05, Febbraio, 2023

L’allarme dei commercianti del settore moda: “Noi senza ristori, ma le vendite sono crollate”

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Il presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio Arezzo Paolo Mantovani: “Di questo passo solo in provincia di Arezzo sono a rischio chiusura entro l’anno almeno 200 negozi degli oltre 800 esistenti

“Non siamo fantasmi”: è il grido d'allarme della Federazione Moda Italia-Confcommercio, alla quale aderiscono le imprese del commercio al dettaglio e all’ingrosso di abbigliamento, calzature e pelletterie. Un settore che, a causa della pandemia, sta attraversando una profonda crisi anche in provincia di Arezzo, come sottolinea il presidente provinciale dell'associazione di categoria, Paolo Mantovani. 

“La crisi si fa ogni giorno più grave, ma i decreti che si susseguono non fanno menzione di noi, siamo tra i grandi dimenticati di questo periodo: per noi niente ristori, ma le vendite sono crollate fino all’80% rispetto all’anno scorso. Di questo passo solo in provincia di Arezzo sono a rischio chiusura entro l’anno almeno 200 negozi degli oltre 800 esistenti, tra abbigliamento, calzature, pelletteria, articoli sportivi, intimo, neonato, che nel complesso danno lavoro a quasi duemila persone”.

“Hanno interrotto le cerimonie, ma nulla è stato previsto per sostenere i negozianti specializzati nelle vendite di capi eleganti; hanno sospeso molte attività sportive, ma i negozi di abbigliamento sportivo per ora non hanno alcun diritto ad un risarcimento. Più in generale – spiega Mantovani – il venir meno delle occasioni sociali di incontro come una cena fuori, poi la ripresa forte dello smart working e l’ipotesi di nuovi lockdown hanno praticamente paralizzato le vendite. Se a questo ci si aggiunge il timore per il futuro, si capisce bene come uno dei primi settori di consumo sacrificati sia stato il nostro”.

“Anche la mancanza di turisti, soprattutto quelli dall’estero, ha giocato pesantemente a nostro sfavore. E le presenze dei connazionali, che pure d’estate si sono visti nell’aretino, non sono certo bastate a compensare le perdite. Nonostante il quadro della crisi sia chiarissimo, per le istituzioni restiamo dei fantasmi: nessuno sembra accorgersi dei gravi danni subiti dai nostri negozi, che vivono di collezioni stagionali ed hanno investito ingenti capitali in prodotti che rischiano di restare fermi sugli scaffali. Se va avanti così, sarà un’ecatombe. Ecco perché sono urgenti misure di sostegno”, conclude il presidente provinciale di categoria Paolo Mantovani. 

Tra le richieste della confederazione al Governo figurano: contributi a fondo perduto, liquidità dalle banche, credito d’imposta per gli affitti, condono tombale sui versamenti tributari e contributivi, detassazione e rottamazione dei magazzini, sospensione dei mutui e leasing bancari, prosecuzione della cassa integrazione fino a tutto il 2021.
 

Glenda Venturini
Glenda Venturini
Capo redattore

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