14, Agosto, 2022

Bekaert, niente da fare: l’azienda non cambia idea. Avanti con i licenziamenti. Amarezza e rabbia dei sindacati

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Ore di confronto e trattative, ma la multinazionale stata irremovibile: non ci sar un ulteriore prolungamento della cassa integrazione per i 120 dipendenti. Finisce cos la vertenza aperta nel giugno del 2018. I commenti dei sindacati

Non c'è stato alcun passo indietro della Bekaert al tavolo convocato dal Ministero dello Sviluppo Economico: l'azienda non si è detta disponibile a prolungare la cassa integrazione. E la data del 4 maggio sarà l'ultima per i circa 120 lavoratori rimasti in vertenza, per i quali ora scattano i licenziamenti. Un tavolo al quale, fino alla fine, istituzioni e sindacati hanno provato a convincere la multinazionale a prolungare ancora la cassa, almeno fino a quando fosse possibile. E invece nulla. 

Rabbia e amarezza nei commenti a caldo dei sindacati: "Come Fiom e Cgil abbiamo ribadito la nostra posizione, che dal 22 giugno 2018, non è mai cambiata. Per favorire la riuscita del progetto di reindustrializzazione, su cui il Ministero dello Sviluppo Economico sta lavorando, abbiamo chiesto a Bekaert di sospendere i licenziamenti già firmati da azienda, Fim, Uilm e Regione Toscana il 24 febbraio scorso. Ad oggi c'erano le condizioni affinché questa storica azienda potesse avere un futuro nella filiera dell’acciaio e dentro un progetto più ampio legato alla rilancio di Piombino. Attraverso l'utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali a disposizione, avremmo potuto garantire il passaggio dei lavoratori ad un'altra società in costanza del rapporto di lavoro, senza consentire ad un eventuale soggetto subentrante di scegliere se e quali lavoratori Bekaert assumere. Abbiamo confermato questa posizione al tavolo anche attraverso una lettera inviata ai presenti".

"Pandemia e crisi di Governo – continua la Fiom  – hanno rallentato il progetto di reindustrializzazione del sito di Figline e Bekaert in quasi tre anni di vertenza non ha mai portato al tavolo ministeriale un soggetto con un piano industriale. L'unico piano industriale arrivato al Ministero è stato quello della Cooperativa di lavoratori che non è mai stato preso in considerazione dal tavolo". 

Daniele Calosi, Segretario Generale della Fiom Cgil di Firenze e Prato, ha aggiunto: “Ci siamo resi comunque disponibili a siglare nei prossimi giorni un protocollo che, in caso di futura reindustrializzazione dello stabilimento di Figline o di avvio di un'attività industriale anche in un sito limitrofo, preveda che chi subentrerà, se beneficerà di finanziamenti pubblici, costruisca con istituzioni e organizzazioni sindacali, le condizioni affinché vi siano le garanzie occupazionali per tutti i lavoratori licenziati da Bekaert”.

Per Silvia Spera, responsabile dell'Area politiche industriali per la CGIL nazionale, “La multinazionale ha tenuto un atteggiamento inaccettabile e arrogante. Questa vertenza, come altre aperte al Mise, ha dimostrato l’urgenza e la necessità di prorogare il blocco dei licenziamenti, come richiesto unitariamente da Cgil Cisl e Uil al Governo Italiano in questa fase drammatica per i lavoratori.”

Anche la Uilm esprime tutto il disappunto per come Bekaert ha chiuso le porte alle trattative: "Nonostante l'intervento ripetuto del viceministro del MiSE Todde e del Governatore Giani,  nonché del sindaco e di Fim-Fiom-Uilm che chiedono  la proroga degli ammortizzatori per dare il tempo di costruire le basi per una possibile reindustrializzazione, l'azienda continua a negare la cassa e procederà ai licenziamenti. Il tempo guadagnato con l'accordo di febbraio non è stato sufficiente a permettere di dare un minimo di concretezza agli interessamenti pervenuti al MiSE. Neanche l'impegno per la costruzione di un polo dell'acciaio in Toscana hanno convinto Bekaert a ripensare ai licenziamenti immediati".

"Come Uilm abbiamo insistito sul fatto che il disperdere dei lavoratori e delle loro competenze specifiche maturate negli anni in una attività specifica presente solo nella ex Pirelli di Figline e nello stabilimento Bekaert (ex Bridgestone) di Cagliari, non sarà certo di aiuto nella ricerca della reindustrializzazione dell'area. Tra l'altro, uno stabilimento produttivo chiuso rischia di creare un notevole impatto ambientale e sociale. Onde evitare un'ulteriore definitiva perdita occupazionale in Valdarno, la Uilm continuerà a  collaborare con il MiSE e con le istituzioni locali per ricercare tutte le soluzioni possibili per la reindustrializzazione, anche con la costituzione di un bacino che tenga al suo interno tutti i lavoratori bekaert di Figline per non disperderne definitivamente le competenze specifiche, essenziali per la reindustrializzazione stessa. Altrettanto impegno metteremo ovviamente nel ricollocamento dei dipendenti coinvolti". 

Dalla Fim Cisl l'attacco anche al Governo, colpevole di aver 'dimenticato' la vertenza Bekaert: "Nessuna possibilità di trovare un accordo, chiusura totale e completa assenza di certezze in quello che la Bekaert ha proposto al tavolo per ore nella serata di oggi. La discussione che ha visto la presenza del presidente Giani ha evidenziato come la Bekaert non sia interessata a reindustrializzare il sito di Figline, ma anche la tardiva convocazione di un tavolo finalmente di livello da parte del Governo. La verità è che da gennaio questa vertenza è finita nei cassetti a Roma ed è stata ripresa soltanto adesso, dopo che lavoratori, organizzazioni sindacali, territorio sono stati lasciati soli a cercare di mettere pezze ad una situazione sempre più difficile. La filiera dell'acciaio in Toscana è idea degna, ma abbisogna di tempi che non sono più di questa vertenza".  

"C'è da chiedersi però – conclude la Fim Cisl – perché il Governo da gennaio ad oggi nonostante appelli accorati, lettere etc etc abbia solo negli ultimi 5 giorni provato ad esercitare un ruolo. Ci sarebbe da fare una riflessione sulle responsabilità di una crisi di governo che è stata per tantissimi lavoratori Italiani una autentica roulette russa. Adesso attendiamo per la mattinata di domani  un verbale che sarà al 99% impossibile da condividere e valuteremo da subito due filoni legali. Domani pomeriggio assemblea della Fim nel piazzale. Ci sono gravissime responsabilità da vagliare attentamente,  alcune emerse con forza nella serata di oggi". 
 

Glenda Venturini
Capo redattore

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