Presentato in Senato nella sala Zuccari il libro di Filippo Boni “Mi chiamo Oleg, sono sopravvissuto ad Auschwitz” (Newton Compton Editore) che racconta la storia dell’ultimo essere vivente uscito vivo dal campo di sterminio nel 1945: Oleg Mandic.
L’iniziativa si è svolta su proposta dell’onorevole Dario Parrini ed ha visto la presenza della senatrice Tatiana Rojc, del professor Fabio Bertini dell’Università di Firenze, del professor Roberto Vitale e di Oleg Mandic e di Filippo Boni, autore del volume.
Nel corso della presentazione, oltre ad omaggiare Oleg, i relatori ne hanno narrato l’esperienza biografica durante la guerra e hanno creato collegamenti anche con la complessa situazione odierna sotto il profilo internazionale.
“Il volume ripercorre la drammatica esperienza di Oleg Mandic, che all’età di soli 11 anni fu arrestato e deportato ad Auschwitz insieme alla madre e alla nonna, non in quanto ebreo, ma come prigioniero politico. Sopravvivere all’orrore del campo di concentramento fu una sfida quotidiana, affrontata con forza e coraggio, anche grazie all’amore materno. Fame, lavori forzati, soprusi e le atrocità degli esperimenti del dottor Mengele furono il terribile scenario in cui Oleg visse fino alla liberazione, diventando l’ultimo prigioniero a uscire vivo da Auschwitz. Per anni ha custodito nel silenzio il peso di quei ricordi, incapace di raccontare l’orrore vissuto. Poi, il bisogno di testimoniare ha preso il sopravvento, portandolo a ripercorrere i luoghi della sua prigionia per condividere con il mondo la sua storia. Un appuntamento di grande valore storico e umano, per non dimenticare”.
“Oleg Mandić non era ancora adolescente quando l’Armata Rossa entrò ad Auschwitz per liberare gli ultimi sopravvissuti. Nato a Sušac, attuale Croazia, nel 1944 fu arrestato con la madre e la nonna e deportato. Non era ebreo ma prigioniero politico, perché suo padre e suo nonno, dopo l’occupazione, si erano uniti ai partigiani. Ad Auschwitz visse momenti terribili: la fame, i lavori forzati, i continui soprusi delle ss; Finì anche nel famigerato reparto del dottor Mengele, da cui i bambini sparivano senza che nessuno ne sapesse più nulla. Lui, invece, si salvò. Per caso, per fortuna, forse per destino. Per anni ha tenuto sotto chiave i ricordi, incapace di descrivere ciò che ha vissuto. Ma quando sono riaffiorati, insieme a loro è arrivato il bisogno di tornare, di rivedere quei luoghi, darne testimonianza e rispondere al richiamo di una misteriosa lettera. E grazie a Boni è riuscito a raccontare questa incredibile storia. Oleg Mandić, classe 1933, è nato in una nota famiglia istriana. Avvocato e giornalista, negli ultimi vent’anni ha promulgato nelle scuole e nella società civile in tutta Europa la propria esperienza nel campo di sterminio e si è battuto per la salvaguardia di questa memoria. Ha pubblicato libri, interviste e articoli. Per questa attività gli sono state attribuite numerose onorificenze in Italia, in Croazia e in Polonia”.

