12, Febbraio, 2026

Giovani recuperano un’area umida nella Foresta di Sant’Antonio: ora possono tornare a popolarla specie di anfibi in via di estinzione

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Hanno lavorato per tutta l’estate, e fino ad ottobre, per recuperare un’area umida ormai praticamente sparita, sepolta dalla terra, nella Foresta di Sant’Antonio, nei boschi del Pratomagno reggellese, permettendo così a specie in via di estinzione come il Tritone crestato e il rarissimo Ululone appenninico di ripopolarla: sono un gruppo di oltre quaranta ragazzi, hanno fra i 14 e i 19 anni, e sono diventati i protagonisti attivi di un progetto portato avanti da Effetto Foresta, associazione del territorio, grazie al sostegno della fondazione ambientale italo inglese Tuscany Environment Foundation. Il risultato di questo impegnativo lavoro sarà al centro di un convegno che si terrà domani, 5 febbraio, a Firenze.

Come è nata l’idea e come si è svolto il progetto? Lo abbiamo chiesto a Enrico Fiordiponti, tra i responsabili dell’associazione. “Come Effetto Foresta abbiamo preso in gestione parte della foresta di Sant’Antonio, che è un’area naturale protetta di interesse locale, una riserva demaniale che sta vicino a Vallombrosa, sul Pratomagno, parte di Rete Natura 2000. Il nostro obiettivo è di portare avanti, qui, una serie di progetti di salvaguardia ambientale e di studio sulla natura, ma anche creare un centro di sviluppo delle competenze e protagonismo giovanile nei riguardi soprattutto degli adolescenti. In questo contesto, abbiamo partecipato ad un bando di Tuscany Environment Foundation, e lo abbiamo vinto con un progetto per recuperare un’area umida molto importante nella foresta di Sant’Antonio”.

Un’area umida che sostanzialmente non esisteva più da anni: “Quella che avrebbe dovuto essere una sorta di palude, non esisteva quasi più perché si era interrata con il passare degli anni, anche per via dei rimboschimenti fatti negli anni ’60. Insomma, si era perso un habitat molto importante, in particolare per alcune specie di anfibi che oggi sono anche a rischio estinzione, per esempio il Tritone crestato e l’Ululone appenninico, quest’ultimo in particolare mai documentato in passato in quest’area della Foresta di Sant’Antonio”.

E invece il lavoro sul campo ha portato alla prima sorpresa inattesa: “Proprio l’ululone è stato avvistato in una piccola pozza che avevamo già fatto con i ragazzi qualche anno fa. Per questo abbiamo ritenuto fondamentale lavorare ad un progetto più profondo di recupero dell’area umida”.

E nell’estate 2025 il progetto è stato realizzato: “Abbiamo lavorato in mezzo al bosco, in un’area situata a circa un chilometro dalle case di Sant’Antonio, dove si arriva solo a piedi, senza la possibilità di utilizzare ruspe o altri mezzi per lavorare. Con i ragazzi abbiamo scavato completamente a mano, rimuovendo diversi metri cubi di terra, in modo che ci si potesse sedimentare l’acqua. Per aiutare questo processo abbiamo fatto un’impermeabilizzazione con argilla naturale, un intervento più naturale possibile ma lungo e faticoso”.

Per questi ragazzi, che si sono alternati nel corso delle settimane, è stata un’occasione per fare un qualcosa di estremamente utile, salvaguardare la biodiversità in maniera concreta, sul campo. Un’azione positiva che non solo ha permesso loro di crescere, ma che porterà conseguenze positive a sua volta sull’ambiente locale e sulla sua fauna. Tanto che adesso le fasi della ripopolazione saranno studiate, spiega ancora Fiordiponti: “Stiamo valutando insieme alla Società Erpetologica Romana, di cui fa parte Nicolò Pellecchia, erpetologo con cui collaboriamo, di studiare la colonizzazione, i processi di colonizzazione sia delle piante sia degli animali di quest’area umida. Perché se è vero che di queste aree umide si sa abbastanza bene come vengono colonizzate quando vengono realizzate in ambito agricolo, non si sa invece quasi niente di quello che accade in ambito boschivo”.

Insomma, quello della Foresta di Sant’Antonio potrebbe diventare un caso di studio proprio per la sua unicità, tanto che si pensa già ad una possibile pubblicazione scientifica. E tutto grazie all’impegno non solo delle associazioni che hanno portato avanti il progetto, ma soprattutto di questi giovani che per settimane hanno scavato in mezzo al bosco, con un fine nobile.

Di tutto questo si parlerà domani a Firenze all’Auditorium di Fondazione CR Firenze: il convegno si aprirà alle 9 con i saluti di Bernard Dika – Sottosegretario Regione Toscana e  Serena Spinelli – Consigliera Regione Toscana; sarà presente Piero Giunti – Sindaco Reggello; i Carabinieri Forestali Reparto Biodiversità di Vallombrosa; Luigi Paccosi – Presidente CESVOT. Prenderanno la parola Nicolò Pellecchia – Erpetologo Società Romana di Scienze Naturali ETS; Padre Giuseppe Casetta – Abate Generale Congregazione Vallombrosana; Franco Tassi – Storico direttore del PNALM e figura di riferimento della conservazione della Natura in Italia; Andrea Gennai – Direttore Parco Nazionale Foreste Casentinesi; Elena Tricarico – Ricercatrice Dipartimento di Biologia UNIFI; Robert Cope – Presidente di Tuscany Environment Foundation; Laura Lo Presti – Direttrice di Tuscany Environment Foundation; Enrico Fiordiponti – Responsabile progetto Effetto Foresta. Il convegno è stato organizzato e sarà gestito dai giovani del progetto, con interventi specifici durante la mattinata. Gradita la registrazione di presenza a info@effettoforesta.it.

Glenda Venturini
Glenda Venturini
Capo redattore
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