24, Maggio, 2024

La pelletteria in Valdarno fiorentino e Valdisieve: meno imprese, ordini in calo e più cassa integrazione. La fotografia dell’Osservatorio CNA

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Numero di imprese in calo e difficoltà sul fronte degli ordinativi, che si ripercuotono sull’occupazione: è un quadro a tinte fosche, quello del comparto dell’alta moda e della pelletteria che CNA traccia per i territori del Valdarno fiorentino e della Valdisieve. Se ne parlerà oggi all’iniziativa “La filiera del lusso e lo stato della pelletteria del Valdarno Valdisieve”, organizzata da CNA Valdarno Valdisieve con il patrocinio del Comune di Pontassieve, per fare il punto sul comparto, alla presenza di Simone Balducci, presidente dei pellettieri di CNA, Sandra Pelli, Presidente CNA Valdarno Valdisieve, Filippo Pratesi, Assessore attività produttive di Pontassieve e Gianluca Volpi, Direttore Ebret.

Spiega Balducci: “Conflitti armati, tensioni tra Cina e Stati Uniti, una produzione eccessiva negli anni passati, possibili cambiamenti nei gusti dei consumatori, le nuove regole europee sulle filiere e la conseguente diversificazione degli investimenti adottata dai grandi marchi a favore di regioni d’Italia con vantaggi fiscali rispetto alla Toscana. Sono tutte possibili concause delle difficoltà che il comparto della pelletteria del lusso, un pilastro della nostra economia, sta affrontando”.

Un settore in difficoltà che, come spiega Elena Bardi, coordinatrice dell’Osservatorio sulla pelletteria dell’associazione, conta nell’area, a fine 2023, 126 imprese artigiane attive, in diminuzione negli ultimi dodici anni del 34% e perciò in controtendenza al dato medio della Metrocittà di Firenze in cui le imprese di settore sono invece aumentate, nello stesso arco temporale, di circa l’8%. Sono prevalentemente aziende contoterziste, per il 52%; e impiegano 861 addetti, dei quali quasi il 52% sono donne. Analizzando il Valdarno fiorentino, sono 56 le imprese attive, con una diminuzione del -10% registrato nel corso degli ultimi dodici anni. 

La situazione implica dunque pesanti ripercussioni economiche e sociali per l’intera area, basti pensare alla cassa integrazione dell’artigianato che, nella Città Metropolitana di Firenze (ad oggi non sono disponibili i dati disaggregati su Valdarno Valdisieve), da gennaio a dicembre 2023 è quasi raddoppiata, passando da 32 aziende e 351 lavoratori coinvolti fino a 60 aziende e 642 lavoratori (dati Ebret, Ente bilaterale dell’artigianato toscano).

In base all’indagine campionaria condotta da CNA, le prospettive per il 2024 non sono rosee: alla previsione di riduzione degli ordini si affiancano infatti altri problemi, come le nuove richieste dei brand che vogliono interfacciarsi con contoterzisti che abbiano un’organizzazione aziendale pari alla loro, in grado cioè di soddisfare ciò che è loro richiesto dalle leggi europee votate alla buona gestione, come i requisiti ESG. Un set di adempimenti che richiede tempo, personale apposito e spese da parte di aziende che continuano però a non essere giustamente remunerate.

CNA Federmoda Toscana ha presentato un apposito studio, realizzato da Università degli studi di Firenze, che ha calcolato il prezzo che dovrebbe essere riconosciuto per coprire non solo il costo strettamente necessario per la manifattura, ma anche per garantire un margine adeguato agli investimenti. Si tratta di 0,59 euro/minuto per le imprese di piccole/medie dimensioni. “Nonostante siano trascorsi più dodici mesi dalla sua presentazione, questo continua ad incontrare difficoltà nell’essere accolto, esaminato e dibattuto dalle parti coinvolte. Non solo in pubblico, ma anche in contesti riservati e nelle sedi appropriate. La conseguenza? Una incomprensibile miopia nelle remunerazioni delle façon della filiera, proprio nel momento che più richiede investimenti da parte delle aziende subfornitrici” spiega Balducci.

Il settore che, sottolinea CNA, non è esente da colpe (dalla mancata programmazione negli anni ai bassi investimenti fatti in certificazioni, licenze, brevetti, rinnovabili e welfare che costituiscono, rivela l’Osservatorio CNA, dallo 0 al 2,2% del totale di investimenti effettuati), vuole una prospettiva per il futuro.

“Il settore della pelletteria, così storico e strategico per il nostro territorio, ha bisogno di azioni concrete di sostegno e tutela che ne sconfiggano lo stallo e ne favoriscano invece la crescita, tutelandone il valore. È indispensabile un impegno politico volto a promuovere interventi mirati che possano centrare questi obiettivi garantendo al comparto una sostenibilità a lungo termine. Un tema che i candidati sindaco dovrebbero inserire ai primi posti nella loro agenda” conclude Pelli.

Glenda Venturini
Glenda Venturini
Capo redattore

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