Il vitigno Malvasia Bianca Lunga è tornato a casa, a Montegonzi. L’inaugurazione della vigna sperimentale è avvenuta domenica scorsa.
La Vignagonza, così come riporta in una relazione Stefano Valentini, è parte del progetto di recupero della Malvagìa di Montegonzi, voluto dall’Associazione Culturale Montegonzi, che si avvale della consulenza del Dr. Paolo Storchi del CREA (Centro Ricerca viticoltura ed enologia) e del supporto dell’Azienda Agricola La Forra di Ernesto Benini.
“Alla fine degli anni ’90, Paolo Storchi ha avviato un lavoro di recupero, conservazione e studio della Malvasia di Montegonzi. In questo studio sono stati individuati nei vigneti di Montegonzi, 18 ceppi secolari di Malvasia (tra questi quello proveniente dalla vigna de La Forra di proprietà Galeffi). Si è poi proceduto ad un confronto di questa Malvagia di Montegonzi con la Malvasia Bianca Lunga, vitigno presente nel Catalogo Nazionale Italiano delle varietà di vite. Il confronto ha stabilito che la Malvasia di Montegonzi è un biotipo locale della Malvasia Bianca Lunga, e per tale ragione si trova adesso iscritto al Repertorio dell’Istituto della Regione Toscana, come vitigno a rischio estinzione”.
Nel suo articolo, Paolo Storchi scriveva: “In prospettiva, la Malvagia di Montegonzi potrebbe trovare utile impiego nella produzione di vini bianchi, anche in uvaggio e nell’elaborazione di vini da dessert e del tradizionale Vin Santo Toscano”.
“Se è vero, come ha appurato la ricerca compiuta dall’Associazione Culturale Montegonzi, che la produzione di Malvagia di Montegonzi nel secolo scorso era andata quasi scomparendo nel paese (tutti a Montegonzi si ricordano di questo vitigno fino agli anni ‘70-80, quando fu espiantato con quasi tutte le vigne del circondario) – scrive Stefano Valentini – è altrettanto vero che, dagli inizi degli anni ‘2000, alcune aziende valdarnesi hanno avviato un percorso inverso, utilizzando questo vitigno per produrre vino bianco e vin santo. E allora perché non riportare la Malvasia alle sue origini, proprio a Montegonzi, dove forse l’aveva degustata Francesco Redi? Ed è proprio questo il progetto che l’Associazione Culturale Montegonzi porta avanti dal 2023. Le analisi genetiche effettuate su alcuni campioni di Malvasia prelevati da vecchie vigne di Montegonzi (nelle proprietà di Leonella Valentini e Davide Zamboni) hanno dimostrato, come nei casi sopra citati, che questi appartengono al vitigno Malvasia Bianca Lunga. Acquisito questo dato, l’associazione ha commissionato l’innesto di questi vitigni su circa 100 barbatelle, che dopo un soggiorno temporaneo in vivaio, sono finalmente tornate a casa, in questa Vignagonza”.
Per questo domenica scorsa a Montegonzi è stata una festa iniziata alle 11.30 con un brindisi e l’inaugurazione. Alle 13.00 il pranzo durante il quale è stato presentato il progetto “Adotta una vite di Malvasia”.

