È partita a livello nazionale la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare del Nuovo Sindacato Carabinieri, depositata in Cassazione il 19 settembre 2025 e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il giorno successivo. L’obiettivo del disegno di legge è rivedere la prassi dell’“atto dovuto”, ossia l’automatica iscrizione nel registro degli indagati degli operatori delle forze dell’ordine coinvolti in interventi da cui derivano danni, lesioni o decessi. Un meccanismo che, secondo il sindacato, negli anni si è trasformato da garanzia a paradossale forma di esposizione mediatica, professionale e personale.
Il segretario regionale toscano del Nuovo Sindacato Carabinieri, Nizar Bensellam Akaly, spiega che l’iniziativa non punta a eliminare l’atto dovuto né a costruire uno scudo penale, ma a ridefinirne i confini per restituirgli la funzione di tutela che dovrebbe avere:”Non chiediamo uno scudo penale, perché l’atto dovuto per noi è una garanzia. Ma chiediamo che venga rivisto con un ampio spettro di garanzie per i colleghi che intervengono in situazioni difficili. Il carabiniere o il poliziotto non possono essere trattati come delinquenti comuni quando agiscono in nome e per conto dello Stato», afferma. Secondo Bensellam Akaly, gli operatori si trovano talvolta in circostanze drammatiche in cui, pur agendo per necessità del cittadino, possono provocare conseguenze impreviste. «In casi come la tragedia di Rami a Milano o in presenza di lesioni e danni alle cose, chi interviene può trovarsi nella situazione più terribile: aver causato qualcosa che non era previsto. È in questi momenti che servono garanzie reali e una visione più rispettosa del nostro ruolo.”
Tra i temi più delicati sollevati dal sindacato c’è anche l’esposizione mediatica degli operatori, spesso sbattuti in prima pagina prima di qualunque accertamento. “Chiediamo ai giornalisti di non trasformarci in mostri quando le dinamiche non sono ancora chiare. Serve rispetto per le persone e per il lavoro che svolgono”, sottolinea il segretario regionale. Accanto alla riforma dell’atto dovuto, il progetto prevede anche richieste più ampie, come una tutela legale più solida, un maggiore supporto psicologico per gli operatori coinvolti in vicende traumatiche e una più attenta valutazione dell’iscrizione nel registro degli indagati, che secondo il sindacato dovrebbe avvenire con maggiore ponderazione.
L’iniziativa, che ha avviato la raccolta delle cinquantamila firme necessarie per l’approdo in Parlamento, sta trovando sostegno in numerosi comuni italiani. Tra questi c’è anche Montevarchi, il cui sindaco Silvia Chiassai Martini ha annunciato l’adesione del Comune e la disponibilità del proprio URP a raccogliere le firme. “La nostra amministrazione ha voluto dimostrare fin da subito sostegno e condivisione per questa proposta di legge. I nostri carabinieri, uomini e donne che ogni giorno rischiano la vita sulle strade, non sono adeguatamente tutelati né da un punto di vista legale, né personale, né professionale», ha dichiarato la sindaca. A suo avviso, sostenere l’iniziativa significa permettere agli operatori di lavorare con maggiore serenità. “Ho già firmato personalmente la proposta. Nei prossimi mesi i cittadini potranno farlo presso l’URP, dal lunedì al sabato la mattina e il martedì e giovedì il pomeriggio. È un modo concreto per sostenere chi ci tutela ogni giorno e per dire grazie.”
L’iniziativa del Nuovo Sindacato Carabinieri, che ha già visto banchetti e raccolte firme da nord a sud, come a Napoli lo scorso ottobre, ha aperto un dibattito che non riguarda soltanto le forze dell’ordine, ma il rapporto tra giustizia, responsabilità e tutela di chi opera per la sicurezza collettiva. Per i promotori, rivedere l’atto dovuto significa riportare equilibrio in un sistema che oggi rischia di trasformare un principio di garanzia in un’automatica presunzione di colpa. Per i sostenitori istituzionali, significa sostenere una richiesta percepita come urgente da migliaia di operatori. E per i cittadini, rappresenta l’occasione di partecipare direttamente a una riforma che tocca uno dei nodi più sensibili del rapporto tra Stato e società.


