18, Giugno, 2024

20 anni di Fraternità della Visitazione: l’accoglienza contro i muri della paura

Articoli correlati

In Vetrina

Più lette

In Vetrina

La Fraternità della Visitazione nasce nel 2001 ed è un’associazione di fedeli, laici e consacrati, che ha l’obiettivo di vivere con la porta aperta e fare casa con le donne e i bambini che hanno avuto un grave disagio sociale. Questa casa di accoglienza è nata per il desiderio di un vescovo che aveva l’obiettivo di far nascere un posto in cui la porta fosse sempre aperta per donne e bambini. Con l’aiuto di persone che credono in questo posto è nata in Valdarno, la prima casa d’accoglienza per mamma bambino gestita da suore e laici insieme. L’obiettivo è quello di accogliore e sentirsi accolti. La casa vive esclusivamente di provvidenza,non ha convenzioni e sovvenzioni statali e il desiderio è quello di lavorare e vivere insieme una vita fraterna.

In occasione di 20 anni di attività suor Lucia racconta cosa in questi anni è cambiato: “Avremmo voluto festeggiare questi 20 anni con molte persone, purtroppo il Covid non lo ha permesso. Siamo riusciti ad organizzare un incontro aperto con Vincenza Rando che è la vicepresidente di Libera ma non è stato possibile vivere un momento di vera convivialità.” Per quanto riguarda la capienza, in quanti riuscite a vivere nella casa? Suor Lucia: “Negli anni la casa si è un po’ ingrandita, in linea di massima dovremmo rimanere sulle 25 persone ma le emergenze rimangono tali. Le accoglienze sono leggermente diminuite dato dal cambio delle situazioni. Le persone che arrivano qua hanno situazioni sempre più complesse e le accoglienze sono molto più lunghe (6/7 anni) e l’inserimento è più difficoltoso. Lo stile è sempre quello di intervenire sull’emergenza ma si deve anche fare i conti sulle nostre forze”.

A proposito del tipo di accoglienza della Fraternità e la consapevolezza dei propri limiti, suor Lucia: “Quando alla nostra porta arrivano persone con problematiche che ci rendiamo conto essere al di fuori della nostra portata cerchiamo di indirizzarli altrove. Questo perchè la nostra casa deve prima tutelare chi già la abita, soprattutto i minori. Bisogna sempre fare i conti con le proprie forze. La consapevolezza dei propri limiti è importante ma allo stesso tempo non deve essere limitante. Io credo che a un certo  punto si debba anche affidarsi; si deve anche essere disposti a rischiare proprio per superare i muri.” Da questo punto di vista quale è il fattore più limitante? Lucia: “La paura dell’altro. Quella che oggi è presente più che mai, la paura del contagio, o dello straniero o del diverso. La paura che ci fa chiudere tutti un pochino troppo in noi stessi e non permette l’incontro. Ciò che personalmente temo in questo periodo è che si sia perso la leggerezza. Pensavamo che col Covid, sarebbe stato diverso; invece questo aspetto è solo peggiorato. C’è bisogno di tornare ad incontrarsi.”

Per quanto riguarda il reinserimento, cosa è cambiato in questi 20 anni? Spiega suor Lucia: “Purtroppo la più grossa difficoltà ad oggi sono i permessi di soggiorno. C’è un divario enorme tra il bisogno che abbiamo degli stranieri e come  realmente vengono trattati. Credo che sia fondamentale arrivare alla consapevolezza che ogni persona è in primis una persona ed ha una sua dignità che come tale va riconosciuta. Noi siamo qui, accogliamo le persone, ma ci troviamo sempre di fronte a dei muri burocratici, a delle lungaggini infernali.” – continua -“Per uno straniero è sempre più difficile il riserimento nella società. Dalla nostra, possiamo dire di aver trovato un tessuto sociale fertile pronto ad accogliere a sua volta, la nostra casa e le persone che la abitano; ma questo non basta.”

“Da ormai tanti anni si sente parlare di Ius soli ma non si riesce a mettere un punto alla situazione. Sono chiamate in causa almeno tre generazioni di ragazzini che nascono in Italia e non vedono riconosciuta la loro cittadinanza fino ai 16/17 anni. Se a livello burocratico non cambia qualcosa diventa sempre più difficile.”- conclude suor Lucia: “Il messaggio di questa esperienza è proprio questo: andare al di là delle convenzioni, delle proprie idee e paure per capire che alla fine ti incontri col volto dell’altra persona.”

Articoli correlati