Il 24 luglio 2023 morì a Figline Giuliano Odori, ex sindaco della città dal 1980 al 1985 e dal 1985 al 1986. Uomo, politico e amministratore stimato e amato ancora oggi la sua figura viene ricordata con affetto e apprezzamento. A tre anni dalla morte a ricordarlo è Patrizio Nocentini, amico e suo successore alla guida dell’Amministrazione comunale.
“Il 24 Luglio 2023 Giuliano ci lasciava, ma la memoria della sua presenza nella storia della comunità figlinese, valdarnese e fiorentina, vive ancora lucida e splendente in tutti coloro che l’hanno conosciuto, frequentato, stimato. Il suo profilo umano è stato completamente associato con quello politico, pubblico e istituzionale che ha rivestito per tanti decenni nella seconda metà del ‘900. Giuliano Odori è stato anzitutto un appassionato e competente militante e poi dirigente politico che ha sempre anteposto, sia pure conciliandoli, gli interessi della comunità e del partito comunista che dirigeva, prima nel Valdarno, poi nella Segreteria della Federazione fiorentina, a quelli propri e familiari, dimostrando competenza, voglia di sapere, visione del futuro, solidarietà, ascolto. Era capace di costruire il rapporto con gli altri nel silenzio, privilegiando l’ascolto rispetto al parlare diffusamente in prima persona, ed arrivando alle decisioni, sempre, col massimo consenso”.
“Era il periodo in cui negli organismi dirigenti del P.C.I. si usava ‘dare la linea’: erano spesso i dirigenti della federazione fiorentina che venivano a fornire le indicazioni sulle politiche interne e internazionali del partito. Giuliano non esprimeva dissenso, ma argomentava il suo punto di vista, anche quando era diverso dalla ‘linea’, favoriva una riflessione approfondita di tutti i ‘compagni’ presenti e contribuiva a configurare la ‘nuova linea’ figlinese. La sua direzione non si limitava agli indirizzi politici, era così condivisa da essere riferimento educativo per l’intera comunità che ruotava intorno al partito. La sezione diventava una sorta di agenzia educativa, il luogo non solo dell’impegno politico, ma anche della socializzazione e della assimilazione di un modello di valori, di comportamenti, di interessi culturali che favoriva in ognuno di noi la crescita di un senso di appartenenza al quale fu difficile, anche successivamente, venire meno”.
“C’è un’immagine che più di ogni altra considerazione rappresenta a mio parere l’essenza del suo messaggio politico, contenuta nella pubblicazione ‘1945-1993 l’impronta della sinistra a Figline Valdarno’ (pubblicata nel 1993) in cui appare Giuliano, nel 1958, giovane comunista, assieme agli altri compagni della F.G.C.I. figlinese, che si reca alla Casa di riposo Martelli a regalare il primo televisore. E’ la dimostrazione più evidente di quanto egli privilegiasse, nell’azione politica, l’aderenza alla realtà locale, a coglierne i bisogni, a organizzare azioni di solidarietà come strumento per avvicinarsi agli altri, alle persone più fragili, a coloro che avevano bisogno di maggiore aiuto. Abbiamo riflettuto insieme, in questi ultimi anni, su cosa era costruito, allora, il senso di appartenenza alla comunità di sinistra, forse in parte venuto meno, e su quello che occorrerebbe fare per recuperarlo, contro lo smarrimento, contro la perdita di una identità, di una storia, di un patrimonio di valori che nasce e matura, sia pure in un mondo di imperfezioni. A tal proposito ricordammo quello che in proposito asseriva Italo Calvino, in una delle sue pagine più straordinarie, da La giornata di uno scrutatore: ‘Anche l’ultima città dell’imperfezione ha la sua ora perfetta, l’ora, l’attimo, in cui in ogni città c’è la Città’ ”.
