San Giovanni Valdarno ha aperto oggi, con una mattinata densa di emozioni e riflessioni, il convegno di studi “Non esiste la fine. PPP – Parole per Pasolini”, appuntamento che chiude il mese di celebrazioni dedicate a Pier Paolo Pasolini nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa. La Pieve di San Giovanni Battista, cuore storico della città, si è trasformata in un luogo di dialogo e scoperta, accogliendo studiosi italiani e internazionali, studenti, docenti e appassionati, tutti uniti dall’urgenza di confrontarsi con l’opera e il pensiero di uno degli intellettuali più complessi del Novecento.
L’inaugurazione ha avuto un tono solenne e al contempo intimo, con la lettura di brani scelti dai diciassette studenti dei Licei Giovanni da San Giovanni, che hanno aperto ogni intervento dei relatori, dando voce alle parole di Pasolini con una naturalezza e una profondità capaci di trasmettere il senso di una presenza viva, ancora pulsante. Fin dal primo momento si è percepita la volontà di rendere il convegno un’esperienza partecipativa e non un semplice appuntamento accademico, confermando quanto il progetto voluto dal Comune e dal comitato scientifico sia stato pensato come una sinergia fra comunità, scuole e università.
Il comitato scientifico, formato da Daniela Brogi, Riccardo Lestini, Cristina Savettieri, Niccolò Scaffai e Giulia Tellini, ha sottolineato più volte l’importanza di fare di questo convegno un cantiere culturale aperto. “Sono passati cinquant’anni dalla morte di Pasolini – ha spiegato Riccardo Lestini – ma la sua voce è ancora estremamente viva, capace di parlare all’oggi. Il nostro obiettivo è stato costruire un convegno-laboratorio, accessibile non solo agli studiosi, ma anche alle giovani generazioni, perché Pasolini è un poeta, un regista, un intellettuale che attraversa epoche e soggetti, e il suo pensiero deve continuare a vivere nel presente”. Le parole di Lestini evocano l’idea di una trasmissione intergenerazionale, dove gli studenti non sono semplici uditori, ma parte attiva di un percorso creativo e critico che continuerà anche dopo l’evento, con la restituzione dei loro lavori al territorio nel 2026.
“Ricordare Pasolini innanzitutto perché ricorrono quest’anno i cinquant’anni dall’assassinio violento avvenuto tra il primo di novembre del 1975 e quindi corre l’obbligo soprattutto alle istituzioni pubbliche di ricordare figure come quella di Pier Paolo Pasolini – ha dichiarato il sindaco Valentina Vadi – che è stato un poeta, uno scrittore, un regista, un grande intellettuale di questo Paese, una mente lucida, critica, un interprete della realtà contemporanea, le cui parole e le cui riflessioni ancora oggi hanno un valore importante.”
La struttura del convegno, come ha sottolineato l’assessore alla cultura Fabio Franchi, è innovativa e studiata per proiettare il pensiero pasoliniano nel futuro: ogni intervento è centrato su parole-chiave come Amore, Madre, Sacro, Masaccio, Rabbia, Stile, Corpo, Politica, Italia, Terra, Scuola, Gioventù, Dante, Luce, Novecento. “Queste parole – ha spiegato Franchi – non vogliono rappresentare una chiusura, ma una porta aperta: ogni tema è un flash che attraversa l’opera di Pasolini, riaprendola e rendendola attuale”. L’idea è quella di costruire un vero e proprio vocabolario pasoliniano, capace di stimolare riflessioni e connessioni fra testi, epoche e questioni ancora aperte, con una lettura sempre rivolta al presente e al futuro.
La mattinata ha visto susseguirsi interventi che hanno esplorato le dimensioni più intime e radicali della poetica pasoliniana. Daniela Brogi ha aperto con una riflessione sull’Amore, seguita dall’analisi della Madre affidata a Giulia Tellini. Il Sacro è stato esplorato da Stefania Rimini, mentre Roberto Chiesi ha approfondito il rapporto tra Pasolini e Masaccio, portando in luce il dialogo tra cinema, letteratura e arte figurativa. La Rabbia, forza emotiva e critica presente in tutta l’opera pasoliniana, è stata indagata da Daniele Corsi, che ha sottolineato come il sentimento di indignazione di Pasolini resti una lente attraverso cui leggere i paradossi del nostro presente.
Il pomeriggio ha continuato lungo un arco tematico che ha attraversato stile, corpo e politica. Silvia De Laude ha raccontato lo Stile pasoliniano come una grammatica della visione, mentre Massimo Fusillo ha illustrato il ruolo del Corpo, centrale tanto nella poesia quanto nel cinema, come strumento di conoscenza e testimonianza. Paolo Desogus ha affrontato la Politica, evidenziando come Pasolini, con sguardo lucido e talvolta profetico, abbia saputo leggere la modernità e i suoi conflitti. Carla Benedetti ha offerto una lettura dell’Italia come paesaggio antropologico e culturale interrogato continuamente dall’intellettuale, e Alessandro Fiorillo ha concluso il pomeriggio con la Terra, elemento fondante del rapporto tra l’uomo e il suo contesto.
Il convegno non ha mancato di sottolineare il ruolo fondamentale delle nuove generazioni, e la giornata di sabato si aprirà con l’attenzione alla Scuola e alla Gioventù. Come ha spiegato il comitato scientifico, l’inclusione dei giovani non è simbolica: gli studenti hanno contribuito in modo diretto alla costruzione del percorso, partecipando attivamente e leggendo testi scelti per introdurre ogni intervento, dando così forma a un dialogo intergenerazionale che non si esaurisce nella durata del convegno, ma che continuerà nella produzione di progetti e lavori creativi nei prossimi mesi.
“Pasolini parla continuamente a chi arriva dopo – ha sottolineato il comitato scientifico – e lo fa con una forza straordinaria, con diagnosi sul presente e sul futuro che restano risorse preziose anche per chi oggi frequenta le scuole. Questo polimorfismo, questo essere poeta, regista, intellettuale, soggetto e insieme molteplici identità, rende la sua voce un patrimonio inestinguibile”. L’evento ha dunque il carattere di un cantiere culturale aperto, in cui le voci degli studiosi e dei giovani si intrecciano, generando energia e riflessioni che travalicano le barriere tra accademia e comunità, tra memoria e attualità.
San Giovanni Valdarno, con questa due giorni, conferma così la propria vocazione culturale: non celebra semplicemente un anniversario, ma costruisce uno spazio di confronto, scoperta e partecipazione, dove il pensiero critico e la creatività si incontrano. Le parole di Pasolini, lette oggi dai giovani, risuonano con un senso di urgenza e attualità che trascende la cifra storica dei cinquant’anni dalla sua scomparsa, ricordandoci che la cultura non è mai conclusa e che la voce di un grande intellettuale continua a parlare, finché c’è chi la ascolta, la studia e la mette in pratica nel presente. Con “Non esiste la fine”, la città e il comitato scientifico ci ricordano che ricordare non significa chiudere, ma aprire nuove strade, nuove domande, nuove possibilità di leggere il mondo attraverso lo sguardo sempre attento di Pasolini.

