggio alla Croce, la ritinteggiatura delle ringhiere del passaggio pedonale del Pian delle Macchie e la pulizia dalle erbacce nella salita che porta al Castello di Incisa.

Il progetto si svolgerà generalmente due volte a settimana e ogni gruppo di migranti (massimo 8 persone contemporaneamente) sarà impegnata per circa un mese, in modo da avere una rotazione che li possa coinvolgere tutti e coprire più zone del territorio.
 

“Era la fine di novembre 2014 e quando pensammo questo progetto sembrava quasi impossibile realizzarlo – hanno spiegato la sindaca Giulia Mugnai e l’assessore alle Politiche per l’integrazione, Ottavia Meazzini – Abbiamo incassato diversi rifiuti, ma poi abbiamo trovato nell’associazione ‘Il Giardino’ la stessa nostra voglia di trasformare l’arrivo dei migranti in un’opportunità di integrazione, in un modo di dare ospitalità ricevendo in cambio attenzione verso il nostro territorio”.

Come sottolineato durante la presentazione, il progetto è seguito dagli ufficio comunali (Politiche sociali e Ambiente), che si occuperà della fase formativa. Il materiale per la realizzazione delle attività (pettorine, vernici, attrezzature) è fornito dal Comune, mentre i dispositivi di prevenzione e la copertura assicurativa dei migranti sono a carico della cooperativa sociale “Il Cenacolo”; “Il Giardino” provvede invece all’iscrizione dei migranti presso la propria associazione e e mette a disposizione auto e personale per il trasporto.

“Questo tipo di attività dovrebbe essere nel dna di ogni associazione di volontariato – ha fatto notare la presidente de ‘Il Giardino’, Daniela Grazzi – quindi abbiamo aderito con molto entusiasmo cercando di dare il nostro piccolo contributo a questo bel progetto di integrazione”.

“Ringrazio tutta la comunità di Figline e Incisa per l’accoglienza data finora a questi 21 migranti, 19 provenienti dal Mali, 1 dalla Costa d’Avorio ed 1 dal Senegal – ha spiegato Matteo Conti, presidente della cooperativa Il Cenacolo –. Per loro, che sono in attesa di ricevere uno status giuridico, è un’esperienza davvero importante”.

Oltre a “Il Giardino”, hanno risposto all’appello del Comune anche altre due associazioni, che gestiscono in maniera autonoma la loro collaborazione con “Il Cenacolo”: l’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani (Agesci), che coinvolge i migranti in attività di animazione, e l’associazione “Anelli mancanti”, che già dal novembre 2014 tiene per loro un corso di italiano almeno due volte alla settimana.

“Siamo molto soddisfatte di questo progetto sperimentale – proseguono Giulia Mugnai e Ottavia Meazzini – anche perché i vincoli contenuti nella normativa vigente non ci hanno agevolato, anzi, hanno rallentato molto la partenza delle attività. Ma adesso che ci siamo riusciti speriamo che quelle associazioni inizialmente scettiche, oggi ci ripensino e si inseriscano in un progetto sempre aperto, che nasce come strumento per affiancare i concetti di integrazione e di pubblica utilità, permettendo alla comunità locale di conoscere questi ospiti e agli ospitati di ricambiare l’accoglienza con piccoli lavori di manutenzione”.

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