È stato firmato questa mattina, nella ex sala giunta del Comune di San Giovanni Valdarno, il protocollo d’intesa per la costituzione e il funzionamento del SIIL – Servizio Integrato Inclusione Lavoro, un progetto pilota che formalizza e rafforza una prassi già in atto da anni nel territorio del Valdarno aretino: quella della presa in carico integrata delle persone fragili, con particolare attenzione all’inclusione socio-lavorativa.
Alla firma hanno partecipato la presidente della Conferenza zonale dei sindaci del Valdarno aretino Valentina Vadi, l’assessora regionale all’istruzione, formazione e lavoro Alessandra Nardini, l’assessora regionale al sociale Serena Spinelli (in collegamento), i sindaci e assessori del territorio e i rappresentanti dell’Azienda USL Toscana sud est. Presente anche il dirigente di ARTI, Paolo Grasso, per l’Agenzia Regionale Toscana per l’Impiego.
Il protocollo siglato oggi è il primo nel suo genere nella provincia di Arezzo e rappresenta, nelle parole di Valentina Vadi:“Un riconoscimento formale a un lavoro già avviato da tempo. Il nostro territorio, pur non essendo ancora una Società della Salute, ha saputo strutturare una collaborazione forte tra i servizi sociali, l’azienda sanitaria e ARTI. Questo protocollo sancisce un metodo di lavoro comune, multidisciplinare, capace di affrontare in modo coordinato la complessità della marginalità sociale”.
Il cuore dell’accordo è l’avvio operativo del SIIL, previsto dalle linee guida regionali approvate con DGR 544/2023 e successivamente dettagliato con la DGR 1627/2024. Il servizio prevede la costituzione di équipe multidisciplinari uniche – composte da operatori sociali, sanitari e dei Centri per l’Impiego – in grado di offrire una presa in carico unitaria, personalizzata, con strumenti condivisi e una forte sinergia con il terzo settore, le imprese e il mondo dell’istruzione.
Il dirigente Paolo Grasso ha evidenziato come il protocollo sancisca formalmente un’attività che il Centro per l’impiego già svolge da tempo: “Abbiamo sempre cercato di rispondere ai bisogni delle persone più fragili, con percorsi di accoglienza e orientamento che oggi trovano finalmente una cornice istituzionale”.
L’assessora Nardini ha ricordato il percorso che ha portato alla definizione di questa “buona pratica”, frutto di una delibera regionale costruita congiuntamente all’assessora Spinelli. “Per troppo tempo – ha affermato – ogni servizio si è occupato di una persona per compartimenti stagni, perdendo la visione d’insieme. Noi abbiamo voluto cambiare questo paradigma, perché chi ha bisogni complessi ha diritto a risposte integrate, a un’equipe che possa ascoltare e accompagnare ogni passo del percorso”.
Al centro del nuovo modello di lavoro vi è il principio della rete, intesa come sistema aperto e condiviso: non solo tra istituzioni, ma anche con il mondo delle associazioni, della scuola, della sanità, dell’assistenza e dell’impresa sociale. La rete territoriale del Valdarno diventa così un laboratorio permanente di inclusione, con la possibilità di attivare progetti, tirocini, percorsi formativi, eventi e occasioni di confronto per migliorare l’accessibilità e la qualità dei servizi.
Come ribadito da Nardini -“Il diritto al lavoro è sancito dalla nostra Costituzione. Ma perché sia davvero un diritto, deve essere garantito a tutte e tutti. Altrimenti, rischia di diventare un privilegio riservato a chi parte da una posizione di vantaggio. Lavorare sull’inclusione non significa solo fare giustizia sociale, ma riconoscere il valore che ogni persona può esprimere, se messa nelle condizioni di farlo”.
Il SIIL si basa anche su un forte investimento sul piano organizzativo e digitale: le sedi operative saranno a San Giovanni Valdarno e a Montevarchi, dove le equipe si riuniranno regolarmente per valutare i casi, definire i percorsi, coinvolgere i beneficiari e monitorare gli esiti, nel rispetto della privacy e con il supporto di strumenti tecnologici adeguati. Il protocollo prevede inoltre la possibilità di attivare percorsi di formazione congiunta, supervisioni professionali, iniziative di co-progettazione e scambio di buone pratiche, anche grazie al sostegno di enti di ricerca e istituzioni regionali. Il tutto con l’obiettivo di garantire continuità e sostenibilità al progetto, che sarà oggetto di revisione annuale.
Infine, grande attenzione è stata dedicata anche alla gestione dei dati personali, in conformità al GDPR: ogni ente resterà titolare autonomo del trattamento, con modalità condivise per lo scambio sicuro di informazioni, elemento fondamentale per una presa in carico realmente integrata.
Il protocollo d’intesa firmato oggi segna un passo significativo nel cammino verso un nuovo modello di welfare di comunità, capace di riconoscere la complessità dei bisogni, valorizzare le risorse del territorio e mettere al centro la persona, nella sua interezza e con i suoi talenti. Un modello che il Valdarno aretino sperimenta per primo nella provincia di Arezzo, con l’ambizione – come ricordato da Nardini – di fare da esempio anche per altri territori.

