08, Dicembre, 2022

I Cobas protestano davanti al Serristori. Pomo della discordia ancora l’accordo con la clinica privata

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Tra i motivi della protesta, messa in atto davanti all’entrata del presidio, l’accordo tra Asl10 e Frate Sole per 45 interventi di ortopedia da svolgersi nei prossimi 5 mesi per una cifra di 461.288 euro

"Giù le mani dal Serristori", "No alla repressione sindacale", "Basta tagli dei posti letto, chiusure di interi reparti, a fianco dei lavoratori contro i profitti della sanità privata". Con questi slogan i Cobas hanno protestato davanti all'ingresso del Serristori. Domenico Mangiola, delegato Rsu Cobas Asl10, e Andrea Calò, dirigente sindacale Cobas provinciale, hanno di nuovo "denunciato il pericoloso business e l'ingresso del privato nel servizio sanitario pubblico". Al centro della querelle è ancora l'accordo stipulato tra Asl10 e la clinica privata Frate Sole per 45 interventi di ortopedia da realizzare nei prossimi 5 mesi per la cifra di 461.288 euro. Un accordo, però, che palesa anche altre possibili e più concrete collaborazioni future tra le due realtà.

"Intanto l'azienda chiude le sale operatorie del Serristori con un progetto di smantellamento della sanità pubblica che prevede un ridimensionamento degli interventi – afferma Domenico Mangiola –  Una sale ooperatoria di nuova costruzione che veniva relegata a svolgere interventi di chirurgia ambulatoriale. La motivazione è stata l'assenza di tipologia di operazioni. Guarda caso a 400 metri c'è la clinica privata che riesce a fare quegli interventi. I soldi potevano essere risparmiati e magari reinvestiti nella strutturazione del presidio e nel personale che manca".
 

Mette in luce anche un altro aspetto Andrea Calò: 

"Noi abbiamo messo il banchino davanti all'emodialisi dove ancora continua a piovere nonostante gli impegni dichiarati dei sindaci e del direttore generale a fare una manutenzione. Qualcuno continua a barare, l'ospedale Serristori continua a vivere nella precarietà, sottodimensionato, si continua a tagliare i servizi e contro chi protesta si vuole mettere in piedi una inutile repressione delle libertà sindacali".

"I Cobas non si piegano all'arroganza. Denunciamo anche il clima repressivo all'interno dell'ospedale. La nuova dirigente pensa che i lavoratori siano pacchi postali, le persone vengono trasferite da un posto all'altro per sopperire alle carenze organiche. Noi diciamo no al piano".
 

I due rappresentanti Cobas alle 13.30 hanno anche incontrato i lavoratori nel corso di un'assemblea per discutere con loro della questione.

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