Si è costituito il Comitato Area Collinare Crossdromo: lo annunciano i residenti e cittadini “accomunati dalla preoccupazione per quanto sta accadendo nell’area di Miravalle”, l’impianto situato appunto nelle colline di Montevarchi. Spiegano i promotori: “Il Comitato nasce per dare voce a una preoccupazione semplice e concreta: la collina è stata trasformata in modo radicale. Non è una valutazione tecnica riservata agli addetti ai lavori. È un fatto visibile a tutti. Chiunque passi oggi da Miravalle può vedere che il profilo dei luoghi, l’impatto visivo e l’equilibrio paesaggistico dell’area sono profondamente cambiati. Anche l’abbattimento di numerose piante ha contribuito a modificare in modo evidente l’aspetto della collina. Questo è il punto da cui partire. Un pezzo di territorio è stato modificato in maniera pesante e i cittadini hanno il diritto di sapere sulla base di quali atti, con quali autorizzazioni, con quali controlli e con quali valutazioni ambientali, paesaggistiche e sanitarie ciò sia avvenuto”.
La questione, continua il neo Comitato, non riguarda solo i lavori già eseguiti: “Riguarda anche il futuro dell’area. Una pista utilizzata in modo occasionale, con aperture limitate e compatibili con il contesto, è una cosa. Un’attività stabile, continuativa e di fatto permanente, inserita in un territorio abitato, vicino a case, borghi rurali e luoghi di vita quotidiana, è un’altra cosa. Non si può stravolgere una pista, aumentarne l’impatto e poi trattare tutto come una semplice prosecuzione dell’esistente. Quando cambiano l’intensità dell’uso, la frequenza delle aperture, la portata degli interventi e l’impatto sulla collina, cambia anche il problema pubblico. E le istituzioni hanno il dovere di affrontarlo, non di minimizzarlo. Ci saremmo aspettati da parte dell’Amministrazione azioni volte alla tutela dei residenti, cittadini del Comune a pieno titolo, che hanno convissuto per oltre quarant’anni con il crossdromo e con la sua attività in un equilibrio fondato sul rispetto delle reciproche esigenze, fino al cambio di impostazione gestionale avvenuto lo scorso anno. A nostro giudizio, una trasformazione di questa natura appare incompatibile con un contesto abitato come quello di Miravalle, salvo che le istituzioni dimostrino il contrario con atti chiari, studi aggiornati e controlli effettivi. Non bastano rassicurazioni generiche”.
Resta inoltre aperto, spiegano ancora i residenti, il tema degli orari e delle giornate di apertura. “Ad oggi, per quanto risulta dagli atti, non esiste un accordo formale che disciplini in modo chiaro e vincolante l’utilizzo ordinario dell’impianto, né una tabella condivisa degli orari e delle aperture. Eppure proprio la frequenza dell’attività e il suo possibile consolidamento incidono direttamente sulla vita quotidiana dei residenti. Per questo abbiamo promosso un ricorso al TAR e presentato un esposto a più enti e autorità competenti, chiedendo verifiche sulla correttezza dell’iter seguito, sulla natura degli interventi realizzati, sul rispetto dei vincoli, sulle autorizzazioni necessarie e sulla tutela delle abitazioni, del paesaggio e della salute delle persone”. L’esposto è stato trasmesso, tra gli altri, a Comune di Montevarchi, Polizia Municipale, Unione dei Comuni del Pratomagno, Procura della Repubblica, ARPAT, Questura di Arezzo, Prefettura di Arezzo, Commissione di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, Soprintendenza e Carabinieri Forestali. “Ad oggi, a quanto ci risulta, è pervenuta soltanto una risposta formale da parte dell’Unione dei Comuni del Pratomagno. Ne prendiamo atto, ma quella risposta non esaurisce le questioni sollevate. Restano aperti interrogativi essenziali su autorizzazioni, documentazione tecnica, impatto paesaggistico, rumore, viabilità, controlli, orari di apertura e compatibilità dell’attività con la vita quotidiana dei residenti. Questioni che porteremo, se necessario, anche all’attenzione del Difensore civico”.
“Il Comitato – conclude la nota – non nasce contro lo sport, né contro chi pratica il motocross. Nasce per affermare un principio elementare: nessuna attività può essere posta al di sopra delle regole, del paesaggio, della salute e del diritto dei cittadini a vivere nel proprio territorio senza subire decisioni calate dall’alto. Chiediamo quindi che le istituzioni competenti facciano piena chiarezza e che nessuna trasformazione dell’area venga considerata acquisita o normalizzata prima di avere verificato, in modo pubblico e trasparente, titoli autorizzativi, studi acustici e ambientali, impatti reali, orari di esercizio e responsabilità”.

