08, Marzo, 2026

“Accogliere per aprire il cuore e la mente”: l’esperienza di Francesca, che ospita una bimba ucraina. L’appello: “Fatevi avanti, non ve ne pentirete”

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“Questa è un’esperienza che lascia il segno nei piccoli che arrivano, ma anche nelle famiglie che li accolgono”: Francesca, valdarnese, è una delle tante famiglie dell’associazione Puer, odv con sede principale a Roma, ma diffusa in tutta Italia. Una rete di famiglie che ospitano per periodi limitati di tempo bambini senza frontiere, bambini che hanno bisogno: nata nel ’92-’93, per accogliere i bambini dopo il disastro di Cernobyl, in più di trent’anni ha offerto accoglienza temporanea a circa 85mila bambini provenienti da zone a rischio come Bielorussia, Moldavia, Fukushima, e negli ultimi anni anche dall’Ucraina in guerra.

E ucraina è anche la bimba che Francesca sta ospitando in queste settimane nella sua casa, a Figline. “Grazie a progetti attivati dall’associazione con il Ministero degli Esteri Ucraino, accogliamo questi bambini: hanno una famiglia, non sono orfani, ma vivono situazioni molto complesse, spesso con i padri in guerra o sfollati dalla guerra”. Arrivano in Italia per trascorrere un periodo di maggiore serenità, per ‘disintossicarsi’ dal contesto di violenze, deprivazioni, povertà che la guerra ha costruito intorno a loro. “Facciamo due finestre per l’accoglienza: una in inverno, una d’estate. In Ucraina quest’inverno è stato tremendo, quindi da una previsione iniziale di un mese abbiamo prolungato l’ospitalità a due mesi. Là sono a 25-30 gradi sotto zero, senza corrente, senza riscaldamento, quindi chi ha potuto ha ospitato due mesi. E così ho fatto anche io”.

Francesca è alla sua prima esperienza: ed è già profondamente colpita. “Io ho una bimba, una preadolescente. Ha compiuto 11 anni qui da me”. E com’è la quotidianità? “La quotidianità non è semplice, diciamo. Ci vuole tanto cuore, perché sono bambini che vengono da una realtà sconvolta. Soprattutto da villaggi rurali come la mia, che sono molto semplici. Lei per esempio è molto timida, ha timore delle persone, però con il cuore e la volontà si riesce anche ad abituarli, ecco. Arrivano molto timorosi, molto chiusi, poi il momento di partire è il momento del pianto, perché si rendono conto che gli vogliamo bene e dispiace, insomma, lasciarli andare. Nel periodo che trascorrono qui in Italia questi bimbi riescono un attimo a respirare. Pensate ad esempio che la mia bimba, quando è arrivata, la notte dormiva vestita, si metteva il pigiamino sopra i vestiti, perché sono abituati che quando suona l’allarme devono scappare. Ci sono altri bimbi che se sentono uno scoppio o sentono un aereo magari si buttano in terra. Sono traumatizzati, e questo soggiorno nelle famiglie italiane è un modo per loro di allontanarsi da un contesto così difficile. I bimbi di Cernobyl si disintossicavano dalle radiazioni, ora si disintossicano da una situazione devastante per loro. Nelle zone rurali dell’Ucraina in guerra questi bambini vivono spesso senza luce, senza i supermercati che sono vuoti, in mezzo ai saccheggi: e si arrangiano, mangiano quello che trovano”.

Francesca racconta anche come sia faticoso aprire una breccia nel cuore di questi bambini. “All’inizio sono talmente chiusi che non raccontano molto, anzi. Si chiudono nella loro bolla, la mia bimba si rifugiava nella sua cameretta con poche bambole e il telefono, il loro punto di riferimento anche durante la guerra. Sono come dei piccoli ricci chiusi. Poi piano piano riescono ad aprirsi, e allora iniziano a parlarti delle loro paure. Ci vuole tempo e pazienza. È faticoso, ma è un’esperienza che porta davvero tanto. Ti arricchisce, ti apre il cuore la mente. Vedi il mondo sotto un’altra luce. Tu lasci qualcosa a loro, ma sai che anche loro stanno lasciando qualcosa a te”.

Francesca racconta come è iniziata questa esperienza: “Risposi ad un appello lanciato dall’associazione Puer che cercava famiglie disposte ad accogliere. Mi dissi: voglio fare quest’opera di bene. Non pensavo che il bene mi sarebbe tornato indietro così tanto, mi sono affezionata a questa bambina e ho già deciso che la accoglierò di nuovo anche durante l’estate, fra tre mesi. Ed è per questo, proprio per l’esperienza che ho fatto io, che mi sento di lanciare un appello a mia volta: c’è bisogno di famiglie disposte ad ospitare questi bambini, fatevi avanti, non rimpiangerete questa decisione. Vi lascerà qualcosa di meraviglioso nel cuore”.

Chi vuole farsi avanti per accogliere, può contattare l’associazione Puer (qui il sito internet) il riferimento per la zona è quello di Paola Perciaccante (3936838347). Tutto il progetto è autofinanziato: l’Associazione si occupa di tutti i passaggi burocratici necessari, fornisce i documenti ai bambini. Le famiglie hanno il compito di prendersene cura per il periodo in cui restano qui. E c’è sempre bisogno di nuove famiglie. 

Glenda Venturini
Glenda Venturini
Capo redattore
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