27, Settembre, 2022

Sviluppo sostenibile, nove in Toscana i siti potenziali del patrimonio mondiale Fao: c’è anche l’abetina di Vallombrosa

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Tavola rotonda nei giorni scorsi a a Firenze sul progetto legato al programma Giahs, un progetto, tutto toscano, legato al programma Fao sul patrimonio agricolo mondiale. Nell’occasione si è fatto il punto sui siti ‘potenziali’, che potrebbero entrare nel patrimonio mondiale Fao

Sono un po' come i siti Unesco per la cultura: si tratta dei siti del patrimonio mondiale Fao, ad oggi 57 quelli di tutto il mondo iscritti, distribuiti in ventuno diversi paesi, di cui due in Italia: le colline vitate del Soave e gli ulivi secolari pedemontani tra Assisi e Spoleto. Ce ne sono però, solo in Italia, ben 126 considerati siti 'potenziali', una sorta di osservati speciali, candidati a entrare in quell'elenco: e di questi, nove sono in Toscana. In mezzo a loro, figurano le abetine della selvicoltura monastica di Vallombrosa.

Nate intorno all'abbazia vallombrosana, le abetine ne caratterizzano tuttora il paesaggio in maniera inconfondibile: furono proprio i monaci che portarono qui la coltivazione dell'abete bianco, seguendo un particolare metodo di coltura artificiale. Oggi le abetine rappresentano la principale presenza arborea della Riserva Naturale di Vallombrosa, centinaia di ettari, in parte colpiti, come si ricorderà, dalla tempesta di vento del 2015. Insieme alle abetine di Vallombrosa, nella lista dei siti toscani 'potenziali' Fao ci sono i vigneti terrazzati di Lamole nel comune di Greve in Chianti; i castagneti secolari di Moscheta; la policoltura di Trequanda; le Biancane della Val d’Orcia; i castagneti monumentali dello Scesta; la collina di Fiesole; il Montalbano attorno a Larciano; la montagnola senese di Spannocchia.

Il punto è stato tracciato nei giorni scorsi nel corso di un convegno a Firenze dedicato ad un progetto, tutto toscano, legato al programma Fao sul patrimonio agricolo mondiale, il "Giahs", e su un master internazionale, unico nel mondo e tutto fiorentino, per formare manager che sappiano conservare e gestire, anche in un’ottica si sviluppo economico, i siti iscritti. La vice presidente ed assessora alla cultura e all’università, Monica Barni, ha anche annunciato che nella villa medicea di Careggi, patrimonio Unesco, proprietà della Regione e in corso di restauro, troverà casa un centro di ricerca sul paesaggio. 

Nell'occasione sono stati presentati i risultati del primo anno di attività del progetto Giahs, che si è svolta lungo due binari: da un lato l’individuazione di siti da preservare in Toscana e in Italia, luoghi dove ambiente, tecnica, cultura e tradizione hanno creato un tutt’uno, luoghi dove il paesaggio è frutto dell’interazione con l’uomo alla fine; e dall’altro un aiuto a formare personale per gestire altrove quei siti.

Glenda Venturini
Capo redattore

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