Una mattinata intensa, partecipata e densa di contenuti ha animato l’Aula Magna della sede “G. Marconi” dell’ISIS Valdarno, dove si è svolto il convegno “Se lo conosci, li eviti – Conoscere il rischio per evitare gli incidenti nel lavoro e nel tempo libero”. L’iniziativa, organizzata dall’istituto in collaborazione con la Società Operaia di San Giovanni Valdarno APS, ha unito riflessione, testimonianza e riconoscimento del merito, intrecciando il tema della sicurezza con la consegna di tre borse di studio ai migliori diplomati dell’indirizzo Professionale dell’anno scolastico 2024-2025.
Ad aprire l’incontro è stata la Dirigente scolastica, professoressa Lucia Bacci, che ha sottolineato il valore educativo dell’iniziativa: “È una giornata importante sotto ogni punto di vista. Come ogni anno la Società Operaia consegna tre borse di studio ai nostri diplomati dell’Istituto Professionale che hanno ottenuto risultati eccellenti all’esame di Stato. Ma prima della premiazione c’è un momento di riflessione fondamentale. Parlare di sicurezza nei luoghi pubblici, nei luoghi di lavoro e anche in quelli del divertimento significa aiutare i ragazzi a capire quel confine sottile che può salvare la vita. La sicurezza per noi è un obbligo di legge, ma soprattutto è un impegno culturale”.
Il cuore del convegno è stato l’intervento del dottor Matteo Micheli, ergonomo e formatore del CESPRO dell’Università di Firenze. Fin dalle prime battute ha chiarito il senso del titolo scelto: “Il primo dispositivo di protezione individuale non sono le scarpe antinfortunistiche o le cinture. È la consapevolezza. Se conosci il rischio, lo eviti. Se non lo conosci, ti affidi all’illusione della sicurezza”. Micheli ha insistito sul divario tra rischio percepito e rischio reale: “Ci sentiamo più sicuri proprio negli ambienti che conosciamo meglio. È lì che abbassiamo la guardia. L’errore non è quasi mai un caso: nasce da una percezione distorta”.
Rivolgendosi direttamente agli studenti, ha posto domande semplici ma incisive: “Sapete dov’è il salvavita a casa vostra? Lo testate ogni mese come dovreste? Se la risposta è no, avete appena capito cos’è la percezione del rischio”. Nel dialogo con i ragazzi, una studentessa ha chiesto se sia più costoso investire in prevenzione o gestire le conseguenze di un infortunio. Micheli ha risposto in modo netto: “Costa molto di più non investire in prevenzione. Ogni euro speso in sicurezza ritorna moltiplicato. L’Italia spende ogni anno decine di miliardi per gli infortuni sul lavoro. È un costo economico e sociale enorme. Non servono solo parole di indignazione, servono azioni concrete”. Ha poi richiamato il discorso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Ci è stato chiesto di trasformare la memoria delle tragedie in responsabilità quotidiana. Questa è un’azione concreta: parlare di sicurezza con voi”. Sul tema della fretta, Micheli ha aggiunto: “Se c’è sempre fretta significa che c’è un problema di organizzazione. La fretta è un indicatore di disfunzione. Fermarsi un minuto in più può voler dire tornare a casa la sera”. E sui controlli ha precisato: “Non è solo una questione di quantità. Servono controlli di qualità. Siamo uno Stato di diritto: le regole devono essere chiare e applicate”.
Momento di grande intensità emotiva è stata la testimonianza di Fabio Zamponi dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro di Arezzo. Con parole semplici e dirette ha raccontato la sua esperienza: “Avevo vent’anni. A fine turno ho affrontato una manovra con leggerezza. La testa aveva staccato. Non ho percepito più il pericolo. Sono finito sotto il treno e ho perso una gamba”. Poi l’appello ai ragazzi: “Non barattate mai la sicurezza. Non c’è straordinario, non c’è cifra che valga la vostra salute. Un infortunio non colpisce solo voi, ma anche le vostre famiglie”. Zamponi ha ricordato anche un episodio successivo della sua vita: “Ho avuto un arresto cardiaco. Mi ha salvato una persona che sapeva dov’era il defibrillatore. A volte basta sapere dove guardare per salvare una vita”.
La presidente della Società Operaia, Gianna Rodi, ha collegato la riflessione alla storia dell’associazione: “Nel nostro nome c’è ancora la parola mutuo soccorso. Nell’Ottocento gli operai mettevano insieme una parte del loro salario per aiutarsi in caso di malattia o infortunio. Non era carità, era responsabilità condivisa”. Rivolgendosi agli studenti ha spiegato il senso delle borse di studio: “Per noi assegnare queste borse è una forma moderna di mutuo soccorso. È un investimento su di voi. Potrete usare questi soldi per la vostra formazione, anche in senso ampio. Le competenze che acquisirete torneranno alla comunità”.
Presente all’incontro anche la sindaca di San Giovanni Valdarno, Valentina Vadi, che ha dichiarato: “È un evento importante perché unisce approfondimento e riconoscimento del merito. Il messaggio che deve passare è chiaro: l’impegno porta a risultati positivi. E la sicurezza è un tema che riguarda tutti, non solo il mondo del lavoro”.
Al termine del convegno, il consiglio della Società Operaia ha consegnato tre borse di studio del valore di 500 euro ciascuna ai diplomati eccellenti dell’indirizzo Professionale. Sono stati premiati Sara Benucci, 100/100 alla 5ª Professionale Moda; Lorenzo Patti, 81/100 alla 5ª Professionale Servizi Commerciali; e Linda Palazzini, 100/100 alla 5ª Professionale Moda. La mattinata si è chiusa tra gli applausi, ma soprattutto con un messaggio chiaro, ribadito più volte durante gli interventi: la sicurezza non è un costo, è un diritto. E la consapevolezza è la prima forma di protezione.

