Il Progetto Faisa continua a insegnare l’italiano a centinaia di donne straniere. Pubblicato anche un libro di ninne nanne

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Era la vigilia di Natale del 2004 e una ragazza straniera di nome Faisa si trovava a Montevarchi. Per una serie di dolorose circostanze, Faisa era rimasta sola, senza capacità di potersi esprimere e chiedere aiuto. L’unico posto che riuscì a trovare per passare la notte fu una panchina in Piazza della Repubblica. Quella sera però il freddo fu particolarmente rigido e quando la mattina il paese si svegliò per andare al pranzo di Natale, la ragazza venne ritrovata morta assiderata.

Memore di questo fatto, una professoressa del liceo scientifico Benedetto Varchi, Carla Mugnai, venuta a mancare nel 2021. La docente, che aveva conosciuto la ragazza, si prese l’impegno di fare qualcosa per poterla ricordare e aiutare altre donne ad evitare la stessa fine di Faisa. Collaborando con Don Mauro, della Chiesa del Giglio, nel 2008 aprì la Scuola Faisa, dove insegnanti volontari avrebbero insegnato l’italiano alle donne straniere.

I locali usati inizialmente furono quelli dell’oratorio del Giglio – racconta Loretta Rossi, coordinatrice degli insegnanti volontari della scuola – negli ultimi anni sono utilizzati invece quelli della Bartolea, messi a disposizione dall’amministrazione comunale.”

Negli anni, il numero delle iscritte è cresciuto molto, fino ad arrivare all’ultimo periodo, dallo scorso ottobre fino alla fine di maggio, con una media di più di cento adesioni l’anno, con una presenza di almeno settanta persone a lezione e una dozzina di insegnanti volontarie.

Abbiamo avuto bisogno di trovare anche fra noi insegnanti persone disponibili a darci un aiuto, – continua Rossi – perché effettivamente i livelli della conoscenza della nostra lingua erano differenti da persona a persona.”

Questa scuola non solo ha dato solo la possibilità a molte persone di imparare l’italiano, ma ha portato anche molte culture a incontrarsi e quest’anno ciò ha portato anche alla creazione di un ricordo tangibile: la pubblicazione di una raccolta di ninne nanne, intitolato “Tra le mie braccia”.

Durante i nostri incontri ci siamo accorte che noi donne, nonostante la diversa religione o le diverse abitudini, per quanto riguarda il sentimento materno siamo tutte perfettamente uguali. Parlando con alcune di queste ragazze, le abbiamo invogliate a cantarci qualche canzoncina, qualche ninna nanna che magari loro hanno cantato o cantano tutt’ora ai loro bambini, o che magari erano ricordi della loro infanzia. È stato bellissimo e ne abbiamo raccolte tante, che adesso sono state riunite in questo fascicoletto. Ci sono in arabo, spagnolo, inglese, indiano e addirittura in georgiano. Abbiamo anche registrato le loro voci e adesso stiamo anche cercando di caricarle su delle chiavette per potergliele poi consegnare quando ricominceranno i corsi a settembre.”

Un ricordo e un gesto di amore materno che parte fin da subito con un auspicio positivo, perché come racconta Don Mauro: “Uscendo dalla tipografia, una donna imprenditrice che entrava lì per lavoro, visto uno dei libri che avevo fatto stampare, si è offerta subito di pagare la fattura! In modo immediato e contenta di averlo. Questo è il coraggio femminile che fa piacere in tempi di paure dello straniero, pregiudizi ed eccesso.”

 

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