09, Agosto, 2022

Abbigliamento, parrucchieri, minimercati: boom dell’imprenditoria cinese in Valdarno. Ora rilevano anche i bar storici

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Mentre tante serrande vengono tirate giù, anche nei centri storici riaprono attività targate ‘made in china’. La vocazione imprenditoriale dei migranti cinesi è fortissima, anche in Valdarno: e dopo parrucchieri, centri massaggi e negozi di tutto un po’, ora si allarga anche ai bar

Si sente parlare cinese, entrando nel vecchio Bar Papi, in pieno Corso Italia a San Giovanni. E così anche nello storico Bar Rossoblù, su viale Diaz a Montevarchi, punto di riferimento per generazioni di tifosi montevarchini. È il business, l'economia che oggi gira così: dove un bandone sta per essere tirato giù definitivamente, a volte l'unica speranza è l'imprenditore cinese. Che prende in gestione o compra, comunque mantiene aperto.

I bar, in particolare quelli storici, sono l'ultimo dei settori in cui, in Valdarno come in Toscana ma anche nel resto d'Italia, l'imprenditoria cinese ha messo gli occhi. A Montevarchi, San Giovanni, persino a Bucine, nella centralissima via Roma, ci sono esempi di questo tipo. Ma prima dei bar ci sono stati centri massaggi, parrucchieri, empori e piccoli supermercati non alimentari. 

D'altronde, secondo i dati della Cgia di Mestre, in Italia le imprese cinesi sono cresciute nel 2013 del 6,1% rispetto al 2012, a fronte del -1,6% di quelle italiane. E gli imprenditori asiatici si concentrano per il 60% tra Lombardia, Emilia Romagna e Toscana, appunto. Dunque, il Valdarno si allinea. Certo, in mezzo a tutto questo fiorire di nuove attività si trova di tutto: anche sacche di illegalità, legate a lavoro nero, contraffazione, persino sfruttamento della prostituzione. Anche in Valdarno sono fioccate denunce e ordinanze di chiusura. Ma molti altri imprenditori cinesi lavorano dentro le regole, e fanno business. 

In Valdarno lo fanno da anni. Tra Figline, San Giovanni, Terranuova e Montevarchi i negozi ad insegna cinese sono molti: per la maggior parte si tratta di grandi punti vendita di oggettistica per la casa e da regalo, dove si trova di tutto un po': persino vestiti da sposa a meno di cento euro. E che si accendono, letteralmente, durante le festività natalizie: proponendo luci, led, tubi per illuminare ogni recondito angolo della propria abitazione. L'ultimo in ordine di apertura è il 'China Mercato' di Levane, mentre un altro dovrebbe aprire a giorni a Montevarchi, in via Burzagli, nella ex sede della concessionaria Sancin. 

Poi sono arrivati i centri massaggi, anche camuffati con insegne italianissime. Ce ne sono a Montevarchi, San Giovanni, Levanella. E ancora, i parrucchieri: si spende poco, fanno servizio unisex. L'ultimo è spuntato sotto le logge in piazza Varchi, a Montevarchi. Ma parrucchieri, estetisti, beauty center cinesi sono un po' in tutto il Valdarno, soprattutto nel fondovalle. 

L'altro settore che diventa sempre più orientale è quello dell'abbigliamento. Su via Poggilupi a Terranuova, la strada dello shopping valdarnese, di punti vendita cinesi ce ne sono già due nell'arco di poche decine di metri. Propongono capi di abbigliamento a prezzi bassissimi, ultra competitivi. Rigorosamente made in china. Ed è su questo settore che stanno 'conquistando', piano piano, anche i mercati settimanali dei paesi, dove un banco su tre, del settore non alimentare, è ormai gestito da cinesi. 

Una vera invasione, dunque? Di certo, si tratta di linfa per un'economia stagnante. Secondo lo studio della Fondazione Leone Moressa, in Italia le 497mila imprese condotte da stranieri (non solo cinesi) contribuiscono, con 85 miliardi di euro, alla creazione del 6,1% del Valore Aggiunto nazionale. E nel comparto del commercio, che i cinesi sembrano prediligere, le imprese straniere arrivano a contribuire con l’11,2% della produzione complessiva nazionale. Con annessi e connessi: compresi contributi Irpef, Inps e pagamento dell'Iva. 

 

Glenda Venturini
Capo redattore

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