Lorenzo Cherici, educatore professionale sanitario nell’ambito della salute mentale e residente a Reggello, ha pubblicato da poco il suo primo libro “Educazione sentimentale del limite”, edito da Controluna Edizioni.
L’opera affronta temi come l’amore, la fragilità, la memoria, la famiglia e il quotidiano attraverso una scrittura essenziale e concreta, capace di dare valore ai piccoli gesti e alle cose comuni.
Per l’autore si tratta di un traguardo importante, la sua prima pubblicazione: “Rappresenta il risultato di anni di scrittura, riflessione personale e ricerca interiore. Il libro nasce da una domanda semplice: come si impara a stare dentro ciò che si prova? Non a risolverlo o spiegarlo, ma ad attraversarlo. Il concetto centrale è quello del limite, inteso non come mancanza, ma come una forma di verità. Viviamo in un tempo che tende spesso a rimuovere la fragilità; io ho cercato invece di guardarla con attenzione, soprattutto nelle relazioni umane”.
All’interno del libro sarà possibile trovare una poesia a cui Lorenzo è particolarmente legato:”Si intitola “Una Merit per due”. Le Merit erano le sigarette che fumava mio padre e che io, da ragazzo, rubavo dal suo pacchetto quando uscivo e vivevo le mie prime esperienze. In quel testo c’è tutto l’imbarazzo dell’adolescenza: il primo bacio, il contatto delle mani, il desiderio che non sa ancora nominarsi davvero. È una poesia che sento molto vicina perché racconta un’età fragile e impacciata, ma anche molto vera.”
Lorenzo racconta di scrivere poesia da quando ha sedici anni: “Inizialmente senza un progetto preciso, era soprattutto un bisogno personale, qualcosa di istintivo. Con il tempo ho capito che la scrittura era il modo più autentico che avevo per osservare le emozioni, le relazioni e ciò che spesso rimane difficile da spiegare. Una delle prime poesie che ricordo è “Le nostre macerie”, scritta nel 2001, poco dopo l’11 settembre e durante l’inizio della guerra in Iraq. Frequentavo il terzo anno delle superiori e ricordo che nacque durante un tema a scuola. È stata anche una delle poche volte in cui presi un voto molto alto in italiano. La scuola, soprattutto nei temi, l’ho sempre vissuta come un luogo in cui mi sentivo poco libero: c’era una traccia da seguire, mentre io sentivo il bisogno opposto, quello di essere spontaneo e andare dove mi portava la scrittura. Tra i poeti che ho amato di più c’è Umberto Saba. Mi ha sempre colpito il suo modo di rendere poetiche le cose semplici, quotidiane, senza cercare effetti o artifici. In Saba sento una verità umana molto forte: la capacità di guardare la fragilità, la malinconia, l’amore e perfino le contraddizioni senza maschere. Credo che la sua scrittura mi abbia insegnato che la poesia non deve allontanarsi dalla vita, ma entrarci dentro con sincerità.”
Naturalmente con il tempo le sue poesie sono cambiate: “Si è fatta più trattenuta, più attenta ai gesti minimi, alle cose quotidiane, ai silenzi. Credo però che la tensione emotiva sia rimasta la stessa.” E con il passare degli anni la sua passione si è trasformata in qualcosa di concerto: “A un certo punto mi sono accorto che molte poesie, anche scritte in anni molto diversi tra loro, continuavano a parlarsi. Alcuni temi tornavano sempre: il limite, la fragilità, la distanza tra le persone, il desiderio di comprendersi, l’amore. Da lì ho capito che non stava nascendo una semplice raccolta di testi, ma un percorso più organico. Nel libro l’amore non è idealizzato: è una forza fragile, fatta di attese, silenzi e tentativi di avvicinarsi all’altro. Proprio per questo diventa più umano.”
Parlando del proprio processo creativo, Lorenzo spiega di non avere rituali particolari: “Scrivo soprattutto nei momenti di silenzio, quando riesco a rallentare davvero. Molte idee nascono camminando, osservando piccoli gesti quotidiani o tornando con la memoria ai luoghi della mia vita. Anche il mio percorso professionale e formativo ha influenzato molto il mio sguardo: sono un educatore professionale sanitario, ho una laurea in Sociologia e un master in Politiche sociali. Inoltre ho svolto una formazione importante a Milano sulla terapia dialettico-comportamentale, la DBT, sviluppata da Marsha Linehan. Da poco ho terminato anche il corso come tecnico ABA. Questo lavoro a contatto con la fragilità, la cura e la complessità delle persone ha inciso profondamente sul mio modo di scrivere.”
Guardando al futuro, Lorenzo continua a scrivere e a lavorare su temi legati alle relazioni, all’identità emotiva e alla vulnerabilità contemporanea “Per me la scrittura rimane soprattutto un percorso di ricerca e ascolto.” conclude.