“Il suo impegno è cresciuto, e si è sviluppato, nella convinzione che la politica potesse spianare le montagne e costruire l’uomo nuovo, indipendentemente dall’ideologia di appartenenza. Aveva trasmesso in tutti noi una tensione verso il futuro che abbiamo respirato in ogni ambito, credendo che la politica potesse liberare l’uomo dalla schiavitù di altri uomini, immaginare il nuovo e aprire nuovi spazi. Ci sembrava naturale che la nostra comunità, ed i soggetti politici che la rappresentavano, si dovessero riappropriare della speranza contro la paura, del rispetto e della comprensione degli altri, della tolleranza e della mitezza contro l’odio, dell’apertura e dell’unità contro la chiusura e la divisione. Farsi paladini di un percorso attraverso il quale si potesse aumentare le opportunità sia migliorando le possibilità economiche, sia accrescendo le conoscenze: dare alla comunità più narrazioni, più idee, in una parola più cultura e più libri”.
“Anche il suo impegno istituzionale, come Sindaco di Figline Valdarno dal 1980 al 1986 va in questa direzione, alla ricerca di una visione che si ritrovasse anche nelle piccole cose, nella quotidianità, e tenesse insieme l’immaginario dell’intera comunità. Ha combattuto, in quegli anni, l’idea ed il convincimento diffuso che al dissolvimento delle ideologie si sovrapponesse il fare, che alle idee si anteponessero i fatti, come se i fatti fossero delle astrazioni, dei fenomeni in piena autonomia e non prodotti e risultati del pensiero, della storia, di una civiltà, di una cultura. E’ significativo, in tal senso, il ricordo più caro del suo mandato che egli individua nel suo intervento sulla storia del Comune di Figline, ‘Figline Valdarno 1946-2013: ‘Ricordo con particolare emozione l’impegno del Comune nella organizzazione del Convegno internazionale di studi su Marsilio Ficino, per ricordare e riflettere su questo illustrissimo cittadino figlinese, ritenuto tra i maggiori diffusori della cultura neoplatonica ed umanistica. Figline fu in quei giorni, per la partecipazione di insigni studiosi italiani e stranieri- cito, tra le altre, la presenza di Eugenio Garin e di Paul Kristeller- all’attenzione di tutto il mondo della cultura e del pensiero’ ”.
“Negli ultimi anni il suo senso di appartenenza ha vacillato, hanno prevalso le incertezze e i dubbi su una via riformista allo sviluppo del Paese, sulla fiducia verso il futuro, e la preferenza di un percorso più radicale. Non è invece venuta meno la passione e la spinta verso la coltivazione della conoscenza e della curiosità, di cui sono stato testimone interessato ed entusiasta. Non è un caso che nelle ultime settimane mi fece presente il suo interesse di ‘fare qualcosa’ per il Serristori, chiedendomi aiuto. Sento ancora un grande rimorso nel non avergli dato seguito e nell’averlo ingannato dicendogli che forse qualcosa si poteva ancora fare. E’ scattata invece una straordinaria magia che ci ha permesso di coltivare la voglia di approfondire conoscenze nei campi più vari, di scambiarci impressioni su letture comuni, di svelarci novità e scoperte quasi clamorose”.
“Siamo venuti a sapere attraverso letture complicate (a causa ovviamente della nostra ignoranza) che nell’aprile del 1280, nella sede itinerante del Tribunale dell’Inquisizione presso il Convento Francescano di Figline, furono promulgate sentenze di condanna verso seguaci dei Catari, fatto che ci ha molto sorpreso. Così come la scoperta, fatta alcuni giorni prima della sua scomparsa, sull’intervento di Marcuse nel 1967 nel corso del Covegno ‘Dialettica della liberazione’ nel corso del quale il filosofo ritenuto l’antesignano del ’68 e rivoluzionario globale, sosteneva ‘Il cambiamento qualitativo, come strumento e percorso pacifico e politico per sostituire la rivoluzione proletaria, ma costituendo un processo comunque di cambiamento sociale, politico e culturale’. Giuliano mi chiese di fargli avere quel libro ma non fece in tempo a leggerlo. Quello della conoscenza e della curiosità è il regalo più prezioso che Giuliano mi ha lasciato, una sorta di testimone che io raccolgo con grande gioia. A tal proposito cito il pensiero di un grande scrittore cubano che io e Giuliano amavamo molto, Alejo Carpentier: ‘Rabelais affermava che la maggiore malattia che potesse affliggere l’uomo era la mancanza di denaro. Io direi che c’è una malattia peggiore: la mancanza di curiosità. Perché il possesso di denaro non esime l’uomo dalla noia. La carenza di curiosità, invece, può portarci allo spaesamento.’ ”

