09, Agosto, 2022

Operazione ‘Keu’, scattano sequestri per 5 milioni di euro. Beni sequestrati anche in Valdarno

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Impianti di movimentazione terra, abitazioni e terreni, oltre a conti correnti, società e mezzi per un valore di circa 5 milioni di euro: è quanto hanno sequestrato, anche in Valdarno, i Carabinieri del NOE di Firenze, la DIA di Firenze e i Carabinieri Forestali del NIPAAF di Firenze, nell’ambito di un’attività congiunta e coordinata dalla Procura nei confronti di un imprenditore calabrese operante in Toscana nel settore dei rifiuti, già arrestato lo scorso aprile nell’operazione denominata “KEU”. È l’inchiesta che riguardava lo smaltimento illecito dei rifiuti derivanti dall’attività di concia delle pelli, riutilizzato per sottofondi stradali, terreni agricoli e opere pubbliche. Nell’inchiesta, ad aprile 2021, era finito anche l’impianto “Lerose Srl” di Levane, nel comune di Bucine, ed era finito in carcere l’amministratore unico Francesco Lerose. 

Secondo le indagini, infatti, l’attività di smaltimento illecito avrebbe consentito all’imprenditore di “accumulare nel corso degli anni un ingente patrimonio di origine delittuosa”. Per questo sono stati sequestrati i beni facenti capo all’indagato e al suo nucleo familiare, con il provvedimento notificato oggi ed emesso dal Tribunale di Firenze sulla base di una proposta di misura di prevenzione patrimoniale avanzata dall’Ufficio Misure di prevenzione e contrasto ai patrimoni illeciti della Procura della Repubblica di Firenze. Sotto sequestro anche l’impianto di Levane ed alcune abitazioni e terreni tra i comuni di Bucine, Montevarchi e limitrofi. Era infatti questa la zona in cui si erano stabiliti da alcuni anni.

Accanto all’attività penale, nell’inchiesta dunque si procede anche con l’attività preventiva: il provvedimento eseguito, infatti, va ad assicurare che il patrimonio, che secondo le indagini sarebbe stato accumulato illecitamente, non venga disperso ed è frutto della strategia di contrasto dei reati improntato sull’approccio del “follow the money”, ovvero inseguire l’ingiusto profitto delle attività illecite, per garantire la sottrazione dei patrimoni provento di reato, oltre ad assicurare strumenti per rimediare in via equivalente ai danni causati all’ambiente e ai terzi. La DIA, il NOE e il NIPAAF di Firenze, in particolare, hanno proceduto con accertamenti patrimoniali sul conto dell’imprenditore, scaturiti dal sospetto dei suoi legami con la ‘ndrangheta: la complessa attività investigativa aveva infatti consentito di ricostruire contatti con famiglie ‘ndranghetiste crotonesi riconducibili alla cosca Grande Aracri di Cutro, una circostanza emersa anche in ulteriori recenti indagini coordinate dalla DDA fiorentina e condotte dalla sezione anticrimine del ROS di Firenze.

Dopo il sequestro seguirà la fase del giudizio ed il Tribunale dovrà decidere se disporre o meno la definitiva confisca dei beni sequestrati.

Glenda Venturini
Capo redattore

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