‘Vite creative’: Fabio Bondi e la passione per la pittura, fra natura, luci e ombre

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Quella del valdarnese Fabio Bondi per la pittura è una passione che viene da lontano, ma che ha potuto ritrovare e coltivare davvero solo negli ultimi anni della sua vita, anche grazie agli insegnamenti di un mentore che gli ha aperto la strada. Ricavato in un angolo di casa sua, il suo studio è soprattutto un punto di osservazione della luce, e di come questa colpisce frutti e altri prodotti della natura, che rimangono i suoi soggetti preferiti; ma si occupa anche di animali e di figure umane, con studi approfonditi sui volti, come quelli per il dipinto realizzato recentemente per l’oratorio di Ponticelli.

Da dove viene la passione per la pittura? “Le passioni non nascono a caso. Io credo che ci sia poi in ognuno di noi un qualcosa che ci fa sognare. Quindi la cosa bella è quando ai sogni possiamo dare una visione più reale. È quello che è successo a me da sempre, fin da bambino ho avuto questa grande passione e poi ho avuto la fortuna a un certo punto della mia vita di incontrare una persona, un pittore, che aveva aperto una bottega, uno studio, e aveva radunato un po’ di persone che non erano necessariamente artisti, ma erano appassionate di arte, di disegno e di pittura, e ha creato questa bottega”.

“Lui – continua Bondi – si chiama Massimo Callossi. È un pittore che ha avuto, nella sua esperienza artistica, la fortuna di entrare in contatto con un grande artista, Pietro Annigoni. E che per me è stato sempre un faro a cui mi sono sempre ispirato e che ho sempre cercato di studiare, di indagare. Quello era il suo modo di dipingere perché si rifaceva molto ai pittori rinascimentali e manieristici, anche nell’utilizzo delle materie prime che servono per realizzare alcune opere, a partire dalle teli, dai supporti, dai pigmenti, dai pennelli addirittura”.

Cosa ha potuto apprendere grazie a Callossi? “Io sono riuscito, grazie a questa scuola e a questo incontro, a entrare in possesso di alcune metodologie di esecuzione che poi mi hanno permesso, nel mio piccolo, di eseguire dei disegni, dei quadri, dei dipinti che rispecchiano quel disciplinare. Ecco, io sono molto legato a questo modo di dipingere perché è come se riconoscessi in quel periodo il massimo dell’esperienza a livello artistico che la civiltà ha potuto esprimere”.

Come ha scelto, via via, i soggetti delle sue opere? “Ricordo un fatto. Quando io iniziai a dipingere in questa bottega, questo pittore ci chiese, a scopo didattico, di copiare un quadro di un pittore famoso. E io per un atto di presunzione andai a toccare l’intoccabile. Tentai di copiare il fruttaiolo borghese di Caravaggio. Mi sentii un po’ Icaro, no? Quando gli viene dato le ali per scappare e lui si fa prendere un po’ da presunzione, vuole andare fino al sole e poi alla fine cade. A me accade la stessa cosa. Mi resi conto che certe opere, certi artisti vanno studiati, vanno osservati, ma non possiamo pensare di eguagliarli e di copiarli, perché viene fuori un qualcosa che poi è la brutta copia. Però questa cosa qui mi insegnò molto: a essere umile, a studiare il disegno, la pittura, la figura umana perché solo con lo studio e con l’assiduità nell’eseguire determinati disegni si può in qualche modo migliorarsi. E quel quadro me lo sono sempre tenuto lì perché tutte le volte che mi prendeva magari la voglia di fare qualcosa in più, era come se mi dicesse, Fabio, calma, rimettiti a studiare perché ancora non sei pronto”.

Quando ha iniziato davvero a dedicarsi alla pittura in maniera seria? “Due anni fa ho finito la mia esperienza lavorativa, sono andato in pensione e quindi avendo più tempo a disposizione ho scelto di usare questo tempo prezioso per riprendere in mano questa mia grandissima passione. Mi sono organizzato in casa, ho ricreato un piccolo ambiente e dove io poi monto questi disegni e faccio, a parte i volti, quelli no, perché non ho il soggetto di fronte, quindi mi devo affidare a dei disegni o delle foto. Ma la frutta, la verdura sono soggetti che si prestano bene a essere rappresentati perché a me mi serve molto studiare l’effetto della luce con lo scuro, con la tenebra”.

Fabio Bondi conclude: “È un messaggio anche, questa lotta continua tra luce e tenebra che mi affascina molto perché va al di là della pittura; è come se io cercassi di indagare, di rappresentare anche questa battaglia continua che c’è tra il bene e il male, una lotta tra la luce che cerca di sconfiggere la tenebra e la tenebra che cerca di sovrastare la luce. E da lì poi nascono questi disegni, diciamo. Insomma, la pittura che faccio io è un po’ un inganno, no? Cioè, è rendere tridimensionale ciò che non è. Creare, partendo dalla luce e dalla tenebra, delle forme che devono diventare materiche, devono diventare dei volumi. Questa è una sfida che mi appassiona molto, cioè lo studio del disegno per far diventare tridimensionale ciò che nella realtà non è”.

Glenda Venturini
Glenda Venturini
Capo redattore
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