11, Agosto, 2022

Podere Rota, Comitato ed Osservatorio chiedono alla Regione analisi delle acque dei pozzi privati

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Catia Naldini, come rappresentante dei cittadini nell’Osservatorio di Podere Rota e a firma del direttivo del comitato “Vittime di Podere Rota”, ha presentato alla Regione Toscana una richiesta ufficiale perchè “sia avviata con urgenza, da parte della regione Toscana, una campagna di controllo delle acque di tutti i pozzi privati collocati entro un ampio raggio dalle aree potenzialmente inquinate dal Keu e dai contaminanti della discarica” (…) e “Siano attivate le opportune indagini sanitarie per controllare lo stato di salute dei cittadini e la possibile correlazione con il potenziale inquinamento del territorio e con le acque dei pozzi della zona interessata”.

“In seguito a tutto quello che sta emergendo: sostanze tossiche rinvenute nella nuova strada che porta alla discarica, cromo esavalente in un piezometro della discarica, le indagini della magistratura, la contaminazione delle falde profonde denunciata dai report di ARPAT, i cittadini sono molto preoccupati per la propria salute.
I proprietari dei pozzi privati, continuamente mi chiamano per sapere cosa fare, le loro richieste vengono infatti “rimbalzate” tra ASL, ARPAT e ufficio ambiente del comune di Terranuova Bracciolini che non sanno dare rassicurazioni e sembra che a nessuno di questi enti, spetti la competenza dei controlli, ho quindi ritento necessario formulare questa richiesta ufficiale. Ricordo che non tutta la zona interessata è ancora raggiunta dal servizio pubblico di acqua potabile, l’ultima campagna di controllo dei pozzi privati della zona interessata, risale a più di 10 anni fa, fu prescritta dalla Conferenza dei Servizi nella procedura dell’ampliamento della discarica di Podere Rota del 2011, furono trovate, in alcuni pozzi, sostanze inquinanti e tossiche, nocive per la salute e per l’ambiente come ad esempio il famoso tetracloroetilene e trielina, (di cui dettero colpa all’uso domestico delle massaie) e che il sindaco Amerighi, dopo consultazione della ASL, emise una ordinanza che vietava e vieta ancora, qualsiasi utilizzo dell’acqua di molti pozzi privati. Ad oggi nessuno si è più preoccupato e tantomeno occupato di controllare e monitorare questi pozzi”.

“Oltretutto ci risulta che in una piccolissima frazione della Badiola in famiglie diverse si presentino patologie renali con un certa incidenza, che la ASL potrà approfondire. Ci siamo quindi rivolti all’ente Regionale competente, Direzione Ambiente e Energia e al Commissario straordinario per il presidio e coordinamento attività in materia ambientale -indagini Keu e confidiamo che la nostra richiesta venga accolta con urgenza come l’emergenza del momento richiede. Sono oltre 15 anni che la nostra attività è incessante e centrata sulle tematiche attuali ‘ora care a tutti’. Il nostro impegno viene da lontano, per noi parlano i fatti. Ricordo che da oltre 10 lunghi anni, sono in mezzo alla gente, disponibile ogni giorno (anche di notte) a raccogliere le segnalazioni dei cittadini e riportarle agli enti di controllo con i quali collaboro, in attesa di un monitoraggio dei disagi scientificamente riconosciuto e funzionale o di qualcuno che se ne faccia carico. Come Comitato abbiamo fatto tutto il possibile, con ogni mezzo e con tanto impegno e anche tante spese economiche per alcuni di noi, per fermare lo scempio che si stava perpetrando nel nostro territorio. Abbiamo presentato vari esposti, anche in procura, con le stesse evidenze per le quali oggi si chiede la caratterizzazione, la bonifica e la sospensione del PAUR. Il concetto di salute e ambiente è sempre stato ‘debole’ paragonato all’ ‘emergenza’ e al concetto degli ‘interessi’ ”

Catia Naldini continua: “Per noi il sito andava da tempo chiuso e bonificato e anziché la sospensione, il procedimento andava ritirato e rigettato. Noi non ci fidiamo di questa sospensione, non possiamo non temere che dietro non si nasconda ‘qualcosa’.
Ci siamo già passati con l’ultimo procedimento di ampliamento, durato ben tre anni e sospeso più volte, per arrivare poi all’ampliamento , senza la caratterizzazione richiesta anche allora dalla conferenza dei servizi. Comunque, al di là di quelle che saranno le considerazioni tecniche o politiche e gli esiti delle indagini, al di là delle decisioni che verranno prese per la chiusura o no della discarica noi andremo avanti come sempre, ora dobbiamo porre tutta l’attenzione ai rischi che corriamo per la nostra salute e il nostro ambiente e vogliamo che sia fatta chiarezza sulle contaminazioni possibili del suolo, delle falde dei pozzi e sulle responsabilità, tecniche o politiche che siano. Se le indagini e la caratterizzazione evidenzieranno inquinamento, il responsabile non può farla franca. Quello che ora emerge è uno scenario grave spaventoso e allarmante. E’ tardi. Credo che nessuno può ora cantare vittoria, prendersi meriti o dichiararsi soddisfatto per quanto ottenuto. Abbiamo perso tutti. Anche io sento di aver perso, non ce l’ho fatta, insieme ai compagni del comitato e delle Liste Civiche, a far chiudere in tempo la discarica, ma una cosa che sento di non aver perso è la nostra dignità,
perché abbiamo fatto tutto quello che era da fare, con tutti i mezzi e le nostre possibilità (anche oltre ) da quando era il momento, a schiena dritta e senza dover rendere conto a nessuno”.

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