27, Novembre, 2021

Bigalli, referente toscano di Libera: “La Ndrangheta nell’Aretino? È ormai un fatto, ma ora basta con l’indifferenza collettiva”

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“È ormai un fatto che la criminalità organizzata sia ben radicata in Toscana e le ultime notizie sulle due aziende del Valdarno lo dimostrano. Basta tacere. È ora che la gente prenda consapevolezza e agisca in nome della legalità”. Don Andrea Bigalli, referente regionale di Libera, Associazioni Nomi e Numeri contro le Mafie, interviene duramente dopo le misure interdittive antimafia imposte a due società valdarnesi. In particolare, i reati contestati nell’ambito dell’operazione “Keu”, che sta smantellando un vero e proprio sistema per la gestione illecita dei rifiuti, sono “Associazione a delinquere aggravata dall’agevolazione mafiosa, dalle attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, dall’inquinamento ambientale ed dall’impedimento del controllo da parte degli organi amministrativi e giudiziari”.

A finire nel mirino degli inquirenti, nell’ambito di quella inchiesta, sono sei imprenditori, di cui uno è finito in carcere e altri cinque agli arresti domiciliari, e altri sette soggetto di misure cautelari di interdizione dall’attività lavorativa. In più, sono stati sequestrati due impianti di gestione rifiuti ed effettuate sessanta perquisizioni. Eseguito anche un provvedimento di sequestro per oltre 20 milioni di euro e numerose perquisizioni ed ispezioni personali e domiciliari nelle provincie di Firenze, Pisa, Arezzo, Crotone, Terni e Perugia.

“Mentre le notizie a tal riguardo galleggiano sul filo dell’indifferenza – prosegue Bigalli – la maggior parte dell’opinione pubblica sembra aver già metabolizzato i fatti, le segreterie dei partiti continuano a tacere e le inchieste vanno avanti, mostrando una rete di aziende indagate, in vari contesti della Toscana, in primis il pisano e la zona del Valdarno. Libera Toscana chiede una consapevolezza collettiva, certa che magistratura e forze dell’ordine stiano facendo il loro dovere”.

Si tratta di un filone dell’indagine condotta per quasi 3 anni, su delega della Procura Distrettuale Antimafia di Firenze, dai carabinieri del NIPAAF del gruppo CC Forestale di Firenze, del Nucleo Operativo Ecologico di Firenze e della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Firenze Aliquota Carabinieri. In particolare le indagini hanno messo in luce che “i rifiuti derivanti dal trattamento dei fanghi della depurazione degli scarichi delle concerie consistevano in ceneri che presentano concentrazioni di inquinanti tali da non poter essere riutilizzati per recupero in attività edilizie di riempimento di rilevati o ripristini ambientali, ed invece erano inviati ad un impianto di produzione di materiali riciclati che provvedeva a miscelare questo rifiuto con altri inerti e a classificarlo materia prima per l’edilizia, così da essere impiegato in vari siti del territorio con concreto pericolo di contaminazione del suolo e delle falde”.

“È compito di tutti – conclude il referente toscano di Libera – prevenire nei comportamenti personali, osservare socialmente e proporre gli elementi di un diverso ruolo dei partiti riguardo ai fenomeni corruttivi, le opacità nei rapporti tra attività produttive, realtà criminali e settori della politica”.

Glenda Venturini
Capo redattore

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