16, Febbraio, 2026

Rondine, la scuola che insegna la pace: dentro la Cittadella dove il ‘nemico’ diventa volto umano

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A pochi chilometri dal Valdarno, in un borgo medievale affacciato sull’Arno, sorge Rondine Cittadella della Pace, una delle esperienze educative più particolari e riconosciute a livello internazionale. Un luogo che accoglie giovani da Paesi in conflitto per insegnare loro a convivere con il “nemico”, trasformando la distanza in relazione, il pregiudizio in comprensione, il conflitto in responsabilità civile.

Un centro internazionale, sì, ma al tempo stesso profondamente connesso con il territorio. E quest’anno il Valdarno è rappresentato da vicino: tra gli studenti selezionati per il prestigioso Quarto Anno Liceale d’Eccellenza c’è anche una ragazza di Montevarchi, segno di un legame consolidato anche grazie alla collaborazione con BCC Valdarno, che negli ultimi anni ha sostenuto le borse di studio per i giovani della zona.

Insieme alla giovane valdarnese c’è anche Noemi, 17 anni, di Quarrata (Pistoia), che racconta così il suo arrivo a Rondine:
“A scuola venne una ragazza che aveva già frequentato il Quarto Anno e ci spiegò cosa significava studiare qui. Da quel momento – dice – ho sentito il desiderio di buttarmi in questa esperienza. E ora sono qui”.
Per Noemi l’ingresso nella classe – composta da ragazzi provenienti da tutta Italia – non è stato traumatico: “Mi sono integrata subito. Da parte di tutti c’è sempre stata una voglia autentica di scoprirsi, di creare relazione. Dopo poche settimane sembrava di conoscersi da sempre”.

Il Quarto Anno Rondine è un progetto riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione, rivolto a studenti e studentesse di tutta Italia che desiderano vivere un anno scolastico innovativo e altamente formativo. Gli studenti frequentano il programma ministeriale del quarto anno del proprio indirizzo, ma lo affiancano a un percorso educativo unico: ULISSE, un cammino di crescita personale che unisce gestione dei conflitti, relazione, leadership responsabile e cittadinanza attiva.
È un anno che trasforma, perché permette ai ragazzi di conoscere se stessi, di lavorare in gruppo, di superare pregiudizi e di affrontare le sfide della contemporaneità con strumenti nuovi. “Ci incontriamo con esperti che ci aiutano ad approfondire – spiega Noemi – e tutto quello che studiamo al pomeriggio si intreccia con le lezioni del mattino.” Un modo di fare scuola che colpisce gli studenti e, spesso, cambia le loro prospettive. “Io venivo dallo scientifico – racconta – e ho sempre pensato che avrei scelto una facoltà scientifica. Qui però ho iniziato a mettere in dubbio quella certezza: ora sono indecisa tra l’ambito scientifico e quello umanistico”.

Noam Pupko: “Rondine è un piccolo mondo che insegna a guardare oltre l’etichetta”. A coordinare il Quarto Anno c’è Noam Pupko, arrivato quindici anni fa da Israele come studente della World House.
“Viviamo in un’epoca – spiega – in cui i giovani italiani hanno bisogno di strumenti per comprendere e trasformare i conflitti: quelli globali, certo, ma anche quelli personali, familiari, scolastici. Il Quarto Anno nasce per questo”.
Il bando per l’anno scolastico 2026/2027 è già aperto (qui il link per iscriversi) e rivolto agli studenti di terza liceo: selezioni, colloqui e la possibilità di diventare una comunità di ragazzi provenienti da tutte le regioni, compreso il nostro Valdarno, che da anni partecipa attivamente al progetto.

La World House: il cuore originario di Rondine. Il progetto da cui tutto è nato è la World House, la casa in cui convivono giovani provenienti da Paesi in guerra o segnati da conflitti storici.
Armeni e azeri, russi e ucraini, palestinesi e israeliani, balcanici, africani: generazioni di ragazzi che, per un anno o due, condividono la quotidianità, studiano, dialogano e imparano a vedere nell’altro non un nemico, ma una persona.
È un percorso intenso, basato sull’incontro e sulla responsabilità, che Rondine porta avanti da oltre venticinque anni e che ha reso il borgo un punto di riferimento internazionale nei processi di pace dal basso. Ed è proprio accanto ai giovani della World House che gli studenti italiani vivono il loro anno di formazione.

Franco Vaccari: “Il nemico esiste, ed è da lì che bisogna partire”. Il cuore del progetto Rondine nasce dall’intuizione del suo fondatore Franco Vaccari, che negli anni Ottanta sognava di far rinascere quel borgo abbandonato come luogo comunitario dedicato ai giovani. L’idea si trasformò in progetto concreto nel 1995, durante la mediazione della guerra in Cecenia:
“Quando ci fu la possibilità di ospitare giovani “nemici” che avrebbero convissuto qui – ricorda Vaccari – fu come se il sogno antico e l’opportunità del momento si saldassero. Da lì nacque davvero la Cittadella della Pace”. Una parola colpisce, e Vaccari non la nasconde: “nemico”. Un termine che altrove si evita, ma che a Rondine è centrale.
“Il nemico esiste – spiega – ed è in carne e ossa. Sono le costruzioni ammalate della guerra che si depositano nei volti delle persone e li sfigurano. Noi non siamo utopisti: siamo realisti. Il conflitto non è una parolaccia, non è sinonimo di guerra. Il conflitto è il pane quotidiano della nostra vita. Se impariamo a riconoscerlo, diventa energia, occasione, crescita”.

Il metodo Rondine e la visione per il futuro. Il metodo Rondine parte da questo: dall’idea che il conflitto non va eliminato, ma attraversato. Che la relazione può diventare un seme. E da trent’anni, dice Vaccari, quei semi germogliano:
“Abbiamo visto giovani tornare nei loro Paesi e diventare ministri, imprenditori, leader capaci di portare un cambiamento reale. La vera speranza nasce dal vedere questi semi che crescono. Per il 2035 abbiamo già una visione: un metodo Rondine sempre più diffuso nella scuola italiana e giovani capaci di trasformare il mondo a partire dalla concretezza delle relazioni”.

Valeria: dall’Ucraina a Rondine, fino a diventare una Rondine d’Oro. Tra le storie più significative c’è quella di Valeria, arrivata dall’Ucraina nel 2022, prima ancora dell’esplosione del conflitto nel suo Paese.
“Quando lessi il bando – racconta – non capii subito cosa fosse Rondine. Solo dopo il 24 febbraio, quando è scoppiata la guerra, ho capito che questo percorso aveva un senso profondo”.
Valeria ha studiato e vissuto fianco a fianco con una coetanea russa: “È stato difficilissimo. Ma necessario. Prima vivevamo il conflitto, poi abbiamo iniziato a condividere lo spazio, le paure, persino la stanza. E ora è una delle mie migliori amiche”. Oggi Valeria è una Rondine d’Oro, rimasta a lavorare nell’ufficio della World House: “Mi sento utile qui. Se altri giovani ucraini arriveranno, voglio che sappiano che è possibile costruire qualcosa anche dove sembra esserci solo odio”.

 

Rondine continua così la sua missione: formare giovani capaci di leggere il mondo con consapevolezza e responsabilità. Un lavoro paziente, quotidiano, che unisce studio, relazione e incontro. Un modello che, da un piccolo borgo toscano, continua a ispirare scuole e territori in tutta Italia.

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