02, Luglio, 2022

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Accordo Asl fiorentina – Case di cure: 664 posti in più per una spesa di 71 milioni di euro annui fino al 2018

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Tra le case di cura anche Frate Sole di Figline. L’accordo è valido fino alla fine del 2018. Le cliniche private dovranno garantire “standard appropriati delle strutture, del personale impiegato, delle attrezzature disponibili, ma anche una qualità delle prestazioni equiparabile a quella erogata negli ospedali pubblici”

Sono sei le case di cura private con le quali l'azienda sanitaria di Firenze ha firmato una convenzione: Frate Sole di Figline ma anche Ifca, Valdisieve, Villa dei Pini, Villa Maria Beatrice e Villa Maria Teresa. 664 i posti letto in più che vanno ad aggiungersi ai 913 di Santa Maria Nuova, di Torregalli, del Serristori, dell'Annunziata, del presidio di Borgo San Lorenzo, dell'ex Iot, ai 1332 di Careggi e ai 250 del Meyer. 71 milioni di euro l'anno l'impegno economico.

A siglare la convenzione valevole 42 mesi, fino alla fine del 2018, sono stati il presidente toscano dell’Associazione italiana ospedalità privata, l’Aiop, Francesco Matera, e il direttore generale dell’Azienda sanitaria di Firenze, Paolo Morello Marchese. L'atto impegna le case di cura,  a garantire circa il 20% annuo del volume complessivo di degenze effettuate nei sei ospedali della Asl10, standard appropriati delle strutture, del personale impiegato, delle attrezzature disponibili, ma anche una qualità delle prestazioni equiparabile a quella erogata negli ospedali pubblici.

"In sostanza le case di cura offriranno una assistenza che va oltre a quella prevista dai pur altri standard regionali, in particolare nell’organizzazione infermieristica che deve di fatto essere identica indipendentemente dal luogo nel quale avviene il ricovero – spiega la nota dell'azienda sanitaria fiorentina –  Vengono infatti fissati precisi requisiti di idoneità indispensabili per poter ospitare un paziente, in modo da integrare pienamente, come prevedono gli indirizzi dell’assessorato alla salute, la disponibilità del privato verso i bisogni della popolazione e della programmazione regolata dagli ospedali pubblici".

"Alle strutture private – dopo una positiva sperimentazione coordinata dalla struttura della Asl 10 che si occupa di programmazione e dimissioni complesse, che recentemente ha vinto un importante premio nazionale – viene dunque chiesto di essere in grado di fornire direttamente, con personale specializzato e tecnologia adeguata, servizi e prestazioni nel campo della chirurgia generale, della medicina interna, dell’ortopedia. Devono disporre di apparecchiature per la diagnostica di laboratorio utilizzabili h. 24, per l’attività di diagnostica per immagini, con Tac, Eco e Rm, e per quella trasfusionale, devono essere in grado di effettuare consulenze cardiologiche, ginecologiche, nefrologiche, psichiatriche, urologiche e disporre di un servizio anestesiologico. Questo consentirà anche di non spostare dalle case di cura i pazienti solo per effettuare un sofisticato esame specialistico".

"Non a tutte le case di cura viene richiesto di essere in condizione di fare tutto, ma in qualche maniera di “specializzarsi”, di modo che, a seconda delle esigenze dei pazienti, sia possibile inviarli ad una piuttosto che a un’altra dopo la dimissione ospedaliera e prima del rientro a casa. Anche la disponibilità di personale, dunque, a seconda che la struttura sia più orientata all’attività chirurgica che a quella riabilitativa, alla lunga degenza piuttosto che alle cure intermedie nel campo delle specialistiche mediche, deve essere adeguatamente rapportata alla tipologia e al volume delle prestazioni richieste".

L’impegno economico ammonta a circa 71 milioni di euro all’anno.

 

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