16, Gennaio, 2022

La mafia è un problema che riguarda tutti noi: la strenua lotta al business malavitoso di Gian Carlo Caselli

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La mafia negli anni è cambiata, si è fatta più subdola e onnipresente internazionalmente. L’ha spiegato nell’appuntamento di oggi, al Moby Dick Festival, Gian Carlo Caselli presentando il suo nuovo libro “Lo Stato Illegale”

"Lo Stato Illegale per cercare di dimostrare, di spiegare e far vedere che la mafia non è qualcosa che non ci riguarda, da delegare a forze dell'ordine e magistratura, ci riguarda perché parte integrante dello stato": descrive così il suo nuovo libro Gian Carlo Caselli magistrato, saggista e dal 1993 al 1999 procuratore della Repubblica presso il tribunale di Palermo. Presenti il sindaco Sergio Chienni e il neo-presidente di Regione Toscana Eugenio Giani.

La lotta di Caselli al business malavitoso non si ferma e nonostante i timori per l'epidemia Covid non ha rinunciato a presenziare all'incontro di oggi al Moby Dick Festival, per portare avanti il messaggio di continuare a lottare e non fingere che essa non esista.

 

 

"C'è ancora la vecchia mafia, ma negli ultimi anni le mafie moderne sono sempre più caratterizzate dall'arruolamento altamente qualificato nelle differenti piazze finanziarie del mondo – spiega Caselli – con importanti relazioni internazionali al servizio del business mafioso, e proprio grazie a queste persone ineccepibili la mafia consolida un'apparenza di perbenismo a livello transnazionale e globale. Trova accesso ai salotti buoni dove si fanno affari migliori; ed è proprio qui dove bisogna intervenire e colpire, altrimenti ci troveremo sempre a parlare di mafia, magari oggetto di un'operazione colossale della polizia, ma essa continuerà ad esistere persistente."

"La mafia non è solo delitti – continua Caselli – la mafia è ricca, crea una economia parallela, integrale, che è un problema per tutti noi, significa impoverimento della collettività poiché ci sottrae le nostre risorse, non è cosa che non ci riguarda, loro investono, ci riguarda da vicino, oggi ancora più che ieri, perché col Covid i mafiosi che nel loro DNA sono sciacalli e avvoltoi stanno cercando di approfittarsi delle difficoltà altrui per impadronirsi di ulteriori pezzi dell'economia."

 

 

 

"È vero, noi siamo un paese che ha problemi di mafia, altrimenti non ne parleremmo, ma dobbiamo orgogliosamente rivendicare che siamo il paese dell'antimafia – dice Caselli – un'infinità di volti hanno lottato per la legislazione, la procura nazionale antimafia, abbiamo il 416 bis che punisce il fatto stesso di partecipare ad un'associazione mafiosa, gli altri paesi non ce l'hanno."

Caselli ha poi ripercorso brevemente la sua carriera come giudice istruttore di Torino e procuratore della Repubblica a Palermo, soffermandosi sui delitti perpetrati dai mafiosi in Sicilia e il periodo della trattativa stato-mafia parlando delle stragi di Capaci, via D'Amelio e dei Georgofili, a Firenze.

Il magistrato si è poi soffermato sul recente caso Palamara, affermando: " La magnitudo del caso impone di dire qualcosa fin da subito: cioè che la magistratura deve fare uno sforzo e uno scatto di orgoglio per cambiare radicalmente sé stessa. Scernere tutta la parte che è pulita, di cui sono convinto sia la stragrande maggioranza, in modo da mettere in luce la parte che tanto pulita non è."

 

 

 

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