Stefania Bucci, una vita nella ginnastica artistica. 50 anni fa le “sue” Olimpiadi a Montreal

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Era il 17 luglio 1976, aveva 16 anni, e Stefania Bucci si trovò ad affrontare le Olimpiadi di Montreal, in Canada. Un’esperienza grandiosa e importante per chi, a quell’età, aveva già la passione per la ginnastica artistica e sognava una vita che sarebbe dovuta ruotare intorno a questa disciplina. Sono passati tanti anni e Stefania Bucci ha realizzato il sogno: una vita costellata di successi agonistici, di tantissime soddisfazioni e di una società l’Asd Ginnica Giglio di Montevarchi che continua a formare e ad allenare tantissime ragazze e ragazzi, tutti uniti dalla grande passione per la ginnastica e dalla voglia di investire impegno con costanza e dedizione in quella che alla fine diventa uno stile di vita.  E i risultati importanti arrivano copiosi.

A distanza di 50 anni dal portentoso evento olimpionico Stefania Bucci ricorda quei momenti ancora con emozione e con la consapevolezza di aver concretizzato le sue più profonde aspettative trasmettendo il suo amore per la ginnastica a tantissime ginnaste e a tantissimi ginnasti.

Sono cose che non si possono mai dimenticare, le porterò sempre nel cuore. Sono passati 50 anni. Ero ancora piccolina e devo dire che me la so goduta tutta. I sacrifici sono stati tanti, ma non li ho sentiti perché io mi divertivo a fare ginnastica. Anzi, devo dire, mi divertivo a fare le competizioni. Quando sono andata alle Olimpiadi era la realizzazione di un sogno che avevo nel cassetto da due o tre anni. Avevo visto una ginnasta fortissima, Olga Korbutt, e io dissi alla mia mamma voglio fare questo. A 12 anni sono stata scelta da un tecnico meraviglioso che mi ha portato al Centro permanente di Roma con altre 12 ginnaste. In questi tre anni e mezzo abbiamo lavorato, mi hanno “ripulito” e devo dire una cosa, io non ero una ginnasta forte, ero una ginnasta piuttosto “sporca”, ma il tecnico mi ha scelto per il carattere. Quando io sono tornata dall’Olimpiadi, lui mi ha ringraziato e mi ha detto ‘scusa perché ti ho bruciato’. Per lui mi aveva bruciato l’età. Io invece l’ho ringraziato perché avevo fatto quello che desideravo”.

E dopo l’Olimpiadi? “Dopo l’Olimpiadi sono tornata. Avrei voluto insegnare, però nella società dove io ero nata non mi è stato permesso e allora il mio babbo e la mia mamma mi hanno detto cosa vuoi fare? Siccome io da piccola volevo fare la maestra, volevo stare con i ragazzi, allora ho pensato alla maestra di ginnastica e quindi ho dato vita alla società insieme ai miei genitori, a qualche parente e a quello che sarebbe diventato mio marito. Nel 1978 poi ho fondato l’attuale Società Ginnica Giglio”.

Lei è stata nel ’76 alle Olimpiadi, ma è riuscita a portare anche una sua grande allieva alle Olimpiadi, Lara Mori. “Un altro grande sogno che io ho sempre avuto nel cassetto. Quando ho fondato la società il mio desiderio era arrivare in alto con qualche ginnasta. Ce l’abbiamo fatta e per me è stata una grandissima soddisfazione per tutto il lavoro che ho fatto insieme alla mia famiglia, alle mie figlie e a mio marito”.

Quali sono state le emozioni quando ha accompagnato Lara Mori alle Olimpiadi di Tokyo?  “L’esperienza più bella che ho avuto però e più emozionante è stata quando Lara ha fatto il Campionato del mondo individuale nell’arena dove io ho partecipato alle Olimpiadi a Montreal. Lì è stato veramente eccezionale. Quando sono entrata dentro mi ci rivedevo ecco, lei poi in quella gara è arrivata in finale, sesta, è stata una cosa meravigliosa”.

Adesso invece continua la sua attività con la Giglio, con tantissime ragazze e ragazzi che continuano a darle moltissime soddisfazioni. Le ultime sono arrivate da Rimini. “Sì, adesso io seguo sempre la società con tanto amore e ho formato delle tecniche bravissime: queste ragazze sono cresciute con me, sanno come si lavora, come si sta con i ragazzi”.

Cosa si sentirebbe di dire a una ragazza che desidera intraprendere questa carriera?

“La ginnastica è una disciplina complicata ma talmente bella che se ti entra dentro non ti va più via. Fa molto bene fisicamente e mentalmente e oggi i ragazzi ne hanno tanto bisogno. E’ una disciplina che dà una certa educazione e lo stimolo a superare le difficoltà”.

 

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