03, Dicembre, 2022

Palomar: passato, presente e futuro nel nome della cultura

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Palomar, ovverosia l’acronimo di Palazzo Marconi a San Giovanni. Ma il nome della nuova Casa della Cultura non è stato scelto soltanto per questo. Affonda le proprie radici nel passato e in una serie di coincidenze che rendono la struttura ancora di più patrimonio della comunità. Palomar, infatti, è anche il titolo dell’opera di Italo Calvino, edita nel 1983, ispirato all’osservatorio astronomico di Monte Palomar, negli Stati Uniti, dove è collocato il famoso telescopio Hale. La lente fu realizzata a Corning che, ormai da anni, è gemellata proprio con San Giovanni.

“La lente originaria dell’Osservatorio di Palomar, – ha spiegato l’assessore Franchi – la più grande al mondo, fu realizzata a Corning ed oggi è esposta proprio al Glass Museum di Corning, città con cui San Giovanni è gemellata. In più, alla fine degli anni Ottanta, il Comune di San Giovanni Valdarno organizzò quattro convegni nazionali dedicati rispettivamente a Calvino e la fiaba, Calvino e il cinema, Calvino e il comico e Calvino e l’editoria. E di ciascuno di essi fu pubblicato un volume. Palomar è quindi un termine polisemantico che intreccia il riferimento al nome del palazzo, il titolo di un’opera di uno degli scrittori italiani più celebri e rappresentativi che ha forti legami con la nostra città e l’osservatorio astronomico fra i più importanti al mondo situato nella Contea di San Diego in California la cui lente originaria è conservata in una città con noi gemellata. Palomar vuole essere una finestra aperta sul mondo. Osservare, esaminare, approfondire, allargare lo sguardo, sentirsi, attraverso la condivisione della cultura, parte di qualcosa di più ampio, oltre l’individualità. Un luogo libero di studio, confronto e crescita personale e collettiva. Come scrive Marguerite Yourcenar in Memorie di Adriano ‘Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che, da molti indizi, mio malgrado, vedo venire’. Ma ancora più significativo il seguito della citazione: ‘Ho ricostruito molto, e ricostruire significa collaborare con il tempo, nel suo aspetto di passato, coglierne lo spirito o modificarlo, protenderlo quasi verso un più lungo avvenire; significa scoprire sotto le pietre il segreto delle sorgenti’. Ecco, le pietre e la storia di questo palazzo, come dice la Yourcenar, vogliamo che siano una fondamentale sorgente di cultura della nostra comunità e a servizio della nostra comunità”.

La storia: “Sulla base dei dati d’archivio e dei documenti raccolti, una prima edificazione dell’edificio risulta dal 1825. Nel 1900 si ebbe la denominazione della piazza Attilio Luzzatto (attuale piazza della Libertà che, fino a quel momento, era denominata “Gioco del pallone”), dove venne creata una scenografica aiuola. Al primo gennaio 1904, è attestata una Casa del popolo, che sarà costruita, ex novo, nell’agosto del 1913”.

“Il 18 febbraio 1915 si costituisce la “Società Anonima Cooperativa Arturo Luzzatto”, con sede sociale in via Giovanni da San Giovanni, 3. L’associazione, pur se non sancita ancora da atti legali, era già operante almeno dal 1913; i soci sono in maggioranza notabili, professionisti, imprenditori del paese. Il loro scopo dichiarato è “costruire un edificio sociale in cui dovranno avere sede un ufficio di collocamento per operai e braccianti, un ufficio di emigrazione, un ufficio di segretariato del popolo e un ufficio di consulenza legale per gli operai e una biblioteca circolante” e creare inoltre “un teatro da affittarsi a compagnie liriche e drammatiche e per conferenze”. E’ loro obiettivo “incrementare lo sviluppo economico del paese e l’elevamento morale, educativo ed intellettuale dei soci”. Nell’aprile del 1920 “la casa sociale è pressoché ultimata” e nell’agosto viene inaugurato il cinema sociale. Permane però una gestione deficitaria. Un’inaugurazione ufficiale si ha il 6 febbraio 1921, con banchetto e larga partecipazione popolare. I problemi economici e di gestione, presenti sin dall’inizio, condurranno comunque la sede ad una precoce chiusura. L’adesione al fascismo è chiaramente documentata dal discorso del presidente Virgilio Bagiardi, in occasione della Marcia su Roma: ‘… (Io porto) l’adesione unanime del Sodalizio a cui presiedo, l’Associazione A. Luzzatto, al grande movimento fascista … e al grande condottiero delle Balde schiere’ ”.

“Del 1927 il documento che attesta la locazione della sede al Comune stesso: con esso la Casa del popolo dà a locazione il primo ed il secondo piano sopra il piano terreno dello stabile posto in piazza Luzzatto, per sette anni e per settemila lire l’anno. L’atto interessa perché segnala l’avvenuto ampliamento dell’edifici, che, nel 1915, risultava di soli due piani e ora si sviluppa anche al secondo, raggiungendo le dimensioni della struttura attuale. Nel 1931 un precetto immobiliare per tasse arretrate porta alla vendita pubblica del fabbricato e dei suoi annessi. Il 2 febbraio 1932 si ha l’avviso d’asta ed infine, il 27 dicembre dello stesso anno viene stipulato il verbale di vendita giudiziaria per l’espropriazione dall’Esattoria Comunale di San Giovanni contro la Società Anonima A. Luzzatto a favore del Monte dei Paschi di Siena. La storia della sede sociale della cooperativa Luzzatto si esaurisce dunque nel breve raggio di un decennio”.

“Nel 1937 il Fascio di Combattimento di San Giovanni compra il fabbricato dal Monte dei Paschi e l’edificio diviene Casa del Fascio restando tale per tutta la durata del regime. E’ del 1939 l’aggiornamento catastale della struttura che si presenta con sale di ritrovo e di riunione al piano terra, compreso un salone per il cinema, una sala del fascio femminile al secondo piano ed un cinema all’aperto nell’area retrostante. Nel 1947 lo Stato confisca la proprietà e otto anni dopo, nel 1959, il Comune di San Giovanni compra l’edificio in questione. Nel 1961 viene redatto il progetto di trasformazione ad uso scolastico e la struttura, fino ad anni recenti, ospita le scuole professionali della città”.

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